G.W. Bush e i falchi della democrazia
Alberto Simoni
Falzea Editore, pagg.248, Euro 11,50
 
IL LIBRO - La tesi centrale di questo saggio è la seguente: i neoconservatori non avrebbero dirottato l’agenda di George W. Bush, ma più semplicemente avrebbero avuto la capacità di fornire una ricetta per contrastare il "terrorismo" ridefinendo la missione dell’America nel mondo. Se la loro influenza sulla politica estera di Bush è stata limitata, nel post 11 settembre il loro idealismo, temperato da una forte dose di pragmatismo, ha scardinato i pilastri del realismo tradizionale ed elevato la diffusione della democrazia come “stella polare” dell’agire degli Usa. E su questo terreno è avvenuto l’incontro con Bush.
 
  DAL TESTO – “Se il Pentagono era diventata la dimora dei neoconservatori, al Dipartimento di Stato invece tirava tutta un’altra aria. Merito di Colin Powell, il primo segretario di Stato afroamericano. Che l’ex capo degli Stati Maggiori Riuniti ai tempi della prima guerra contro Saddam fosse il prescelto a guidare l’imponente macchina diplomatica Usa, era nell’aria molto prima delle elezioni di novembre. Malgrado il suo nome non comparisse fra quelli del team messo insieme a Kennebunkport, la scelta di Powell era quasi obbligata per il prestigio che l’ex generale, classe 1937, nato ad Harem, cresciuto nel Bronx, diplomato a New York City College, si era guadagnato in America e oltre Oceano. Se Bush mancava di esperienza sulle scene internazionali, Powell era il volto rassicurante per gli americani e per la diplomazia internazionale che gli Stati Uniti erano in buone mani”.  
  “I semi della strategia di sicurezza che nel settembre del 2002 vennero assorbiti nella cosiddetta “Dottrina Bush” erano stati quindi piantati prima dell’11 settembre; non solo durante i primi mesi di Amministrazione repubblicana ma persino nel decennio precedente quando Wolfowitz, Cheney, Powell e la Rice facevano parte della squadra di Bush senior. […] l’America doveva mantenere attuale e valida l’opzione di annientare e distruggere un imminente pericolo prima che questo si materializzasse e non limitarsi a rispondere ad aggressione avvenuta. Nessuno prestò attenzione ai termini di Wolfowitz che evocava lo “striking first””.
 
L’AUTORE – Alberto Simoni, 31 anni, è nato a Rovereto (Tn). Giornalista professionista, lavora presso la redazione esteri del quotidiano “Avvenire” dal giugno del 2000. Laureato in filosofia all’Università Cattolica di Milano segue per “Avvenire” la politica statunitense, le questioni militari e di sicurezza. Ha scritto vari articoli per la rivista “Dossier Intelligence” e collabora con diverse testate. 
 
  INDICE DELL’OPERA – Prefazione – Prologo – Capitolo 1. Neoconservatori: i democratici di Reagan – Capitolo 2. I cervelli del presidente – Capitolo 3. La sindrome cinese – Capitolo 4. Alle radici della Dottrina Bush – Capitolo 5. Wolfowitz e il sogno della democrazia – Capitolo 6. L’asse del male – Epilogo. Il seme della democrazia nel terzo millennio