Libera Chiesa.
Libero Stato?
Sergio Romano
Longanesi, pagg.155, Euro 14,50
 
La complessa vicenda dei rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica, con Roma simbolo e sede delle massime istituzioni di entrambi – un unicum rispetto a ogni altro paese –, è lunga ormai quasi un secolo e mezzo. Dal dopo Cavour (la cui celebre «formula» ha nel titolo di questo saggio una significativa variante) a Giolitti, da Mussolini a De Gasperi fino ai nostri giorni; da Pio IX a Pio XII, da Giovanni XXIII all’attuale pontefice, Sergio Romano legge questa pagina di storia con la consueta capacità di sintesi critica, tinta qua e là di garbata ironia.
  Dal 1870 a oggi, non sempre il rapporto tra l’Italia e la Santa Sede è stato un modello di armoniosa collaborazione; spesso, prima e dopo il Concordato del 1929 (che chiuse ufficialmente sessant’anni di sdegnoso silenzio dei papi dopo la ferita di Porta Pia e la fine del potere temporale), si è trattato di una convivenza vissuta fra reciproche diffidenze e convenienze. Il non expedit di Pio IX, il patto Gentiloni, la nascita del Partito popolare, la contesa del fascismo con l’Azione cattolica, i referendum sul divorzio, l’aborto e la procreazione assistita: l’Autore passa in rassegna incontri e scontri, corteggiamenti e compromessi che hanno caratterizzato il delicato confronto tra laicità e religione, in cui la delimitazione dei rispettivi ambiti è stata non di rado turbata o addirittura contraddetta da inopportune invasioni di campo.
  "Dopo quanto è accaduto negli ultimi anni - scrive Sergio Romano -, dal dibattito sulle radici cristiane al referendum sulla fecondazione assistita, ho l'impressione che il confine tra lo Stato e la Chiesa venga sbadatamente attraversato con sempre maggiore frequenza. Mi sono chiesto, fra l'altro, perché tanti uomini politici facciano a gara per partecipare agli incontri annuali di Comunione e Liberazione, perché Massimo D'Alema, presidente dei Democratici di sinistra, abbia partecipato alle cerimonie per la beatificazione del fondatore dell'0pus Dei, perché Giovanni Paolo II abbia potuto indirizzarsi ai parlamentari italiani dalla tribuna di Montecitorio, perché il presidente del Senato abbia cercato di stringere un rapporto privilegiato con un cardinale che presiedeva allora la versione moderna del Sant'Uffizio. Più recentemente mi sono chiesto perché un governatore della Banca d'Italia debba esibire la propria fede come una divisa, e perché i suoi critici debbano essere considerati gli strumenti di un complotto giudaico-massonico.
  "Ma quando ho cercato di dare una risposta a queste domande mi sono accorto che ero continuamente costretto ad allargare lo spazio della mia ricerca e a risalire sempre più indietro nel tempo. Contrariamente alle mie intenzioni iniziali, ho finito così per scrivere un breve saggio storico (più saggio che storia) sui rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa dalla fine del potere temporale a oggi. Ho le mie convinzioni e preferenze. Ma spero che anche i lettori di diverso avviso vi troveranno materia di riflessione".