Nazionalismo turco
e genocidio armeno
Taner Akcam
Guerini e Associati, pagg.283, Euro 24,00
 
La Turchia è in pace con il proprio passato?
  Il sentimento nazionalistico nato con il crollo dell'impero, intrecciato al risentimento verso l'occidente che determinò tale crollo; il genocidio armeno dichiarato argomento tabù dai padri fondatori della Repubblica, gli stessi che furono responsabili della deportazione di massa e dei massacri degli Armeni; la permanenza al potere dell'élite burocratico-militare ottomana nel passaggio dall'impero alla Repubblica; sono questi i principali nodi irrisolti, i fardelli storici che ostacolano il cammino politico del paese verso una democrazia fondata sulla libertà di pensiero, espressione e dissenso.
  Scrive lo storico turco Taner Akcam (docente alla University of Minnesota): "Parlare apertamente del genocidio armeno nella società turca, e cioè includere il genocidio armeno negli scritti storici turchi, ha un impatto diretto sulla trasformazione della Turchia in uno stato veramente democratico. Sfortunatamente in Turchia non c'è ancora sufficiente consapevolezza del positivo effetto propulsivo che incorporare la storia non solo degli armeni, ma anche di altri gruppi etnico-religiosi avrebbe sulla democratizzazione. Solo gli stati nazionali che sono in pace con il proprio passato e tutti i loro cittadini possono costruire un futuro basato su principi democratici. Inoltre, eliminando la storia di questi vari gruppi dalla sua narrazione nazionale, la Turchia si è privata di una parte ricca e vibrante del proprio passato".
  "Oggi la Turchia - aggiunge l'Autore - oscilla tra l'essere una grande potenza e il temere profondamente per la propria esistenza. La sua reazione naturale è stata di mettersi sulla difensiva e di trattare ogni situazione come un problema di vitale importanza per la sua sicurezza. La conseguenza di questo atteggiamento è un desiderio di rafforzare le strutture autoritarie dello stato".
  "Il posto della Turchia sulla scena mondiale contemporanea richiede radicali cambiamenti nelle sue strutture interne, sia sociali che politiche, nell'ambito del suo percorso per diventare uno stato democratico di tipo occidentale. Tuttavia, in Turchia c'è una forte resistenza interna al cambiamento da parte dell'élite politico-militare. La causa fondamentale di questa resistenza è il peso del passato della nazione. La Turchia oggi risponde a ogni evento con la mentalità che aveva nel diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo, la cui componente dominante è un forte risentimento verso l'occidente. Tale risentimento si manifesta come una barriera contro l'eventuale promozione di diritti democratici e umani".