Oltre il Moderno.
Sguardi sul terzo millennio
Alain de Benoist
Arianna Editrice, pagg.309, Euro 12,95
 
Stato, nazione, sovranità, progresso sono le parole chiave della modernità, sempre più contestate e inadeguate a spiegare la politica e la società contemporanee. Siamo ormai entrati nella fase della postmodernità. Secondo Alain de Benoist, è necessario utilizzare altri termini come democrazia partecipativa, identità collettive, differenzialismo, comunitarismo, federalismo, ecologia. Con questi concetti l'Autore - il cui pensiero trasversale suscita interesse e simpatia sia a destra che a sinistra, in quanto riesce a coniugare i valori di destra con le idee di sinistra - va oltre il moderno e getta uno sguardo non conformista sul terzo millennio, proponendo le autonomie locali a difesa del pluralismo culturale e prende posizione in favore di un federalismo fondato sul principio di sussidarietà. "Bisogna tenere presente il modello greco anziché quello romano. E sostituire all’immagine della piramide quella del labirinto", spiega il filosofo francese. 
  De Benoist continua la sua analisi postmoderna individuando un limite ecologico alla crescita economica illimitata e propone di cominciare a far decrescere l’idea che lo sviluppo degli scambi mercantili sia una legge naturale della vita. 
  Solo una democrazia partecipativa che faccia inequivocabilmete primeggiare il politico e il sociale sull’economico può tenere conto della questione naturale. Innanzi tutto, perché le persone sono evidentemente sensibili all’ambiente in cui vivono, e di cui tengono conto nel momento in cui hanno la capacità di decidere da soli su ciò che li riguarda. Poi perché l’ambiente, per definizione, si situa al di fuori della sfera degli scambi mercantili. 
  "Per la sua essenza - scrive de Benoist -, la democrazia è [...] prima di tutto partecipativa e non rappresentativa. La democrazia partecipativa è una delle forme della reciprocità generalizzata. E' per la politica quello che il dono cerimoniale è per la sociologia: una modalità di riconoscimento reciproco all'interno di una determinata comunità. Entro tale comunità, essa realizza lo scopo che l'antico diritto delle genti realizzava in relazione alla guerra: limitare l'ostilità. Consente di regolare pacificamente i conflitti, di prendere una decisione scegliendo tra le parti in causa senza criminalizzarle né annientarle. Viceversa, ogni forma di dispotismo, nella misura in cui si riduce ad un semplice gioco di potere, tradisce lo spirito del politico, giacché si basa su una confisca".
  Secondo l'Autore, "La politica che parte dalla base implica la sovranità condivisa, il principio di sussidiarietà, il rispetto dei corpi intermedi e delle libertà fondamentali, la costituzione a ciascun livello di un equilibrio fra la deliberazione e la decisione".