America al bivio. La democrazia,
il potere e l'eredità dei neoconservatori
Francis Fukuyama
Lindau, pagg.224, Euro 19,50
 
IL LIBRO -  Secondo Francis Fukuyama, con la decisione di invadere l’Iraq Bush ha sostanzialmente fallito nel suo ruolo di guida della politica estera americana. La sfida posta all’America dall’11 settembre aveva un duplice volto: da un lato il "terrorismo islamico" – un nemico che va combattuto sul campo e senza compromessi –, dall’altro i regimi islamici, gli Stati non solo arabi che fanno della religione musulmana la loro fonte giuridica, realizzando in questo modo forme più o meno dichiarate di teocrazia. A parere di Fukuyama, Bush ha sbagliato nel momento in cui ha messo insieme queste due 'issues', facendo della promozione della democrazia nel mondo islamico un’urgenza vitale per gli Stati Uniti al pari della vittoria sul terrorismo. Per Fukuyama la diffusione della democrazia deve restare una priorità della politica estera americana, ma non è un problema di sicurezza nazionale, non se ne devono occupare il Dipartimento di Stato e il Pentagono, come invece è successo. Essa deve essere piuttosto considerata la grande sfida culturale dei prossimi decenni, una sfida che l’Amministrazione americana deve vincere utilizzando strumenti diversi, ad esempio finanziando ancora di più la società civile araba e le personalità politiche locali più liberali e agendo attraverso enti non direttamente collegati al governo. Preso atto del fatto che la situazione in Iraq, ma anche in Egitto, Palestina e Iran, è ora più difficile di quanto non fosse prima dell’intervento armato, e che l’aver aperto al dibattito politico e civile società soffocate da forze violente e antidemocratiche è stato un azzardo, secondo l'Autore non resta che proseguire la guerra ai terroristi svincolandola però dall’azione di promozione dei diritti e delle libertà nel mondo musulmano e non facendo guerra ad altri Stati, per quanto fiancheggiatori essi siano del terrorismo internazionale. "America al bivio" rappresenta il clamoroso addio di Francis Fukuyama ai neocon e ridefinisce le priorità della politica estera americana in termini più realistici e multipolari, sconfessando in modo definitivo la politica dell’Amministrazione Bush dopo l’11 settembre.
 
  DAL TESTO -  "Questo libro è un tentativo di chiarire quale sia l'eredità neoconservatrice, di spiegare dove, a mio avviso, l'amministrazione Bush ha sbagliato e di delineare per gli Stati Uniti una modalità alternativa per relazionarsi con il resto del mondo. Questi sono stati anche i motivi per cui mi sono sforzato di creare una nuova rivista che metesse in discussione il ruolo dell'America nel mondo, "The American Interest" [...]. La posizione che voglio esprimere non è compresa in alcuna delle scuole politiche nell'ambito del dibattito sulla politica estera USA, ma ritengo che possa ottenere l'appoggio di una parte piuttosto ampia di americani. L'ho denominata "realismo Wilsoniano", pur ammettendo che si tratta di una locuzione problematica, dato che tanto il realismo quanto l'eredità  di Woodrow Wilson sono concetti carichi di significati. Se qualcuno riuscirà a coniare un'espressione migliore, accoglierò volentieri i suggerimenti".
 
  L'AUTORE - Francis Fukuyama insegna economia politica internazionale alla Paul H. Nitze School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University di Baltimora. Vive vicino a Washington, con la moglie e i loro tre figli. Tra i suoi numerosi volumi, ricordiamo "La fine della storia e l’ultimo uomo" (Rizzoli), "L’uomo oltre l’uomo. Le conseguenze della rivoluzione biotecnologica" (Mondadori), "La grande distruzione" (Baldini Castoldi Dalai). Nel 2005 Lindau ha pubblicato "Esportare la democrazia".
 
  INDICE DELL'OPERA  - Prefazione - Principi e prudenza - L'eredità neoconservatrice - Minacce, rischi e guerra preventiva - L'eccezionalità americana e la legittimità internazionale - Ingegneria sociale e i problemi dello sviluppo - Ripensare le istituzioni per l'ordine mondiale - Una diversa politica estera americana