Germania, questa sconosciuta
Beda Romano
Longanesi, pagg.256, Euro 16,00
 
Prima donna a guidare i Tedeschi, il nuovo cancelliere Angela Merkel ha ereditato un Paese in profonda trasformazione. Il più ricco Stato d’Europa è infatti alle prese con un quadro federale e politico dagli equilibri precari, una popolazione immigrata difficile da gestire, un Mezzogiorno a Est economicamente arretrato e un "welfare state" ormai finanziariamente insostenibile. Senza contare che la fine della guerra fredda e l'unificazione hanno riacceso nei Tedeschi un nuovo nazionalismo, ancora tutto da definire.
  Questo libro di Beda Romano (corrispondente per "Il Sole-24 Ore" da Francoforte sul Meno) non è un saggio accademico, né un reportage giornalistico, ma piuttosto un’analisi raccontata della Germania moderna attraverso luoghi, date, fatti, mostre, statistiche, protagonisti, aneddoti e accattivanti riferimenti letterari. Una narrazione godibilissima che ben evidenzia l’inquietudine dei Tedeschi nel sentirsi cittadini europei e ritrovarsi poi agli ultimi posti in settori fondamentali quali la Ricerca e l’Università. Come ai tempi della "belle époque", la Germania rimane comunque, oggi, un modello da imitare. Non tanto per i successi ottenuti in passato, quanto per il modo in cui sta affrontando difficoltà drammaticamente simili a quelle di molti altri Paesi europei. In questo senso l'analisi dell'Autore - tra passato e presente - aiuta a riflettere anche sul prossimo futuro dell'Italia, svelandoci una Germania inedita che si candida a diventare un volano per un'Europa in crisi.
  Romano accenna anche al "desiderio crescente" dei Tedeschi di "riappropriarsi di una certa libertà di giudizio nei confronti" dell'Olocausto. "In un approfondito studio sociologico dell'Università di Bielefeld è emerso nel 2003 che il 69,9 per cento dei tedeschi è stanco di essere considerato ancora responsabile dell'Olocausto. E il 25 per cento della popolazione approva la seguente dichiarazione: "Molti ebrei cercano di utilizzare il passato della Germania a proprio vantaggio e vogliono costringere i tedeschi a pagarne il prezzo"".
  "Nel 2003 - aggiunge l'Autore -, [...] a provocare nuove polemiche fu un [...] esponente democristiano, il deputato Martin Hohmann. Accusò gli ebrei bolscevichi di aver partecipato attivamente ai massacri del 1917 durante la Rivoluzione russa, concludendo che anche il popolo ebraico, come quello tedesco, poteva essere definito "una nazione di perpetratori". In quella occasione, Hohmann ricevette l'appoggio di un generale della Bundeswehr, Reinhard Guenzel, il quale sostenne che le parole del deputato democristiano erano "eccezionali [...] impregnate di coraggio e di chiarezza", idee che "parlano alla maggioranza dei tedeschi". Guenzel fu costretto al prepensionamento".
  In Germania, trova sempre maggiore spazio "un crescente orgoglio nazionale per un Paese economicamente prospero, intellettualmente ricco e politicamente rispettato".
  Si registra altresì un rafforzamento dell'estrema destra in alcune regioni del Paese. In occasione delle elezioni regionali del 2004, "l'NPD e il DVU sono riusciti ambedue a mobilitare i disoccupati più giovani e quella frangia della popolazione tedesco-orientale che più soffre della precaria situazione economica. Forti di questi risultati i due movimenti hanno deciso di unirsi e di partecipare insieme alle elezioni federali del 2005 (ottenendo però solo il 3,6 per cento dei voti in Germania Est e registrando a livello nazionale l'1,6 per cento rispetto allo 0,4 per cento del voto federale del 2002)".