Al-Qaeda: la più grande alleata del governo americano? Devo subito dire che io non sono un teorico della cospirazione. Non credo che la Russia sia coinvolta nell'assassinio di JFK, o che nell'Area 51 vi siano alieni. Sono una persona razionale che pensa logicamente. Così fatemi pensare in modo logico ai recenti avvenimenti. Il 20 novembre 2003 a Londra era prevista una grande manifestazione contro la visita di Bush. Nei media si leggeva che si sarebbe trattato della più imponente manifestazione mai vista contro un capo di stato. E invece Bush era tranquillo. Sorrideva quando gli domandavano della manifestazione. Rispondeva che non gliene importava proprio niente. E io non riuscivo a capire perché. A quest'uomo veniva detto che era l'essere più odiato al mondo e lui non se ne preoccupava. Quasi che lui "sapesse" qualcosa che gli altri non conoscevano. Le notizie sullo scandalo sessuale di Michael Jacksons venivano sulla copertina dei giornali dopo le previste proteste a Londra, che avrebbero contemplato anche l'abbattimento di una statua di Bush, alla stregua di quello che era accaduto a quella di Saddam a Baghdad. E io pensavo che niente avrebbe potuto distogliere l'attenzione dei media mondiali dalle proteste dei londinesi. La calma di Bush mi innervosiva. Essa non era per niente logica. Il 20 novembre mi svegliai aspettandomi di trovare le notizie delle proteste. Ma non fu così. Qualcuno aveva colpito il consolato britannico e la banca HSBC di Istanbul. Alle 09:10 il primo attentato alla HSBC, e 2 minuti dopo il secondo. Alle 09:18, agenzie di news affermavano che 'Al-Qaeda ha colpito il consolato britannico'.Non riuscivo a capire. Guardavo la Tv per capire come era possibile che in soli 6 minuti si sapesse già che era stata al Qaeda. Cercai e ricercai ma tutto quello che venni a scoprire è che gli attentati portavano il "marchio di al Qaeda". E mi domando ancora cosa sia il "marchio" di al Qaeda. Dissi per scherzo ad un amico che presto sarebbe arrivata una e-mail di rivendicazione dell'attentato da parte di al Qaeda a qualche giornale arabo. La sera, un giornale turco aveva ricevuto l'e-mail. Fino a questo momento al Qaeda non si è assunta alcuna responsabilità per l'11 settembre. La registrazione falsata dalla CIA di un falso Bin Laden, borbottante qualcosa sull'11 settembre, non è più stata mostrata in TV, perché fu accolta con profondo scetticismo da tutti quelli che l'avevano vista. L'attentato di Bali, il primo WTC, l'attentato all'hotel di Karachi, quello di Kandahar, l'11 settembre...niente. Al Qaeda non li ha rivendicati. Non hanno mai ammesso di averli fatti. E non hanno mai rivendicato attentati finché...finché gli Stati Uniti hanno bombardato l’Afganistan e "distrutto le capacità di comunicazione di al Qaeda". Mai hanno rivendicato qualcosa, fino ad ora e proprio ora che la sua rete è stata smantellata, le sue cellule tenute sotto stretta sorveglianza e le comunicazioni tra Bin Laden e i suoi seguaci avvengono tramite ragazzi in sella ad asini. Quando Khalid Sheikh fu arrestato, egli disse che al Qaeda non usava e-mail o telefoni per le loro comunicazioni, in quanto strettamente sorvegliati dalla CIA. E invece ora via libera alle e-mail. Questo non è logico. Mentre la folla si preparava alle proteste, Bush e Blair pronunciarono un discorso al mondo, riaffermando che si stava combattendo una guerra al terrorismo e citavano gli attentati di Istanbul come un esempio del genere di terrore che combattevano. Bush è sembrato recitare a memoria, dopo giorni di esercizio: condannava gli attacchi e affermava che l'invasione dell'Iraq era una tappa della lotta al terrorismo. Non ho mai saputo che Saddam facesse parte di al Qaeda, almeno fino ad ora. E credo anche che nemmeno Saddam sapesse di farne parte. Tutti i mass media non hanno fatto altro che mostrare facce insanguinate e la carneficina a Istanbul. C'era solo qualche segnalazione dei 150.000 che avevano protestato a Londra, abbattendo l’effigie di Bush. Nient'altro. Riguardai l'intervista a Bush. Sereno e sorridente, era perfetto. Se c'è mai stato un momento nel quale Gran Bretagna e USA avevano bisogno di un attentato contro interessi inglesi, quello era le 9,10 del 20 novembre. E allora si prospettano due eventualità: o al Qaeda non sa quello che fa, o non si tratta di al Qaeda. Al Qaeda ha interesse che il mondo si renda conto del male che Bush e Blair stanno facendo. E le proteste potevano servire a questo scopo. Che necessità c'era di bombardare Istanbul? Le sole persone che potevano beneficiarne erano proprio Bush e Blair. Avrebbero trasferito l'attenzione dalle proteste ai "terroristi". Ma insomma cosa c'è di meglio di avere dei "terroristi" che lavorano per me? Quelli, per intendersi, che fanno saltare in aria la sede dell’Onu a Baghdad, il giorno dopo che l'ONU chiede il ritiro delle forze americane. Quelli che fanno saltare un night-club a Bali, nella settimana che 250.000 australiani scendono nelle strade per protestare contro la guerra all'Iraq. Quelli che hanno fatto l'attentato a Riyad nel quartiere pieno di arabi, mentre i cittadini dell'Arabia Saudita sempre in maggior numero condannano l'invasione e l'occupazione dell'Iraq. Dall'11 settembre, Al Qaeda ha fatto tutto quello che il governo americano avrebbe chiesto alla sua CIA. Essi hanno ucciso musulmani. Hanno ucciso i loro sostenitori europei. Hanno fatto attentati in tempi e modi tali da massimizzare le critiche e ridurre al minimo la possibilità di ottenere un qualche supporto alle loro azioni. La logica mi dice che non può essere Al Qaeda. Anno di pubblicazione: 2004 - © di Rizvan Anwar, UK. Da www.wwviews.com |
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«Perché l'Iraq resti unito. E agli iracheni» Intervista allo sceicco al Madhi al Khalisi E' uno dei più prestigiosi leader sciiti iracheni e, dalla mosche di Khadimia, alle porte di Baghdad, spiega l'iniziativa di una grande conferenza interconfessionale per contrastare i tentativi delle forze d'occupazione americane e dei loro collaborazionisti locali di spingere il paese verso la guerra civile e lo smembramento |
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IRAQ: AL QAEDA NEGA RUOLO IN STRAGI BAGHDAD E KERBALA (AGI) - Dubai, 3 mar. - Al Qaeda ha negato in una lettera di essere responsabile delle stragi di ieri a Baghdad e Kerbala, durante i festeggiamenti dell'Ashura. La missiva e' firmata dalle Brigate Abu Hafs al-Masri ed e' arrivata al quotidiano in lingua araba, con sede a Londra, 'al Quds al Arab'. Nel testo, la rete di Osama bin Laden attribuisce agli Stati Uniti la responsabilita' dei sanguinosi attacchi contro la comunita' sciita. |
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ATTENTATI MADRID: USA, AL QAEDA E' COINVOLTA (AGI) - Washington, 15 mar. - All'indomani del voto politico in Spagna, anche gli Stati Uniti sembrano convinti che dietro gli attentati di Madrid vi sia la mano di al Qaeda. "Sono del parere che vi siano collegamenti con al Qaeda", ha dichiarato il sottosegretario alla Sicurezza interna, Asa Hutchinson, in un'intervista alla Abc. "L'ampiezza di quella connessione e il livello totale di responsabilita' non e' ancora stato determinato", ha aggiunto. |
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Stragi Madrid: dichiarazioni dell'avvocato di Jamaa Islmiya (ANSA) IL CAIRO,14 MAR- Al Zayat, l'avvocato degli integralisti dell'egiziana 'Jamaa Islmiya', ha dubbi sulla cassetta con la rivendicazione delle stragi di Madrid. 'Dubito fortemente che questa cassetta appartenga ad Al Qaida - dice Al Zayat - abitualmente fa filtrare i suoi messaggi vocali alle catene televisive Al Jazira o Al Arabiya, o su siti web islamici'. E quello di Madrid 'non e' il modus operandi di Al Qaida: lasciare la cassetta vicino a una moschea, non e' abituale per loro'. |
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Terrorismo: Al-Zawahri, Al Qaida ha valigetta nucleare (ANSA)-SYDNEY, 22 MAR- La rete terroristica internazionale al Qaida e' in possesso di bombe nucleari 'a valigetta', acquistate nel mercato nero dell'Asia centrale. Lo avrebbe rivelato il numero due della rete terroristica Ayman al-Zawahri al biografo di Osama bin Laden, il giornalista pachistano Hamid Mir. Al-Zawahri, il ricercato numero due in tutto il mondo, ha anche rivelato di aver visitato sotto falsa identita' Darwin in Australia prima del 1996, per 'organizzare la sua rete e raccogliere fondi'. |
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Rilasciato! Aveva venduto 200 spolette nucleari al Pakistan Alcuni giornali locali e l'Associated Press descrivono quanto è successo nella capitale degli Stati Uniti il 28 gennaio scorso. Il capo della corte distrettuale di Washington DC, giudice Thomas Hogan, ha rilasciato su cauzione Asher Karni, uomo d’affari israeliano con una doppia cittadinanza sudafricana. Il cinquantenne era stato arrestato il primo gennaio scorso dagli agenti dell’FBI mentre trascorreva le vacanze sciistiche in Colorado. Era riuscito ad acquistare 200 componenti per ordigni nucleari, per i quali è necessaria una particolare licenza di esportazione, dall’azienda produttrice in Massachusset e a farli arrivare in Pakistan tramite un tortuoso percorso attraverso New Jersey, Sud Africa, Emirati e Karachi. L’inchiesta ha dimostrato che per procurarsi i dispositivi Karni aveva utilizzato una serie di società di facciata e falsi documenti di spedizione. Karni dirige l’azienda Top-Cape Technology, con sede a Città del Capo in Sud Africa, specializzata in commercio di dispositivi elettronici militari e per l’aviazione. James Brigham, agente speciale del Dipartimento del Commercio, ha testimoniato davanti alla corte che l’israeliano aveva elaborato un complicato sistema per aggirare le restrizioni del governo statunitense all’esportazione di componentistica nucleare e poterle inviare in Pakistan. Rilasciando Karni il giudice gli ha prescritto il controllo con il braccialetto elettronico e gli ha consentito il soggiorno presso una residenza ebraica di Silver Spring nel Maryland sotto la supervisione del rabbino Herzel Kranz. E’ singolare il fatto che un israeliano che ha venduto componenti per ordigni nucleari ad un paese arabo trovi ospitalità in una struttura gestita dalla HIAS (Hebrew Immigrant Aid Society) e che da tempo voci insistenti a Washington DC indicano il residence come un nascondiglio che in passato ha ospitato membri di Al Qaeda. Nel consiglio direttivo della HIAS siedono importanti personaggi del sionismo statunitense come banchieri, avvocati e magistrati. Il suo presidente Leonard S. Glickman era l’addetto stampa di Tom Ridge direttore del Dipartimento statunitense della sicurezza interna. |
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11/9: Usa; Bush, avrei agito prima se avessi saputo WASHINGTON - Il presidente George W. Bush ha oggi detto che avrebbe agito più in fretta contro al Qaida se, prima dell'11 Settembre 2001, avesse avuto informazioni che un attacco terroristico era imminente. Le dichiarazioni di Bush sono la sua prima risposta diretta alle accuse rivoltegli, specie in un libro appena pubblicato da un suo ex consigliere, Richard Clarke. |
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Gli Usa conoscevano le intenzioni di Al Qaeda Londra, 2 apr (PL) L'amministrazione Usa era al corrente del fatto che Al Qaeda stava progettando un piano che prevedeva l'uso di aerei dirottati per colpire gli Stati Uniti. A dirlo, un'ex traduttrice dell'FBI in dichiarazioni al giornale Independent, in questa capitale.L'ex traduttrice si chiama Sibel Edmonds, 33 anni, turca-americana, il fatto che il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, Condoleezza Rice, neghi tale circostanza è solo "un'oltraggiosa bugia", visto che negli ambienti dell'FBI la notizia di possibili attacchi con aerei circolava già dalla primavera-estate 2001. Ma non è tutto.La Edmonds, ha rivelato l'esistenza di clamorosi documenti alla stessa commissione che indaga sulla strage dell'11 settembre. La donna, per motivi di lavoro, aveva accesso a documenti top secret dell'amministrazione Usa.L'ex funzionaria racconta di aver subito pressioni da parte dell'amministrazione Bush perché non rivelasse quanto sapeva e mantenesse un assoluto silenzio sulla faccenda."Ho dato alla commissione - ha raccontato la Edmonds - dettagli su documenti specifici, dati specifici, informazioni sugli obbiettivi e notizie anche sui manager e i dirigenti che avevano il compito di indagare su queste notizie. Non ho parlato per sentito dire. Sono cose che possono essere documentate"."Tra i bersagli erano menzionate diverse città, tutte le principali città americane con grattacieli". Per finire, la Edmonds, nella sua intervista, critica duramente le affermazioni dei massimi vertici dell'amministrazione Usa. Quando il presidente dice di non avere informazioni "specifiche sull'11 settembre dice una cosa giusta solo nel senso che non si sapeva la data degli attentati" afferma la stessa. |
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| 11/9: Usa; Powell, il 15/9 Wolfowitz voleva attaccare Iraq NEW YORK - Il 15 settembre 2001, in una drammatica riunione del governo americano nella tenuta di Camp David, il sottosegretario alla Difesa degli Usa, Paul Wolfowitz, propose al presidente di reagire alle stragi di New York e Washington attaccando l'Iraq. Lo ha detto il segretario di Stato Colin Powell, nel corso della sua deposizione di fronte alla commissione d'inchiesta sull'11 settembre 2001. «L'Iraq come bersaglio fu sollevato da Wolfowitz - ha detto Powell - ma il presidente, dopo la discussione, decise che ci saremmo concentrati sull'Afghanistan, perchè era da là che veniva l'attacco. Non scartò l'ipotesi dell'Iraq, ma disse: 'Andiamo con ordine»'. Secondo le rivelazioni fatte dall'ex 'zar' della guerra al terrorismo Richard Clarke, in un libro che sta facendo discutere negli Usa, il presidente George W.Bush il 12 settembre 2001 avrebbe affrontato Clarke chiedendogli, in modo «intimidatorio», di trovare elementi per lanciare un attacco all'Iraq. Anche il capo del Pentagono Donald Rumsfeld e il suo vice Wolfowitz, secondo Clarke, fecero pressioni per puntare sull'Iraq, mentre l'intelligence indicava che l'attacco proveniva da Al Qaida e dall'Afghanistan. |
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Rapire e deportare i civili a Guantanamo, (...) Fra questi combattenti vi erano anche diversi ufficiali superiori delle forze armate e dell'intelligence pakistano che erano stati mandati nel teatro di guerra dal comando pakistano. |
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Un anno di sangue, un anno di bugie (...) Così, quando il presidente Bush fece la sua famigerata apparizione a bordo della Abraham Lincoln per annunciare la fine di tutte «le principali operazioni militari» – sotto uno striscione su cui era scritto «Missione Compiuta» – e quando gli attacchi contro le truppe americane continuarono ad aumentare di numero e intensità, venne il momento di riscrivere il capitolo dell’Iraq post-bellico. Secondo il ministro della Difesa Donald Rumsfeld, si trattava di «combattenti stranieri», di Al Qaeda. Gli organi di informazione americani si adeguarono a questa sciocchezza sebbene nemmeno un solo operativo di Al Qaeda sia stato arrestato in Iraq e sebbene degli 8.500 detenuti in mano agli americani solamente 150 sembra non siano iracheni: appena il 2%. Poi, con l’approssimarsi dell’inverno e la cattura di Saddam - e il proseguimento della resistenza anti-americana – le potenze occupanti e i loro giornalisti preferiti cominciarono a mettere in guardia rispetto all’ipotesi di una guerra civile, ipotesi completamente estranea agli iracheni e di cui gli iracheni non hanno mai nemmeno parlato.(...) |
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La guerra americana per il dominio globale (...) Zbigniew Brzezinski, che era Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Jimmy Carter è stato uno degli architetti chiave della rete di Al Qaeda, creata dalla CIA all'inizio della guerra sovietico-afgana (1979-1989).L'"evento catastrofico e catalizzante", come dichiarato dal PNAC, è una parte integrante della pianificazione militare-intelligence USA. Il generale Franks, che ha guidato la campagna militare in Iraq, ha recentemente rilevato (ottobre 2003) al ruolo di un "evento produttivo di numerose vittime" per trovare sostegno all'imposizione di un governo militare in America. (V. General Tommy Franks calls for Repeal of US Constitution, November 2003, http://www.globalresearch.ca/articles/EDW311A.html ) (...) L'intervista di Franks suggerisce che un attacco terroristico patrocinato da al Qaeda verrà utilizzato come un "meccanismo a grilletto" per un colpo di stato militare in America. L'"evento tipo Pearl Harbor" del PNAC verrebbe usato come giustificazione per dichiarare lo stato d'emergenza che porta alla costituzione di un governo militare. Sotto molti aspetti, negli USA la militarizzazione delle istituzioni civili dello stato è già in funzione sotto la facciata di una democrazia fasulla.(...) (...)Il ruolo centrale di al Qaeda nella Dottrina della Sicurezza Nazionale di Bush Esplicitate nel National Security Strategy (NSS), la dottrina della "guerra difensiva" preventiva e la "guerra al terrorismo" contro al Qaeda costituiscono i due fondamentali pilastri della campagna di propaganda del Pentagono. L'obiettivo è presentare l'"azione militare preventiva", cioè la guerra od un atto di "autodifesa" contro due categorie di nemici, gli "stati canaglia" ed i "terroristi islamici"(...) (...)Per giustificare le azioni militari preventive, la Dottrina della Sicurezza Nazionale richiede la "fabbricazione" di una minaccia terrorista, cioè di "un nemico esterno". Necessita anche di collegare queste minacce terroriste ad una "sponsorizzazione di stato" da parte dei cd "stati canaglia". Ma significa anche che i vari "eventi produttivi di numerose vittime" addebitati ad al Qaeda (il nemico fabbricato) sono parte dell'agenda della Sicurezza Nazionale. Nei mesi nei quali si preparava l'invasione dell'Iraq, furono lanciate operazioni coperte di "trucchi sporchi" per produrre informazioni fuorvianti concernenti sia le armi di distruzione di massa (WMD) che al Qaeda che venivano inserite nella catena delle notizie. Dopo la guerra, mentre è stato abbassato il tono sulla minaccia delle WMD, le minacce di al Qaeda "alla patria" continuano ad essere ripetute fino alla nausea nelle dichiarazioni ufficiali, commentate sulle reti TV e mescolate giornalmente nei tabloid di notizie. Sottolineando queste realtà manipolate, gli eventi terroristici di "Osama bin Laden" vengono sostenuti come una giustificazione per la prossima fase di questa guerra. Gli ultimi fanno da cardine in maniera molto diretta: (...)Reali attacchi terroristici (...) L'11 settembre |
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Le rivelazioni per le quali l'FBI è adesso sotto esame. (...) Membri di Al Qaeda, alcuni dei quali cittadini statunitensi, hanno vissuto o viaggiato negli USA per anni ed il gruppo mantiene evidentemente una struttura che gli permette di coordinare e supportare gli attentati. Due dei membri di Al Qaeda dichiarati colpevoli di cospirazione negli attacchi alle nostre ambasciate nell'Africa orientale, erano cittadini statunitensi ed un veterano della Jihad egiziana ha vissuto in California verso la metà degli anni '90. Una fonte clandestina ha dichiarato che nel 1998, a New York, una cellula di Bin Laden arruolava giovani musulmani americani per l'organizzazione di attentati. (...) |
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Stanno cambiando il significato delle parole (...) Ci sono termini che vengono mantenuti ed usati per creare riflessi condizionati. Spesso sono parole cui può non corrispondere addirittura alcuna entità materiale. E' il caso della parola al Qaeda. Tutti quelli che leggono queste pagine sanno che al Qaeda non c'entra nulla con l'11 settembre e, nonostante che il suo capo, Usama bin Laden, si sia fatto in quattro per proclamare la sua innocenza, i mass media, quelli ufficiali e potenti, sono costantemente all'opera per far sì che noi crediamo che con l'11 settembre al Qaeda abbia dichiarato guerra, non agli Stati Uniti (questa è roba sorpassata) ma all'intero occidente. Così il termine al Qaeda viene usato per giustificare qualunque azione di guerra o di distruzione delle libertà a livello mondiale. Ma molte persone sono a tal punto plagiate dalla propaganda che (non per causa loro) non arrivano a comprendere tutte le notizie palesemente false che vengono propinate dai media dell'impero mondiale. Pensiamo un attimo a quando bin Laden di fronte ad intervistatori negava con decisione qualsiasi suo coinvolgimento nell'11 settembre; e adesso invece ci vogliono far credere che lo stesso bin Laden di fronte a nessun testimone, da solo, invii cassette registrate nelle quali sostiene l'opposto. A qualsiasi persona con un minimo di capacità critica sorgerebbero dei dubbi e, allorché venisse a sapere che la voce è proprio quella di bin Laden perchè lo dice la CIA, i dubbi dovrebbero diventare certezze. Siamo dunque di fronte a inganni ripetuti: ciò è necessario per ottenere il "lavaggio del cervello". Io ritengo la classe politica e i giornalisti uomini intelligenti, o meglio, così spero, ma in questo caso che pensare quando trovandosi di fronte ad un problema semplice come 1 + 1 forniscono di proposito il risultato sbagliato? Ora al Qaeda è la scusante ufficiale per andare avanti nel progetto. E attualmente la si utilizza in questo modo: se io voglio fare una cosa, o impedirne un'altra, basta che agisca al contrario di ciò che chiede al Qaeda. Facciamo un esempio. I cittadini europei sono stufi dell'appoggio agli americani in Iraq? Fase 1: immediato messaggio di bin Laden o qualche altro che invita l'Europa a staccarsi dagli Usa nella guerra in Iraq, altrimenti…. Fase 2: Risposta rapida, automatica e contemporanea di tutti i governi, implicati nell'impresa, a sostegno dell'alleanza con gli americani, perché al Qaeda "non ci fa paura". Altro esempio. Vogliamo insediare un governo fantoccio filo-americano in Iraq? Basta un'audiocassetta in cui al Qaeda minaccia che questo non va fatto e all'unisono tutti i governi: E' giusto insediare quel governo. La scusante per qualsiasi azione liberticida è: non si può cedere ad al Qaeda, ed è necessario combattere tutto ciò che al Qaeda vuole.(...) |
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Incontri segreti. Il Gruppo Carlyle prossimamente a Lisbona. La compagnia d'armi di Bush senior discute, a porte chiuse, di appalti in Iraq e dei legami con Osama bin Laden (...) Che ci siano stati stretti legami economico-finanziari tra la famiglia Bush e quella di Osama bin Laden e altre potenti famiglie saudite dovrebbe essere un fatto risaputo (si veda Michel Chossudovsky, Guerra e globalizzazione, Ega 2002).. Ma che molti ufficiali statunitensi sostengano, oggi, che la Saudi Binladen Corporation continui a finanziare le attività politiche del capo di Al Qaeda, Osama bin Laden (come ha fatto per molti anni), dovrebbe essere quanto meno imbarazzante per diverse persone dell'establishment statunitense. (...) |
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L'Irak e la “guerra al terrorismo” (...) Chiaramente documentato, Al Qaeda è una creazione dell’apparato di intelligence USA. Questo è un fatto noto ai governi e ai servizi di spionaggio degli alleati Europei dell’America. Questo è confortato dai documenti del Congresso Statunitense. Al Qaeda è una struttura spionistica sponsorizzata dagli Stati Uniti. E più di ogni altra volta, di fronte al risentimento che sta accrescendo, l’Amministrazione Bush e i suoi alleati Europei disperatamente “hanno bisogno di Osama”, per giustificare la loro presenza militare in Iraq. La guerra contro l’ Iraq viene presentata come una “Guerra Giusta”. L’ultimo conflitto è stato basato sull’esistenza di un “nemico esterno” (Al Qaeda). Sotto questo punto di vista, e con il pieno appoggio dell’opinione pubblica Occidentale, gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan nel 2001, i cui dirigenti Talebani avevano "fornito ad Osama bin-Laden un rifugio sicuro". Prima della guerra, Osama era considerato un supporto di Saddam. Nel corso della guerra, la manovra propagandistica ora consiste nel presentare Osama come un portavoce della Resistenza Irachena.(...) Michel Chossudovsky è Professore di Scienze Economiche all’Università di Ottawa ed è l’autore di “Guerra e Globalizzazione; la Verità dietro l’11 settembre”. © Copyright MICHEL CHOSSUDOVSKY 2004 |
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Chi rompe paga (...) Arriva l'Onu, arriva l'Onu. Dopo le menzogne sulle armi di distruzione e i legami con Al Qaeda di Saddam Hussein, raccontate da Bush, Blair, Aznar e il «nostrano» Berlusconi per legittimare la guerra, ecco la diceria dell'arrivo risolutore in Iraq delle Nazioni unite. Tacendo sulla denuncia da parte delle Nazioni unite dell'ultima malefatta del presidente americano che, in compagnia del premier israeliano Sharon, ha fatto a pezzi tutto quello che l'Onu aveva finora deciso, compresa l'ambigua road map (...) La terza considerazione attiene alla crisi in Iraq vera e propria, nella fase della «terza guerra irachena», con rapimenti ed esecuzioni terroristiche, lotta armata ma anche rivolte e insurrezioni popolari. Con una violenta repressione fatta di bombardamenti aerei e cannonate da parte dei «liberatori» americani, resa evidente dal bagno di sangue di Falluja e da quello nascosto di Nassiriya. (...) E c'è poi la promessa di riattivare l'esercito iracheno. Quale, quello che, riaddestrato dagli Usa, i marines sono costretti ad arrestare perché si rifiuta di sparare sugli iracheni? (...) |
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L'offshore del terrore 2 Sai che ogni giorno finanzi Osama? Fanatismo religioso? Scontro di civiltà? Sarà (o è già) questo lo scenario della futura terza guerra mondiale (ammesso che non sia già cominciata)? Un libro controcorrente propone una visione molto differente. Lo ha scritto Loretta Napoleoni (romana di origine, economista, londinese da vent’anni) e lo ha pubblicato per primo Marco Tropea (La nuova economia del terrorismo, pagg. 382, 19 euro) anticipando grandi case editrici in Usa e Gran Bretagna. L’autrice non è andata alla ricerca di Dio, ma dei soldi, scoprendo come vivono (e prosperano) i gruppi terroristici in tutto il mondo. In una ricerca durata un ventennio, finalmente vengono date risposte a tanti interrogativi che riguardano l’Olp, le Farc colombiane, l’Eta, l’Ira, e ora, soprattutto, la holding di Osama bin Laden. Qui sotto, alcuni dati di fatto sconosciuti che vi faranno sobbalzare (...) 9. Il terrorismo è un business così fiorente che nessuno vuole veramente sradicarlo Finora, gli sforzi internazionali per frenare la finanza terrorista sono falliti. I 140 milioni di dollari che sono stati congelati dall’11 settembre, provenienti per il 70 per cento da conti bancari aperti in Occidente, sono una cifra insignificante. I profitti generati dalle compagnie che fanno capo ad al Qaeda e dalle donazioni dal mondo musulmano sono rimasti per lo più intoccati. Per esempio, la Haramain Charitable Foundation, un istituto di beneficenza con un fatturato di 30 milioni di dollari annui, è ancora attiva in numerosi Paesi. Recentemente ha aperto una nuova scuola islamica a Jakarta, in Indonesia, una delle spine nel fianco dell’Occidente nel sud-est asiatico. In due occasioni l’Arabia Saudita ha detto di essere d’accordo con la chiusura di questa fondazione, presieduta dallo sceicco Abdul Aziz al-Ashaik, ministro saudita per gli Affari Islamici, ma non l’ha ancora fatto. Finora l’Arabia Saudita ha congelato fondi terroristi per 4,7 milioni di dollari, chiuso 6 dei 241 istituti di beneficenza sauditi e proibito la raccolta di monete all’entrata dei centri commerciali. Non molto se paragonato a quanto dicono i rapporti dell’Onu, secondo cui prima dell’11 settembre il 20 per cento del prodotto interno saudita finiva nelle casse di al Qaeda. 10. In due occasioni gli USA sono stati sul punto di acciuffare Osama bin Laden Il terrorismo è un business troppo lucroso per procedere all’arresto di Osama bin Laden? Nel 1996 il ministro della Difesa del Sudan, il generale Elfatih Erwa, offrì l’estradizione di bin Laden, allora residente in Sudan, ma i funzionari americani rifiutarono. Chiesero invece che il generale Erwa intimasse a bin Laden di lasciare spontaneamente il Paese. «Basta che non gli consentiate di andare in Somalia», aggiunsero. Nel 1993, 18 soldati americani erano stati brutalmente uccisi in Somalia durante delle rivolte di strada in cui erano presenti anche dei seguaci di al Qaeda e gli americani temevano che la presenza di bin Laden in quel Paese potesse creare altri disordini. Quando il generale Erwa rese noto che bin Laden sarebbe andato in Afghanistan, la risposta americana fu «lasciatelo andare». Poche settimane dopo l’11 settembre, i leader dei due partiti islamici pachistani negoziarono l’estradizione del mullah Omar e di bin Laden verso il Pakistan, dove sarebbero stati processati per gli attacchi terroristici in America. Ancora una volta l’America rifiutò l’offerta. A due anni e mezzo dall’inizio della guerra al terrore, appare chiaro che i vincitori sono i terroristi; e mentre le finanze di al Qaeda sono ancora intatte, l’America è costretta a fronteggiare il più alto deficit di bilancio della sua storia. Cosa può essere fatto? Iniziare a trattare il terrorismo per quello che è: un business globale; costringere i nostri alleati musulmani ad agire immediatamente nell’ostacolare il finanziamento dei terroristi, e concentrare i nostri sforzi nel rintracciare i soldi dei terroristi presenti nei nostri Paesi, anche se questo può comportare delle indagini sui capisaldi del capitalismo occidentale: Wall Street, la City di Londra e le migliaia di centri offshore ad esse collegate. |
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La campagna irachena vista dalla Russia (...) Come si vede non viene fatto cenno ad Al Qaeda: un po' perché i russi non ci credono poi tanto, un po' perché in Iraq non ce n'è bisogno (...) |
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Thank you, al Qaida Osama bin Laden e la sua al-Qaida non ci hanno mai convinto. Innanzitutto perché il saudita è stato in affari con la famiglia Bush fino alla vigilia dell’11 settembre, perché la sua organizzazione è stata finanziata e coccolata dagli Usa in Afghanistan in chiave anti russa, ma soprattutto perché le azioni della formazione terroristica sono sempre state “troppo tempestive” ed hanno sempre coinciso proprio con gli interessi atlantici. Anche questa volta è stato così. Il mondo intero era inorridito dalle foto delle torture perpetrate dai “liberatori” a danno degli iracheni, finalmente l’opinione pubblica mondiale (tardivamente e solo emotivamente) cominciava a premere sui governi per il disimpegno da una guerra ingiusta ed ecco arrivare l’azione shock di al Qaida. Il ruolo di al Qaida nella resistenza irachena è certamente ambiguo e comunque marginale, perché la spina dorsale dell’esercito di liberazione nazionale è composta dal partito Ba’ath, una formazione socialista panaraba laica, che non ha mai gradito commistioni con ogni fanatismo religioso. La resistenza ha poi mostrato di conoscere bene la realtà politica occidentale e di sapersi muovere anche sul piano comunicazionale, ovviamente con le difficoltà che l’embargo delle informazioni attuato dai media addomesticati produce. Invece, improvvisamente e fuori da ogni logica politica e comunicazionale, proprio al Qaida ha diffuso, tramite internet, un filmato che sposta nuovamente l’orrore dell’opinione pubblica dalla parte degli invasori. La decapitazione di Nick Berg è stata un’azione inutilmente violenta ed il collegamento, apertamente dichiarato nel filmato, con le torture della prigione di Abu Ghraib fa apparire quegli atti barbari un po’ meno barbari. La faccina sorridente della soldatessa americana che dileggia i prigionieri iracheni nudi, che ha fatto il giro del mondo e stava per diventare l’immagine simbolo di questa sporca impresa atlantica, sarà spazzata via da quella testa sanguinante mostrata come un trofeo. Il filmato di al Qaida possiede tutti gli elementi che stanno a cuore alla Casa Bianca per giustificare l’ingiustificabile, compreso il fanatismo religioso, la minaccia integralista islamica che dovrebbe giustificare la guerra di religione e di civiltà scatenata da Bush. Insomma sembra quasi un filmato con una regia americana, che certamente avrà buon gioco nel ricompattare l’opinione pubblica interna agli Usa e per spiazzare i vari pacifinti che, in tutto il mondo non attendevano altro per riproporre i loro strumentali “se” e “ma”. Nessuno si domanderà più quanto barbaro sia stato uccidere i prigionieri iracheni a furia di calci sui testicoli, per non parlare di quanto barbari siano stati i bombardamenti e dodici anni di embargo: resterà solo quella testa tagliata e su quella Bush costruirà il proseguimento della guerra. Dallo studio ovale avrà trionfalmente esclamato: thank you al Qaida. Paolo Emiliani Fonte:www.rinascitanazionale.com |
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IRAQ: CAPO AL QAIDA VISTO A SAMAWA (ANSA) - TOKYO, 20 FEB - Abu Musar Zarqawi, luogotenente di Osama Bin Laden, sarebbe stato visto a Samawa, quartier generale del contigente giapponese in Iraq. Lo ha rivelato oggi la rete tv privata giapponese 'Tbs', citando fonti dei servizi di sicurezza nipponici. Zarqawi, sospettato di aver architettato numerosi sanguinosi attentati in Iraq tra cui l'attacco a Nassiriya contro il contingente italiano, sarebbe stato visto fare telefonate per circa mezz'ora da un telefono pubblico. |
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Servizi segreti: Agente dei servizi segreti britannici La Gran Bretagna ha qualche domanda imbarazzante cui rispondere. Infatti, secondo le rivelazioni del London Times del 25 Marzo 2004, un comandante di primo piano di al Qaeda era anche un agente dei servizi segreti inglesi M15. Le precedenti dichiarazioni secondo cui prima dell'11 settembre era quasi impossibile penetrare l'organizzazione 'terroristica' sono chiaramente false, in modo particolare se si considera che la Gran Bretagna aveva avvertito gli Stati Uniti nel luglio 2001 che 'al Qaeda' stava pianificando attacchi contro l'occidente (London Times, 14 giugno 2002). Sebbene il Times presenti il coinvolgimento dell'M15 con il leader di al Qaeda, Qatada, come un errore di giudizio, è risaputo che la Gran Bretagna ha sponsorizzato 'al Qaeda' nella sua attività all'estero per il raggiungimento di obiettivi di politica estera inglese, come il tentativo di assassinare il colonnello Gheddafi nel 1996. Ironia della sorte, lo stesso giorno in cui questa storia viene alla luce è lo stesso della prima visita di Blair in Libia per stringere le mani a Gheddafi. 'Fight Smart' riportò dettagliatamente il cosciente asilo offerto dagli inglesi a figure chiave legate al 'terrorismo' islamico, quali Qatada e Anas al Liby, nel suo bollettino dell'8 febbraio: 'Hutton e il traffico dell'oro nero libico'. Questa è la traduzione dell'articolo del London Times. |
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Tregua appesa a un filo: altri due morti, auto in fiamme, sparatorie, scuole chiuse per protesta Michele Giorgio |
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