La teoria come pratica (politica)
Gianfranco La Grassa
Società Editrice Apuana, pagg.48, Euro 4,00
 
IL LIBRO – Questo piccolo libro, oltre ad abbozzare una nuova lettura di diverse impostazioni teoriche nel campo dell’economia e della scienza sociale in genere, vuole sottolineare il loro valore di posizione nella pratica politica. Chi fa teoria non deve certo conformare l’analisi scientifica ai propri desideri, né porsi al servizio di committenti economici e politici, e nemmeno piegarsi a piccoli tatticismi del tutto contingenti o localistici. Le teorie della società non possono però avere la pretesa, irrealizzabile, di riprodurre la struttura e la dinamica della stessa così come esse sono; si cerca soltanto di fornirne una determinata interpretazione e spiegazione di lungo respiro. Le teorie rinviano, in ultima analisi, a schemi d’azione, pur se spesso non sono esse stesse questi schemi. Questo testo è in definitiva il corollario di un lavoro più lungo ed elaborato, “Gli strateghi del capitale”, uscito con la “Manifestolibri” quasi contemporaneamente a questo; e tuttavia la sua lettura è, in un certo senso, preliminare a quella del libro principale, perché ne chiarisce, appunto, la portata e la posizione assunta nella battaglia delle idee, con le sue specifiche ricadute politiche.
 
  DAL TESTO – “L’insieme dei fenomeni appena considerati è però mosso da una “causa” ipotizzata come centrale, decisiva, principale: la lotta per la supremazia tra gli agenti strategici (funzionari) del capitale, che siano o meno proprietari, che siano o meno dirigenti delle attività economico-finanziarie. Ciò che conta è la “funzione”, con individuazione di quella cruciale; e questa è per l’appunto quella appena (e già più volte) indicata. Il resto “segue”".
 
  L’AUTORE – Nasce a Conegliano (TV) nel 1935. Dopo gli studi superiori, lavora nell’industria per alcuni anni. Si laurea a Parma (Italia) in Economia con una tesi sulla modellistica di sviluppo e i problemi del dualismo economico. E’ prima assistente e poi docente di Economia nelle Università di Pisa e Venezia fino al 1996. Nei primi anni di Università ha seguito diversi corsi di specializzazione, fra cui quello alla SVIMEZ sui problemi dello sviluppo economico. Nel 1970-71 è a Parigi dove segue Bettelheim, i suoi corsi su “Calcolo economico e forme di proprietà” e, più in generale, la “scuola” althusseriana. Da allora, si è recato a Parigi quasi annualmente e ha approfondito i suoi temi di lavoro seguendo a lungo tale scuola.
Dal 1953 al 1963 è stato assai vicino al Partito comunista italiano; se ne staccò per forti dissensi teorici e politici, in specie relativi al “socialismo reale”. Si è poi sempre mosso nella composita nebulosa politica che si situava alla “sinistra” del PCI. E’ rimasto su posizioni che possono definirsi di derivazione marxista (e leninista), anche se con una progressiva accentuazione del processo di decostruzione e parziale ricostruzione dell’apparato categoriale di tale impostazione teorica.
  Oltre ai numerosi libri, ha pubblicato innumerevoli articoli su varie riviste italiane e straniere. Ha avuto traduzioni in francese, spagnolo e portoghese.