Imputato Milosevic
Massimo Nava
Fazi Editore, pagg.237, Euro 14,00
 
"Come Stato indipendente e fiero di esserlo, la Repubblica dell'Iraq condanna questo atto mercenario [il sequestro di Milosevic] compiuto dal governo della Serbia contro il diritto internazionale al fine di facilitare l'uso di pretesi tribunali penali internazionali che sono in realtà strumenti nelle mani dell'America e dell'occidente imperialista."
(Dichiarazione del Governo iracheno)

Il giornalista Massimo Nava - già autore di una biografia del Presidente Slobodan Milosevic - ripercorre in questo interessante saggio le fasi che hanno finora contraddistinto l'illegittimo processo intentato dal sedicente Tribunale dell'Aja (finanziato e istruito dalla Nato) contro lo Statista jugoslavo, mirando non già a dimostrare "la colpevolezza di Milosevic", bensì a mettere in dubbio "l'innocenza degli altri protagonisti".
Il processo - scrive l'Autore - ha eluso, "come se fossero ininfluenti, alcuni oggettivi elementi contestuali: il bombardamento [protrattosi per settantotto giorni] della Jugoslavia da parte della NATO, le attività della guerriglia kosovara [o, meglio, del narco-terrorismo albanese] alimentata dall'esterno della Federazione [in particolare dalla Cia], la successiva pulizia etnica ai danni dei serbi". Ad avviso di Nava, dunque, "la sentenza, per essere giusta non dovrebbe escludere una ricostruzione oggettiva del contesto storico, o almeno dovrebbe evitare di riscriverne alcuni capitoli escludendone altri. Tanto più se la guerra del Kosovo [o, meglio, alla Jugoslavia] dovesse essere riscritta secondo una visione più realistica e senza distinzioni semantiche del genere "diritto d'ingerenza umanitaria"".
Fra i crimini commessi dalla Nato nel corso dell'aggressione terroristica del 1999, non bisogna dimenticare - oltre all'uccisione di migliaia di civili innocenti, al bombardamento di ospedali e infrastrutture, della rete televisiva di Stato, dell'ambasciata cinese, etc. etc. - la criminale devastazione del territorio jugoslavo mediante l'uso di armi genocide come l'uranio impoverito e il plutonio. "La storia delle bombe all'uranio - scrive ancora Massimo Nava - è nota a comandi della NATO, governi dell'Alleanza, organismi internazionali e ONU (c'è un dipartimento istituito ad hoc dall'Organizzazione Mondiale della Sanità). La NATO ha ammesso di aver sparato oltre trentamila proiettili all'uranio e ne ha resa nota la localizzazione. Le morti di soldati occidentali hanno impedito che sul problema venisse messa una sordina, come si tentava di fare, nonostante le denunce di organismi indipendenti e le ricerche sul campo avviate alla fine del conflitto".
"Oltre alla questione dell'uranio impoverito - aggiunge l'Autore - c'è il degrado ambientale provocato dai bombardamenti. Parlare anche di questo significa porsi qualche domanda. La prima riguarda il danno economico e ambientale subito anche da paesi estranei al conflitto e le ragioni strategiche della distruzione di infrastrutture lungo il Danubio. La seconda riguarda le "ragioni umanitarie" della guerra, visto che l'allarme uranio e il degrado ambientale non interessano soltanto la Serbia di Milosevic, ma anche albanesi del Kosovo, musulmani della Bosnia, contadini e pescatori dell'Ungheria e della Romania, soldati e volontari impegnati nella missione di pace".