Vladimir Putin
Stefano Grazioli
Datanews, pagg.172, Euro 9,30
 
Il giornalista Stefano Grazioli (corrispondente per l'Austria e per l'Europa dell'Est di radio e televisioni svizzere) traccia in questo libro un profilo biografico del Presidente russo Vladimir Putin.
"Alla vigilia - scrive l'Autore - delle elezioni parlamentari del 2003, che preludono a quelle presidenziali della primavera del 2004, la più forte opposizione al corso riformista di Vladimir Vladimirovic è costituita da quel gruppo cospicuo di magnati della finanza che vede nel capo di stato un pericoloso avversario capace di annullare privilegi e ridurre drasticamente conti in banca". Grazioli precisa giustamente che il "rapporto tra lobby finanziarie e industriali e il Cremlino non è oggi come quello dell'era Elstin: gli oligarchi non hanno più bisogno del supporto politico per garantire i loro affari, a patto che rispettino le regole. Capitali che se ne erano andati negli anni novanta hanno cominciato a rientrare, petrolieri e finanzieri sembrano più intenzionati a farsi fuori tra loro che a tentare di influenzare il corso della politica".
La svolta impressa dal Presidente Putin alla Russia non è naturalmente circoscritta al ridimensionamento del ruolo degli "oligarchi" nella vita politica ed economica russa. Scrive Grazioli: "Se l'Unione Sovietica importava grano dall'Occidente ed era costretta a elemosinare negli anni di Eltsin, ora la Russia di Putin vende prodotti agricoli in Europa; se il complesso militare all'inizio degli anni novanta era allo sfascio, ora Mosca è ritornata a essere uno dei maggiori esportatori di armi; dopo la stagnazione dell'ultimo decennio il processo di modernizzazione dell'industria e della società è in corso".
"[…] il rafforzamento del potere centrale - continua Grazioli -, il depotenziamento dei governatori che durante l'era Eltsin avevano potuto godere di privilegi al limite della legalità costituzionale, la preservazione dell'integrità territoriale (Cecenia), il richiamo ai valori del patriottismo e dell'impero (con relativa reintroduzione del vecchio inno dell'Urss e con un pizzico di culto della personalità simboleggiato da Cammino comune, una sorta di gioventù putiniana sullo stile dei pionieri sovietici) e più in generale la necessità di riportare ordine in un paese che aveva vissuto anni selvaggi erano [e sono…] tutti elementi del progetto del presidente di ricostruire e ridare alla Russia lo status di un tempo".
La Russia di Putin, insomma, sta lavorando per un futuro non immediato, "quando il peso della potenza cinese e dei suoi tradizionali alleati nell'area, sarà il fattore decisivo per lo sviluppo delle relazioni internazionali, politiche ed economiche in tutto il globo. Tessendo oggi una rete per il futuro, il presidente vuole preparare il ritorno della superpotenza fra un paio di lustri. Il pragmatismo durante la crisi irachena, il volere mediare tra le posizioni europee e quelle americane, senza rompere con nessuno e sulla stessa linea cinese, è l'esempio della strategia putiniana, forse un po' zigzagante, ma chiara nell'obiettivo di voler restituire ai russi l'orgoglio e la grandezza di un tempo".