La crociata di Himmler
Christopher Hale
Garzanti, pagg.529, Euro 29,00
 
Nel 1938, alla vigilia della secondo conflitto mondiale, il Capo delle SS Heinrich Himmler decise di inviare una spedizione sull’Himalaya, per una missione scientifica tanto misteriosa quanto ambiziosa: sul tetto del mondo gli scienziati tedeschi avrebbero dovuto trovare la testimonianza delle origini della razza ariana, che secondo l’ideologia nazionalsocialista avrebbe dominato il pianeta.
  A guidare la spedizione erano due personalità assai complesse. Il naturalista Ernst Schäfer, uno scienziato serio e competente, pensava che l’amicizia con il gerarca nazionalsocialista avrebbe potuto accelerare la sua carriera. Bruno Beger era invece un antropologo. Fin dall’inizio la spedizione tedesca dovette affrontare l’ostilità degli inglesi, che controllavano il subcontinente indiano. Anche con i tibetani i rapporti non furono facili: sia per le primitive condizioni di vita a Lhasa, la città proibita agli stranieri e residenza del Dalai Lama; sia per i tentativi di strumentalizzazione da parte delle autorità locali.
  Malgrado i diari, i libri e le numerose fotografie che documentano la spedizione (e che tra l’altro hanno ispirato il film Sette anni in Tibet), la vicenda aveva ancora molti lati oscuri. Christopher Hale  è risalito alle origini dell’ideologia nazionalsocialista, con la sua ossessione per la purezza della razza e per l’occultismo, ha studiato i documenti originali, ha intervistato a lungo uno dei protagonisti, Bruno Beger. Ha dipanato così il filo di una vicenda dove s’intrecciano storia, scienza e politica, ambizioni personali e piani strategici per il controllo del cuore dell’Asia. Tra paesaggi straordinari e divagazioni storico-filosofiche, intrighi di spie e considerazioni geopolitiche, "La crociata di Himmler" racconta un episodio quasi dimenticato, apparentemente secondario e bizzarro, che tuttavia non è privo di fascino.

  Secondo l'Autore, esiste "uno strano e potentissimo legame [...] tra mentalità europea e popolazioni centroasiatiche che, nel corso degli ultimi tre secoli almeno, hanno mendacemente trasformato il Tibet in un regno immaginario da qualche parte oltre la linea dell'orizzonte".