La cultura dei vinti
Wolfgang Schivelbusch
il Mulino, pagg.XXVIII-370, Euro 25,00
 
IL LIBRO - Una sconfitta in guerra proietta sul dopoguerra del Paese vinto un'ombra lunga: lo vediamo ancora oggi in Italia, dove le diatribe sui vincitori e i vinti, sull'8 settembre e il 25 aprile, acquistano sempre nuova lena. Questo originalissimo libro affronta il problema di come un paese che ha Perso una guerra elabori il trauma della sconfitta; e lo fa raccontando e discutendo tre casi concreti: il Sud degli Stati Uniti dopo la guerra di secessione che vide la vittoria del Nord nel 1865; la Francia dopo la guerra franco-prussiana del 1870-71; la Germania dopo la Grande Guerra. Attingendo alla storia politica e culturale, Schivelbusch riesce a tracciare una sorta di itinerario che accomuna i paesi sconfitti: dalla depressione all'euforia (rivoluzionaria), dalla presa di distanza con il passato alla convinzione di essere comunque i vincitori morali, alle velleità di revanche. E' un modello che si ripete, e che l'autore nelle pagine conclusive vede all'opera anche nell'ex Unione Sovietica, e negli Stati Uniti dopo l'attacco alle Twin Towers. Il compito di riflettere sul caso italiano è affidato a una partecipata introduzione di Roberto Vivarelli.
 
  DAL TESTO - "La sconfitta segue la guerra come le ceneri seguono il fuoco. Al centro sia della sconfitta sia della guerra vi è la minaccia dell'estinzione, una minaccia che risuona a lungo dopo la cessazione delle ostilità. Dalle faide tribali della preistoria alle guerre dell'antichità e del medioevo, questa minaccia si estendeva a tutti i membri del popolo nemico, non solo ai suoi soldati. Mentre le guerre sette-ottocentesche limitavano la violenza a coloro che erano fisicamente presenti sul campo di battaglia, la politica della terra bruciata che caratterizza la guerra totale del Novecento ha nuovamente reso universale la minaccia. La guerra limitata, condotta da un apparato militare di professionisti e che non costituisce una minaccia, reale o immaginaria, per la popolazione nel suo complesso, fu quindi un fenomeno della durata di appena due secoli, o uno solo, se si restringe la definizione di guerra di gabinetto al periodo precedente al 1792. Perché, sebbene l'Ottocento abbia continuato la tradizione della guerra limitata da un punto di vista militare, nel senso che le forze distruttive rimanevano contenute nell'ambito degli eserciti in battaglia, la società di massa emergente nell'età del nazionalismo ritornò, almeno da un punto di vista psicologico, alla sensazione di minaccia collettiva dell'epoca precedente. Mentre le conseguenze effettive per i civili erano relativamente modeste, la guerra e la sconfitta assunsero comunque le dimensioni di una lotta darwiniana per la sopravvivenza nazionale. Se la guerra era percepita come una battaglia per la vita o la morte non solo fra eserciti, ma fra intere popolazioni, la sconfitta fu considerata l'equivalente dell'agonia di una nazione".
 
  L'AUTORE - Wolfgang Schivelbusch, saggista di fama internazionale, ha pubblicato "Storia dei viaggi in ferrovia" (Einaudi, 1988), "Storia dei generi voluttuari" (De Donato, 1988 poi Bruno Mondadori, 1999), "Luce. Storia dell'illuminazione artificiale nel secolo XIX" (Pratiche, 1994).
 
  INDICE DELL'OPERA - Introduzione all'edizione italiana, di Roberto Vivarelli - Introduzione. Essere sconfitti - I. Il Sud degli Stati Uniti - II. La Francia - III. La Germania - Epilogo. La caduta - Note - Indice dei nomi