Alle radici del sacro

Claudia Santi
Bulzoni Editore, pagg.237, Euro 16,00
 
IL LIBRO – Nella cultura occidentale l’uso del termine “sacro” è molto frequente. Questa parola ha conosciuto una grande fortuna, come è accaduto a tante altre parole latine (ad es. religione, persona); di tanto in tanto, essa si presta a nuove applicazioni, a dimostrazione che la sua vitalità è tuttora elevata e ne riflette la capacità espansiva.
E tuttavia, assai raramente è accaduto che si risalisse il fluire della storia e si provasse a comprendere il significato originario, o la specificità semantica iniziale, del termine.
Il presente volume riconsidera criticamente, nelle loro linee essenziali, le interpretazioni dei moderni riguardanti il “sacro”: su questa base, attraverso lo scandaglio di formule sacerdotali e di materiali letterari ed erudito-antiquari, ripercorre le dinamiche semantico-culturali, che hanno interessato il concetto di sacro a Roma.
Rifiutando schematismi dogmatici e facili riduzionismi, l’indagine si svolge in modo articolato e complesso, alla ricerca non tanto del valore archetipico del sacro, quanto del tessuto di relazioni all’interno del quale ebbe origine e si radicò la nozione di “sacro” a Roma.

DAL TESTO – “Nella nostra cultura l’uso “sacro” è molto frequente. La letteratura sul “sacro” è pressoché sconfinata. Questa parola ha conosciuto una grande fortuna, come è accaduto ad altre parole latine, come “religione”, “mente” e tante alte. In un certo senso di tutte queste parole anche “sacro” ha condiviso il destino: sorte a Roma, talvolta precedute da progenitori non riconoscibili, hanno conosciuto molte variazioni di significato, legate a trasformazioni profonde della cultura (pensiamo ad es. all’età imperiale, al Cristianesimo), ma non hanno mai variato il significato: i termini sono sopravvissuti a mutamenti semantici, a equivalenze con parole straniere, a contestualizzioni diverse, conservando sempre, nonostante ogni variazione, una grande importanza. La dignità della “persona” costituisce uno dei pilastri del pensiero laico, ma anche cristiano; “religione” come “rito”, “cerimonia”, etc., sono divenuti termini classificatori, che l’Occidente utilizza per tutte le forme considerate analoghe presso altre tradizioni. Lo stesso si può dire di “sacro”. Di tanto in tanto, questo termine conosce nuove applicazioni, nuovi costrutti si aggiungevano ai precedenti, a dimostrazione che la vitalità della parola è tuttora elevata e ne riflette la capacità espansiva. E tuttavia, ben più raramente è accaduto che si risalisse il fluire della storia e si tentasse di comprendere il significato originario, o la specificità semantica iniziale, del termine. Questa operazione è stata tentata, oltreché da filosofi e da glottologi, anche da storici delle religioni”.

L’AUTORE – Claudia Santi collabora, dall’inizio degli anni ‘90, con le attività didattiche e di ricerca dell’insegnamento di Storia delle Religioni, presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha approfondito temi afferenti alle Religioni del Mondo Classico, con particolare riferimento alla religione di Roma Antica e dei popoli Italici, in saggi, articoli e studi ospitati in Atti di Convegni e su accreditate riviste italiane ed europee. Si interessa inoltre delle nuove forme di religiosità. Tra i principali lavori: “I libri Sibyllini e i decemviri sacris faciundis” (Roma 1985); “La costruzione annalistica della figura di Numa” (Dissertazione Finale di Dottorato di Ricerca, 1993); “Angitia nel culto e nelle relazioni con il pantheon italico”, (Annali dell’Istituto Orientale di Napoli, 1994); “I collegi sacerdotali di Roma arcaica negli studi storico-religiosi italiani”, (Ius Antiquum, Moscow 1999); “L’idea romana di sanctitas”, (Studi e Materiali di Storia delle Religioni, 2002).

INDICE DELL’OPERA – Sommario – Prefazione, di Enrico Montanari - La relazione sacer/sanctus – Sacrum e sacer: morfologia e critica – Homo sacer, piacula e uccisioni rituali – Sanctus e sacrum – Bibliografia – Indice degli argomenti