La camorra e le sue storie
Gigi Di Fiore
Utet Libreria, pagg.487, Euro 24,50
 
Il giornalista Gigi Di Fiore (inviato del quotidiano "Il Mattino") ricostruisce, in questo brillante saggio, la storia della camorra e dei suoi protagonisti dai folcloristici "guappi" ottocenteschi alla tragicamente attuale catena di omicidi e vendette.
  A lungo sottovalutata, la camorra è di nuovo fenomeno socio-criminale sotto i riflettori internazionali dopo le decine di morti ammazzati a Napoli negli ultimi mesi. Lo hanno dimostrato le cronache del "Washington Post", che nel febbraio 2005 ha dedicato grande attenzione a questa forma di delinquenza organizzata, certamente meno nota della mafia siciliana. Eppure nell'Ottocento i rapporti di notorietà erano capovolti, tanto che si parlava della mafia come di una "specie di camorra". Individualista, frammentata, organizzata orizzontalmente, la camorra è per questo la più violenta delle mafie italiane, e causa ogni anno un numero di omicidi da record. A morire, negli anni, sono state anche decine e decine di vittime innocenti. Come il giornalista Giancarlo Siani, ucciso nel 1985, o il sindaco Marcello Torre, assassinato nel 1980.
  Sulla camorra sono stati scritti finora o trattati sociologici, svincolati spesso dalle narrazioni concrete, o pamphlet e instant book giornalistici, non sempre rigorosi nella citazione delle fonti. Manca, così, una documentata storia delle storie dei gruppi e degli uomini che hanno segnato le vicende criminali campane a partire dal vicereame spagnolo fino ai giorni nostri. "La camorra e le sue storie", scritto da un giornalista che da vent'anni si occupa di ciminalità organizzata a Napoli, colma le carenze di altri lavori, andando oltre l'olegrafia del "guappo" ottocentesco, per raccontare, anche con aneddoti e circostanze inedite in cui si è imbattuto nel suo lavoro giornalistico, cosa sia oggi e cosa sia stata ieri la camorra con i suoi protagonisti.
  "Una differenza, spesso sottovalutata dagli studiosi - scrive l'Autore -, emerge chiara tra la camorra della città e quella della provincia. Differenza culturale, di formazione, di valori. La camorra della provincia ha origini rurali e saldi valori contadini che l'avvicinano molto alla mafia. Non a caso i capi della camorra di provincia sono stati spesso alleati della mafia siciliana, alcuni anche affiliati a Cosa nostra. E non a caso i principali boss camorristi degli ultimi 50 anni erano originari della provincia napoletana. Certo, nella sua evoluzione la camorra ha sempre conservato una caratteristica precisa: non ha mai agito consapevolmente come anti-Stato. La camorra prospera nei gangli lasciati liberi, o vuoti, dal potere legale, cresce se la società legale esiste, caratterizzandosi per esserne altro senza contrapporvisi, ricavandone riconoscimenti e benefici. La camorra è anche cultura sociale deteriore. Sottocultura, se si vuole. Il camorrismo, l'ottica della prevaricazione, della violenza gratuita, della legge del vile più forte, è ancora valore in molti strati della società napoletana".