Talebani
AHMED RASHID
Feltrinelli, pagg.316, Euro 15,49
 
"Fanno molto bene i talebani ad impedire ai televisori di entrare nel loro Paese, perché è storicamente dimostrato che al nostro modello basta una scheggia per prendersi tutto. Dal loro punto di vista è giusta quell'impostazione, la difesa del loro senso della vita, che non è il nostro".
Massimo Fini

Il giornalista pakistano Ahmed Rashid - collaboratore di "Far Eastern Economic Review", "Daily Telegraph", "Le Monde diplomatique", Cnn e Bbc - segue il conflitto afghano sin dal 1979, ed è considerato uno dei massimi esperti mondiali di Afghanistan. In quest'opera, che Gino Strada ha definito "il miglior libro sull'Afghanistan", analizza in maniera obiettiva e disincantata il 'famigerato' movimento dei Talebani.
"Un talib - scrive Rashid - è uno studente islamico, uno che cerca la conoscenza, a differenza del mullah che dà conoscenza. Scegliendo questo nome, i taliban (plurale di talib) prendono le distanze dalla politica di partito dei mujaheddin [coloro che - per conto della Cia - 'provocarono' e combatterono l'invasione sovietica dell'Afghanistan] e si presentano non come un partito che cerca di conquistare il potere ma come un movimento che si prefigge lo scopo di purificare la società". "Paradossalmente - prosegue Rashid-, i talebani rappresentano un ritorno agli ordini religiosi militari nati nel mondo cristiano durante le Crociate contro l'Islam: disciplinati, motivati e spietati nel raggiungimento dei loro fini".
Nella loro strepitosa e sbalorditiva performance politica e militare (secondo la definizione che ne ha dato Giulietto Chiesa), i Talebani hanno indiscutibilmente beneficiato del sostegno imprescindibile dei servizi segreti pachistani (l'Isi), oltre che di quelli statunitensi e sauditi. Ma - come riconosce anche l'Autore - è altrettanto indubitabile che essi "dimostrano subito la loro indipendenza (…), facendo capire che non sono i fantocci di nessuno".
Nelle aree che sono riusciti a controllare, "hanno disarmato la popolazione, imposto la legalità e l'ordine, applicato rigidamente la legge della sharia, aperto le strade al traffico e al commercio determinando un'immediata caduta dei prezzi dei generi alimentari. Queste misure sono state accolte con estremo favore da una popolazione da tanto tempo sofferente". Anders Fange, citato da Rashid, ammette che "la maggioranza degli afgani a sud di Kabul sarebbero probabilmente d'accordo nel riconoscere che i talebani, per quanto non popolari come quando arrivarono, sono il meglio per il popolo, per la sua sicurezza e per il suo benessere, paragonati a quello che c'era prima di loro e che la sola alternativa è l'anarchia".
Uno degli aspetti più controversi della politica dei Talebani è l'atteggiamento che essi hanno assunto nei confronti dell'universo femminile. Il prof. Michael S. Kimmel, noto sociologo americano, nel corso di una lezione tenuta quest'anno presso l'Università di Bergamo, ha sostenuto che la politica dei Talebani mirava a raggiungere due obiettivi: "rimascolinizzare gli uomini e rifemminilizzare le donne". "I talebani - ha continuato Kimmel - proibirono infatti alle donne di apparire in pubblico se non accompagnate da uomini, di mostrare qualsiasi parte del corpo, ma anche di andare a scuola o di svolgere un lavoro. Gli uomini dovevano lasciarsi crescere la barba, nel rispetto certamente dell'iconografia di Maometto, ma anche, forse, perché il fatto di avere la barba riafferma simbolicamente quelle naturali differenze biologiche tra donne e uomini che la vicinanza tra le identità sessuali tende invece a offuscare" (cfr. "L'Eco di Bergamo", 11 agosto 2002). Il maulavi Qalamuddin, responsabile del dipartimento per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, intervistato da Ahmed Rashid, affermò: "Il nostro popolo ci criticherà se non daremo un'istruzione alle donne e prima o poi lo faremo, ma per ora abbiamo seri problemi (…) di sicurezza. Per il momento non abbiamo le risorse per fornire mezzi di trasporto separati, scuole separate e servizi idonei all'istruzione delle donne che devono essere completamente isolate dagli uomini. Tra noi ci sono uomini che non sanno comportarsi correttamente con le donne".
E' nota, altresì, l'irriducibile avversione provata dai Talebani nei confronti degli omosessuali: "Nel febbraio 1998 tre uomini condannati a morte per sodomia a Kandahar sono stati portati alla base di un muraglione di fango e cemento che venne fatto crollare su di loro con l'aiuto di un carro armato. (…) Nel marzo 1998 due uomini sono stati uccisi con lo stesso metodo a Kabul. "I nostri teologi non sono d'accordo sul giusto tipo di punizione per l'omosessualità" ha detto il mullah Mohammed Hassan (…). "Alcuni sostengono che dovremmo portare questi peccatori sul tetto di un palazzo e buttarli giù, altri che dovremmo scavare un buco in un muro, infilarceli e richiudere il buco"".
Il libro di Ahmed Rashid è uno strumento indispensabile per 'conoscere' il movimento dei Talebani.