Piano d'attacco
Bob Woodward
Sperling & Kupfer, pagg.467, Euro 19,50
 
Bob Woodward - giornalista di punta del "Washington Post", insieme con Carl Bernstein smascherò lo scandalo Watergate cui seguì l'impeachment dell'allora presidente americano Richard Nixon - esamina, in questo saggio, i "motivi che hanno indotto il presidente George W. Bush, il suo gabinetto di guerra e i suoi alleati a scatenare un conflitto preventivo contro l'Iraq per rovesciare Saddam Hussein" e il modo "in cui questo piano è stato realizzato".
L'Autore si è avvalso delle informazioni fornitegli "da oltre settantacinque personaggi chiave direttamente coinvolti nei fatti, tra i quali alcuni membri del gabinetto di guerra e dello staff della Casa Bianca, oltre a funzionari di vario ordine e grado dei dipartimenti di Stato e delle Difesa e della CIA".
Dal libro emergono alcuni dati interessanti. Per esempio, l'esistenza, all'interno dell'amministrazione Bush, di una sorta di "governo separato", composto da Wolfowitz, Libby, Feith e l'"ufficio Gestapo" di Feith (secondo la definizione di Colin Powell).
Infatti, come osserva Justin Raimondo, "i neocons hanno messo in atto un colpo di Stato, una rivoluzione di palazzo in cui i dirigenti del governo più esperti, come Richard Clarke, e le vecchie guardie del Pentagono e della CIA sono stati messi nell'angolo. [...] Se lo scopo del governo USA fosse quello di proteggere la sicurezza e gli interessi americani, perché il bisogno di creare un governo "separato" e competitivo - se non per il fatto che il governo sta perseguendo gli interessi di altri, non degli americani?".
"Non solo il libro di Woodward - aggiunge Raimondo -, ma la serie di campanelli d'allarme penetrati all'esterno e che rivelano un lavoro interno all'amministrazione Bush, ci guidano in un terreno minato che, per usare un termine migliore, può essere solo definito "teoria della cospirazione". La quale - si suppone - è un modo per dire che tutto ciò che sta accadendo non è un incidente. Non c'è modo, tuttavia, di capire dove siamo e come ci siamo arrivati se non attraverso la percezione che la manovra per catapultarci in Iraq è stata una "covert operation" di successo. Un successo, cioè, non per gli interessi americani, ma per quelli di coloro che l'hanno condotta" (cfr. arabcomint.org).