Diario di un fallito
Eduard Limonov
Odradek Edizioni, pagg.176, Euro 13,00
 
IL LIBRO – Arrivato col flusso della terza ondata migratoria dall’Urss, l’America ammaliatrice l’aveva finalmente accolto in un misero spazio della città simbolo. Sperava, Limonov, in un’accoglienza migliore? Difficile rispondere. Con sicurezza, però, sappiamo che ben presto non accettò le regole del gioco che prevedevano una espulsione non già, come in Urss, dal Paese, ma dai luoghi del consumo e dell’identità – sopravvivenza, altro che libertà di espressione! E ciò che per un americano significa alienazione, per un emigrante diventa totale estraneità. La stessa, peraltro, vissuta da tutti i russi capitati lì prima di lui, ma che in Limonov sublima in coscienza letteraria, in delirio rivoluzionario, in riscoperta della tradizione lirica russa, in concitate scene da film di cappa e kalashnikov. Negli anfratti, divincolandosi tra i rifiuti, convive con la fauna interstiziale, incontra mogli e amanti, alienati e ribelli, mestieri e servizi: tutto in soggettiva, in campi molto corti, con l’occhio incollato alla cosa. Bentornato, compagno Limonov.

  Eduard Limonov è poco conosciuto dal pubblico italiano, ma un tale personaggio non può rimanere inosservato. È lo scrittore russo che ha costruito un mito della propria esistenza, un autore prolifico e poliedrico. Negli anni ’70 voleva fare la rivoluzione con le armi in mano per spazzare il “marcio” di questa civiltà. Negli anni ’90 ci ha provato davvero, combattendo in Serbia, in Abchazia, in Moldavia. Chi non lo prendeva sul serio si sarà ricreduto dopo l’arresto per attività sovversiva, vera o presunta. Le sue opere letterarie ora sono passate in secondo piano, ma rimangono inseparabili dalla sua personalità e saranno forse più durature delle sue fortune politiche. "Diario di un fallito" è generalmente considerato dalla critica come il suo libro migliore: il più sincero e il meno politicizzato. Le pagine di diario sono collegate in un solido impianto narrativo, un tracciato di punti che si allargano in chiazze di colore, trattenendo fedelmente ciò che sfiora il suo sguardo: le nuvole e i rifiuti urbani, i vecchi e i bambini, le signore eleganti e le prostitute stanche. Sui brani si proietta il cambio delle stagioni, delle donne, dei lavori, delle abitazioni. Le incursioni nel futuro e i ricordi del passato fanno da contrappunto alle sue peregrinazioni in una New York fatiscente e sontuosa. L’artificio è minimo, il narratore mescola il sogno e la realtà, rincorre il miraggio di una società diversa, respinge o assume, a seconda dell’umore, la realtà che lo circonda. Il cinismo di Limonov, il fango di cui si copre vivendo, diventa dura scorza che protegge l’anima. Non segue mai la corrente, semmai la crea: in Unione Sovietica scriveva racconti alternativi, in America sogna di sparare al Presidente. Le elucubrazioni politiche, ispirate da un idealismo che si confonde con le fantasticherie adolescenziali, gli hanno procurato più rovesci che vittorie. Si è affermato come scrittore, ma non conduce di certo una vita agiata e tranquilla. In Russia è una tradizione: la fama letteraria non esclude la prigione. D’altra parte, essere un eroe non è per Limonov un artificio pubblicitario, è il suo modo per continuare a sostenere il peso del mondo moderno. Finché ti dài da fare la partita non è persa. Nelle avversità, Edišcka rimane fedele a sé stesso: un fallito, che anche nel periodo fortunato si ricorda dei “riti del popolo dei falliti”; resta un perdente a oltranza, che non smette di credere e sognare. 

  DAL TESTO – “E poi all’improvviso ti svegli in una via tua e non tua, indossando l’abito di Pierre Cardin, un mitra nella mano destra, un fanciullo, l’amico tredicenne, al fianco sinistro. Tornate alla base; siamo a Beirut, oppure a Hong Kong, e una pallottola ha trapassato la tua spalla sinistra, lasciando intatto l’osso”.

  “Il mondo. La vita. Pareva che tutto si fosse fermato. Il sole in faccia è la pace nell’anima. Solo che tutto ciò è un imbroglio. Domani, dopodomani, di nuovo sarà esploso il mondo…di nuovo i capelli si sporcheranno, il vento sferzerà, la pioggia bagnerà, la donna tradirà, e io bacio una foglia rossa, che cade sul mio libro. Salve, Natura!
  "E voi, gente, ammazzatemi, per favore, in un modo spettacolare”.

  L’AUTORE – Eduard Limonov (Dzeršzinsk, URSS, 1943), poeta, scrittore, comunista di ritorno. Dopo un’infanzia burrascosa in Ucraina si avvicina all’”intelligencija” dissidente. Nel 1974 emigra negli Stati Uniti. Dal 1980 vive in Francia, raggiungendo il successo letterario. Con il crollo dell’URSS ritorna in Russia. Nel 1994 fonda il Partito Nazional-Bolscevico. Dal febbraio 2002 al giugno 2003 viene imprigionato con l’accusa di traffico d’armi e attività sovversiva. È autore di oltre venti pubblicazioni, fra narrativa, saggi politici e raccolte di poesie. "Diario di un fallito" è presentato per la prima volta in traduzione italiana.

  INDICE DELL’OPERA - Prefazione – Nota alla traduzione – Diario di un fallito