Democrazie e impero
Noam Chomsky
Datanews, pagg.102, Euro 10,33
 
Per la prima volta, Noam Chomsky (esponente di spicco della sinistra radicale statunitense) interviene sull’Europa e sui rapporti tra Usa e Europa nell’epoca della guerra preventiva e del dominio unilaterale del mondo. La politica americana apre una crisi nelle democrazie occidentali perché mette in discussione la loro sovranità e il loro diritto a relazioni internazionali basate sul reciproco rispetto e sulla non ingerenza. L’imposizione con la guerra del modello occidentale di democrazia e di economia apre contraddizioni nelle democrazie europee e fra le potenze democratiche che possono aiutare i movimenti e le forze che negli Stati Uniti si battono contro la tesi, sulla crisi mediorientale e sulle novità democratiche in America Latina. Un’intervista forte su questioni che riguardano da vicino tutto lo schieramento democratico italiano ed europeo, e in definitiva il futuro di ognuno di noi.
  "Il concetto di "vecchia Europa" - afferma Chomsky - è interessante per molte ragioni. E' stato inventato da Rumsfeld e poi raccolto in tutto il mondo. Nelle classi dirigenti occidentali è un concetto comune. Come per i criteri se un paese faccia parte della "vecchia Europa" o della "nuova Europa". Essi sono molto chiari. Un paese si trova nella "vecchia Europa", se il governo - qualsiasi sia la ragione - ha adottato la stessa posizione della grande maggioranza della popolazione [riguardo alla guerra anglo-americana contro l'Iraq]. E' posizionato nella "nuova Europa", se ha deciso contro il parere della stragrande maggioranza della popolazione e ha preso i suoi ordini da Washington. La "vecchia Europa" viene condannata e la "nuova Europa" viene lodata e costituisce la speranza del futuro. Si tratta di un'espressione di indescrivibile disprezzo della democrazia. Ed è passata, in pratica, senza alcuna critica".
  L'Autore ricorda che, fin dalla Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti "sono profondamente preoccupati che l'Europa possa scegliere una linea indipendente". Poiché la "potenziale indipendenza europea" troverebbe le sue radici nella Francia e nella Germania, gli Usa caldeggiano l'"allargamento dell'Unione Europea. Immaginano di poter diluire il peso dell'Europa introducendovi quegli ex paesi satelliti dell'Est europeo che ritengono - forse a ragione - saranno maggiormente sotto l'influenza americana. In questo quadro, gli Stati Uniti auspicano che la Turchia entri nell'Unione Europea, in modo tale che quest'ultima sia ancor più soggetta alla sua influenza".