L’annessione della Georgia
alla Russia (1789-1801)
 Luigi Magarotto
Campanotto Editore, pagg. 160, Euro 11,50 
 
Nella tradizione accademica italiana, tra gli storici della Russia e gli slavisti domina il convincimento che l’annessione della Georgia alla Russia nel 1801 sia avvenuta su istanza del re georgiano Giorgi XII, il quale non avrebbe posto condizione alcuna. In realtà dai documenti ufficiali che Luigi Magarotto (docente universitario di Lingua e Letteratura russa, nonché di Lingua e Letteratura georgiana) riporta in questo documentato saggio, si evince quanto già da tempo è noto nella storiografia europea, ossia che il re georgiano presentò in effetti una richiesta ufficiale affinché il suo regno entrasse a far parte dell’Impero russo, con la garanzia, però, che sul trono della Georgia fosse mantenuta la dinastia dei Bagrat’ioni, la quale avrebbe continuato a governare la Georgia secondo le leggi dello Stato russo. Lo zar Paolo I diede inizialmente il suo benestare a questo accordo, ma di lì a poco tempo comandò al suo esercito di occupare la Georgia e di annetterla all’impero. Nel 1801 lo zar Paolo I compì dunque un atto di violenza imperiale, peraltro in seguito condiviso da gran parte dell’"intelligencija" russa, a cominciare da Puškin che cantò i generali conquistatori del Caucaso e dagli stessi decabristi, nei cui programmi “repubblicani, democratici e liberali”, i Paesi caucasici erano visti come un territorio strategico a cui la Russia non poteva
riconoscere l’indipendenza.
  “Il 12 settembre 1801 - spiega l’Autore -, trovandosi a Mosca per la sua incoronazione, l’imperatore Alessandro emanò il manifesto con il quale il regno di Kartl-K’axeti veniva annesso all’impero russo. Scritto con ogni probabilità da Platon Zubov, il manifesto prendeva atto del ruolo storico positivo svolto dalla Russia in difesa del correligionario regno georgiano, a cominciare da Caterina, la quale dopo l’invasione dello shah Aqa Mohammad, aveva subito inviato un corpo di spedizione che aveva salvato il regno georgiano  dall’annientamento  (il manifesto non faceva naturalmente menzione del fatto che Aqa Mohammad aveva potuto devastare il paese caucasico perché la Russia non aveva  ottemperato ai suoi obblighi previsti dal trattato del 1783) e valutava che l’improvviso ritiro delle truppe russe dalla Georgia (voluto come sappiamo dallo zar Paolo), oltre che disattendere  le speranze dei georgiani, aveva dato la possibilità agli infedeli di riprendere le loro scorrerie in Kartl-K’axeti. Quindi le invasioni dei musulmani da un lato e le discordie in seno alla famiglia reale avevano fatto correre alla Georgia il pericolo di farla scomparire. Il manifesto ricordava che i georgiani avevano chiesto molte volte alla Russia di venire in loro soccorso e anzi loro, “solennemente e unanimemente”, avevano sollecitato che il potere russo li prendesse sotto la sua guida. Salendo sul trono, il nuovo zar aveva trovato il regno di Georgia annesso alla Russia, secondo quanto stabilito dal manifesto firmato dallo zar Paolo il 18 gennaio 1801. Lo zar Alessandro aveva anche valutato la possibilità di ritornare a una forma di protezione del regno georgiano come quella prevista dal trattato del 1783, ma la situazione nel paese era tale che soltanto una mano forte poteva impedire alla Georgia di cadere nell’abisso. Soltanto, quindi, per non deludere “l’appassionata speranza” dei georgiani lo zar Alessandro conferma l’annessione della Georgia alla Russia e affidava al generale Knorring l’incarico di provvedere a creare il nuovo governo".
 
  Indice dell’opera: Avvertenza – Premessa - Il trattato del 1783 tra il regno di Kartl-K’axeti e l’Impero russo – Fine dell’indipendenza del regno di Kartl-K’axeti – Appendice – Indice dei nomi