Corsari. Guerra, schiavi, rinnegati nel Mediterraneo
Marco Lenci
Carocci, pagg.164, Euro 16,90
 
IL LIBRO - Per circa trecento anni − tra il XVI e il XIX secolo − i corsari barbareschi costituirono una corposa realtà dello scenario mediterraneo. Muovendo dalle loro sedi posizionate nei principali porti maghrebini − Algeri, Tunisi e Tripoli − le loro agili imbarcazioni costituirono una costante minaccia per la navigazione europea; innumerevoli furono pure i saccheggi e le scorrerie a terra che essi realizzarono a danno di tutte le popolazioni rivierasche europee. Si trattò di una pagina del secolare confronto tra Islam e Cristianità ancora oggi non ben conosciuta dal grande pubblico.
  Il volume intende fornire una lettura equilibrata del fenomeno, correlandolo sempre alla vicenda parallela rappresentata dall’attività predatoria che ebbe per protagonisti, con non minore ferocia e brutalità, gli europei. L’intento del libro è tenersi lontano da quella impostazione storiografica preconcetta che considera i musulmani come aggressori e minimizza o ignora le violenze ascrivibili alla controparte cristiana. Particolare attenzione nell’analisi del coinvolgimento europeo nella vicenda barbaresca è prestata all’Italia, una scelta giustificata anche dal fatto che proprio la penisola italiana fu sempre particolarmente esposta agli attacchi barbareschi.
 
  DAL TESTO - "La principale abilità dei capitani barbareschi risiedeva nella meticolosità con cui essi sapevano predisporre le loro aggressioni. Quando non avevano la ventura di imbattersi in mare aperto in una nave mercantile solitaria, i corsari preferivano porsi in agguato in qualche insenatura nascosta o gettare l'ancora presso qualche isolotto disabitato o, meglio ancora, dietro un promontorio, per poi passare all'attacco non appena la preda si trovasse a transitare entro il loro raggio d'azione. Allora scattava fulmineo l'inseguimento: sfruttando al massimo la loro velocità, i legni maghrebini riuscivano di solito ad avvicinarsi alla nave inseguita; l'abilità degli equipaggi barbareschi si esplicava poi nelle manovre di abbordaggio, giacché, con improvvisi mutamenti di rotta, essi spesso riuscivano a impedire che l'avversario impiegasse in propria difesa le artiglierie di cui pure talvolta era munito. Seguivano poi le fasi frenetiche e non di rado sanguinose dell'arrembaggio, durante il quale ogni resistenza veniva piegata con il passaggio al combattimento ravvicinato, che comportava l'utilizzo di spade, coltelli e armi da fuoco".
 
  L'AUTORE - Marco Lenci, docente di Storia dell'Africa presso la facoltà di Lettere dell'Università di Pisa, si occupa da tempo delle tematiche connesse ai corsari barbareschi. A tale argomento ha dedicato vari articoli e interventi pubblicati su riviste specializzate, nonché il volume "Lucca, il mare e i corsari barbareschi nel XVI secolo" (Lucca, 1987).
 
  INDICE DELL'OPERA - Introduzione - 1. La corsa barbaresca - 2. La risposta europea - 3. Il lato umano: galeotti, schiavi, rinnegati - Indice dei nomi