Enrico Mattei:
petrolio e complotto italiano
Giorgio Galli
Baldini e Castaldi Dalai Editori, pagg.440, Euro 17,80
 
IL LIBRO - Nel febbraio del 2003, il pm di Pavia Vincenzo Calia chiedeva l'archiviazione per l'inchiesta da lui riaperta nel '94 sul «caso Mattei». Dopo perizie accurate, centinaia di testimonianze, pagine e pagine di documenti, l'esito amaro e inquietante cui approdava è riassumibile in tre punti: l'aereo del presidente e fondatore dell'ENI, caduto a Bascapè nell'ottobre del '62, è stato oggetto di un attentato preparato da mesi; il sabotaggio comportò, «quanto meno a livello di collaborazione e copertura, il coinvolgimento di uomini inseriti nello stesso ente petrolifero e negli organi di sicurezza dello Stato con responsabilità non di secondo piano»; tale coinvolgimento è corroborato, negli anni, dalla sparizione di prove, omissioni, subornazioni di testi e anche strani incidenti.
  Sono conclusioni che conferiscono, al di là di ogni più fantapolitica immaginazione, autorità giudiziaria alle tesi che Giorgio Galli sostiene da oltre trent'anni. Di fatto, con la morte di Mattei, il «complotto» entra nella storia politica italiana, ne modifica l'evoluzione e i rapporti tra potentati economici e partiti, apre un periodo in cui un filo rosso (di sangue e misteri) lega la politica alla mafia, a oscure trame eversive, passando per piazza Fontana, inglobando tutti gli anni di piombo e il caso Moro, e lasciandosi dietro una scia di vittime sacrificali.
  Questo libro - che si compone di tre parti, due già edite nel '76 e nel '95 e la terza contenente ampi passaggi dell'inchiesta di Pavia - dopo aver scandagliato vita e ambizioni dell'uomo che lottò per rendere l'Italia autonoma dal punto di vista energetico, nell'analizzare i possibili perché della sua eliminazione, offre in sottotraccia una ricostruzione sconsolante degli ultimi quarant'anni della nostra storia repubblicana, sui cui retroscena troppo poco si è potuto o voluto chiarire. Se, infatti, la verità giudiziaria ha potuto solo tratteggiare il contesto del complotto, senza individuare esecutori e mandanti, c'è tutt'oggi chi accredita la tesi dell'incidente, mentre in sede storiografica è utile riflettere sulle conseguenze economiche della svolta operata dai successori di Mattei, che hanno fatto dell'ENI non un produttore ma un semplice distributore di petrolio, sottomesso alle grandi compagnie americane, condannando l'Italia a una politica di importazione energetica con i più alti costi europei per le industrie e le famiglie. Un'eredità di scelte sciagurate, tangenti e malaffare politico, di cui il nostro Paese paga ancora il prezzo, aggravato dall'amara constatazione che «il tempo e i depistaggi consegnano alla storia quello che, tempestivamente indagato, avrebbe potuto riguardare la giustizia e anche la politica».
 
  DAL LIBRO – “[…] le due chiavi interpretative della vita del fondatore dell'ENI – ottenere energia a basso tempo per lo sviluppo italiano; proporre il populismo come alternativa al liberismo e al marxismo – sono utile anche per capire l’Italia di oggi […]”.
  “[...] nel 1960 il presidente dell’ENI vede con simpatia l’URSS ed è ostile agli Stati Uniti. Non è opportunismo. Non è solo ambizione di fare dell’ENI una grande compagnia. Non è solo l’esigenza di trovare una fonte di grezzo che sia alternativa a quelle controllate dal cartello, in attesa che le ricerche nei giacimenti ottenuti dall’azienda di Stato diano risultati. Se gli interessi immediati hanno un peso importante, alla radice della decisione di Mattei vi è anche la sua cultura populista [...]. Il fenomeno di Mattei, che da amico degli Stati Uniti diviene loro avversario e che si reca da amico in quell’URSS che dapprima vedeva con gli occhi dell’anticomunista, è del tutto simile a quello dei leaders del Terzo Mondo (sovente militari), i quali arrivano al potere come nazionalisti, e rovesciano le vecchie oligarchie; vi arrivano spesso con l’appoggio degli Stati Uniti e su posizioni anticomuniste, e poi attenuano i loro legami con Washington e si orientano verso l’amicizia con Mosca. La figura più rappresentativa di tale tendenza è, in questo periodo, Nasser”.
 
  L’AUTORE - Giorgio Galli, politologo e saggista, ha insegnato per molti anni Storia delle dottrine politiche all’Università di Milano. Ha condotto ricerche per la Fondazione Agnelli, l’Istituto Cattaneo del Mulino ed è stato consulente della Commissione stragi negli anni 1994-95. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo: "I partiti politici italiani (1943-2004)", "Il prezzo della democrazia", "L’Impero americano e la crisi della democrazia", e, per Baldini Castoldi Dalai editore, "Piombo rosso" (2004).
 
  INDICE DELL’OPERA – Un dramma in tre atti – Parte prima: I. L’ascesa di un imprenditore privato – II. Dall’AGIP alle elezioni del 18 aprile ’48 – III. La gestione dell’ENI – IV. Dopo le elezioni del 7 giugno ’53 – V. L’egemonia sulla DC – VI. L’apertura al Terzo Mondo – VII. L’apertura all’Est – VIII. La morte: il contesto – IX. La morte: il fatto – Conclusione del 1976 – “Primo intermezzo” – Parte seconda: I. Spunta Andreotti – II. Cuba, 27 ottobre – III. Vent’anni dopo – IV. Miglio e Cuccia – Secondo intermezzo – Parte terza: I. L’esplosivo – II. I depistaggi  - III. Montanelli e Girotti – IV. L’hanno ucciso! – V. Mauro De Mauro e Marino Loretti – VI. Omicidio accertato – VII. Il successore – Epilogo – Note – Indice dei nomi