Il groviglio del Kashmir

Thomas Benedikter
Fratelli Frilli Editori, pagg.320, Euro 18,00
 

IL LIBRO – La valle del Kashmir nei miti e nei canti è stata considerata una specie di paradiso terrestre: una fertile vallata, un clima mite, laghi e fiumi circondati da imponenti montagne, l'esotica capitale Srinagar sulle rive del lago Dal, gli hotel galleggianti meta di molti europei che battevano le piste per l'Oriente, una convivenza pacifica di varie etnie e culture di antica radice, l'intreccio tra le grandi religioni del subcontinente indiano. Oggi invece il Kashmir è una regione di terrore quotidiano e di convivenza civile distrutta; lo Stato è diviso in varie entità e la vallata del Kashmir e buona parte dello Jammu assomigliano a territori occupati. La popolazione civile è stremata dalle operazioni militari e dalla crisi economica, i diritti umani sono disprezzati dalle forze di sicurezza e dai “mujahedin” che si battono per "liberare" il Kashmir. Il Pakistan e l'India dal 1947 si contendono questa grande regione, per il cui controllo hanno combattuto tre guerre. Ma né Islamabad né Nuova Delhi, dalla partizione del subcontinente indiano e del principato dello Jammu e del Kashmir, hanno mai dato alle popolazioni di questo grande paese la possibilità di decidere liberamente del proprio destino politico. Il testo inquadra il conflitto dello Jammu e del Kashmir nel contesto politico in India ed in Pakistan e considera varie opzioni di soluzione, anche se una soluzione semplice per un conflitto così poco semplice non esiste. La guerra del Kashmir è un tragico lascito del colonialismo britannico, della partizione del subcontinente e del nazionalismo dei suoi eredi, un groviglio destinato a non sciogliersi presto. Il volume spiega le origini e le dinamiche del conflitto nello Jammu e nel Kashmir fino agli ultimi sviluppi nell'inverno del 2003/04. L'analisi è frutto di una lunga ricerca sul campo, in tutte le cinque regioni dello Jammu e del Kashmir, sia in Pakistan che in India dove l'autore ha incontrato esperti, giornalisti, politici, ex-guerriglieri, ma anche raccolto le voci della "gente normale".

  DAL TESTO – “La storia recente del Kashmir mostra varie facce. Mentre il paese è uscito dal suo 15° anno di guerra e guerriglia un aspetto è fatto dalla quotidianità della violenza a cui la popolazione quasi sembra essersi abituata. Sulla prima pagina dei giornali kashmiri, in un rettangolo tipo quello di “Il tempo oggi” si pubblicano le cifre aggiornate dei morti, nel gergo giornalistico dello Jammu e del Kashmir definite “death count”. Dal 2000 al 2003 la media annuale delle vittime della guerriglia è scesa a circa 2.000, e questo viene venduto come progresso nella pacificazione della regione. A livello internazionale i frequenti attentati suicidi dei “mujahedin”, i massacri di civili, le campagne di repressione delle forze armate indiane, la situazione dei diritti umani non vengono degnati di molta attenzione. Il Kashmir sembra uno di quei grovigli, quasi insolubili come quello del Tibet, lontani dall’Europa, che non interessano più nessuno. Un altro aspetto doloroso di tanti anni di conflitto del Kashmir è la guerra delle parole, fatta di condanne e rivendicazioni, di annunci di vendetta e di minacce. In India, agli occhi dell’osservatore superficiale, la guerra nel Kashmir si è ridotta ad un fronte della guerra internazionale contro il terrorismo fondamentalista islamico, mentre per il musulmano medio il Kashmir è simbolo dell’oppressione di un popolo musulmano. Benché entrambe le versioni non siano interamente sbagliate, hanno prodotto un’ottica distorta nell’opinione pubblica sia indiana che pakistana, che ostacola un’analisi spassionata delle radici e delle possibili vie d’uscita dal conflitto dello Jammu e del Kashmir. La questione è diventata la prova del nove per la credibilità nazionale di ogni cittadino da ogni parte della frontiera e continua a riscaldare le emozioni. Ma invece di accontentare solo i sentimenti nazionalisti del rispettivo elettorato oggi più che mai urge rendersi conto delle ragioni del conflitto per preparare il terreno ai compromessi inevitabili per raggiungere una soluzione duratura”.

  L’AUTORE – Thomas Benedikter, economista e ricercatore sociale (Bolzano, 1957), lavora dal 1983 in organizzazioni di cooperazione internazionale e per i diritti umani. Ha svolto missioni in America Latina, nei Balcani, nel Medio Oriente ed in Sud-Asia nell'ambito di progetti di cooperazione e di osservazione dei diritti umani. Per anni direttore dell'Associazione per i popoli minacciati a Bolzano, ha curato varie pubblicazioni su conflitti nazionali, popoli indigeni e minoranze etniche. Oggi lavora con l’Accademia Europea di Bolzano (Dip. Minoranze ed autonomie), collabora con varie riviste specializzate ed ha pubblicato monografie sulle guerre in Kosovo (1998) ed in Nepal (2003).

  INDICE DELL’OPERA – Lo Jammu ed il Kashmir. Incrocio di cultura fra India e Pakistan – Le origini del conflitto - Lo Jammu ed il Kashmir parte dell’India – Gli anni ’70 e ’80: all’indomani dell’insurrezione – Il Kashmir in Pakistan ed in India – La guerra in Kashmir – La repressione indiana – Il ruolo dell’Islam e la “guerra al terrore” – Gli interressi dello Jammu e del Ladakh – Il Kashmir fra guerra convenzionale e riarmo nucleare – Bisogno di normalità e nuovo disgelo – L’autodeterminazione del Kashmir: diritti e rischi – “Pace con dignità”? – Appendice 1 – Appendice 2 – Bibliografia