Altro che seta. Corano e progresso in Turkestan (1865-1917)

Paolo Sartori
Campanotto Editore, pagg.153, Euro 18,00
 
IL LIBRO – Il Turkestan occidentale, regione centro-meridionale dell’Asia Centrale, in seguito alla conquista russa e all’impatto della “modernità” sulla cultura islamica locale, testimonia la formazione di una nuova classe che, tentando di riformare la società islamica dall’interno, sostiene il ritorno allo studio e alla libera interpretazione delle scritture islamiche combinando tale “fondamentalismo” con il razionalismo veicolato dalla cultura russa.
Il rinnovamento islamico del Turkestan, altrimenti noto col termine giadidismo, si sviluppò nell’ambito della riforma pedagogica, cioè dell’adattamento generale dei programmi scolastici alle esigenze della modernità e dell’introduzione di discipline secolari nell’insegnamento islamico. Le aspirazioni riformiste di questi innovatori “locali” coinvolsero sfere sempre più ampie della cultura e della società dell’Islam turkestano, producendo, dopo le rivoluzioni del ’17, alcuni tentativi di partecipazione diretta alla politica bolscevica e alla costruzione del Turkestan sovietico.
La produzione poetica e la letteratura pubblicistica diffusa in Turkestan a cavallo tra Ottocento e Novecento, ci permettono di ricostruire un immaginario che pesa ancora in Asia Centrale, oggi de-sovietizzata e in calma apparente. È la storia delle idee di uno dei maggiori, e ai più ancora ignoti, fenomeni socio-culturali dell’Asia centrale moderna ma è anche un esempio eloquente di quanti “discorsi” sia capace l’Islam.

DAL TESTO – “Il saggio di Paolo Sartori sul giadidismo e le poesie da lui tradotte offrono l’occasione di conoscere da vicino un movimento culturale e sociale, il giadidismo, confinato di solito nelle scritture e letture specialistiche. Si tratta di una delle molte perle della cultura che, per non aver ispirato famosi libri o film di successo, rimangono a comporre la collana dei nessi culturali essenziali di chi ha avuto la fortuna di farne tesoro. Una perla che qualcuno stimerà, forse non a torto, un po’ rozza. Sartori ne dà cenno definendo la letteratura giadidista come movimento del “paleorealismo”, che fatica ad accettare i duri vincoli della realtà perché aspirante ad un futuro nuovo e, possibilmente, non troppo remoto. Di conseguenza, può risultare penoso a uno studio di letteratura che tanta dovizia di sentimenti, innovazioni e buone intenzioni venga espressa in assenza di quelle impostazioni metriche e costrutti sintattici e innovazioni lessicali che la renderebbero “suprema” e capace di aver ragione di ogni antico “ésprit de politesse” per seppellirlo, anche, sotto la sua raffinatissima forma. La storia, invece, ha altri interessi e può dirci che pur di perla si tratta; di quelle che oggi chiameremmo “naturali” non fisse che, dopo la lezione di Lévi-Strauss, nulla vi è di simile nei prodotti culturali o che, per insegnare la metafora fino alla sua digestione, gli artefici delle cucine non amano molto palesare il crudo sottostante. Anzi amano ridurre sapori e colori originari alle ragioni e necessità della cuisine del momento, quella in voga e capace di una buona rendita. E’ accaduto anche al giadidismo, divenuto operazione panturchista e borghese sulla penna degli studiosi sovietici e nei provvedimenti restrittivi del regime che li alimentava. Arrischia di accadere pure oggi (paradossalmente) quando il giadidismo viene riscoperto come parte discorsiva di un itinerario che vorrebbe incrociare, persino, Tamerlano nei dolcissimi tramonti di Taskent”.

L’AUTORE – Paulo Sartori è nato a Montecchio Maggiore (VI) nel 1975. Ha condotto i suoi studi a Venezia presso l’Università “Ca’ Foscari” dove si è laureato nel 1998 in lingue e Letteratura Orientale. La sua formazione iranistica e l’interesse per la lingua russa l’hanno orientato verso lo studio dell’Islam centrasiatico a cavallo tra varismo e sovietizzazione. Nel 2002 ha perfezionato i suoi studi in Uzbekistan grazie a una borsa di studio dell’Università di Perugia. Ha partecipato a conferenze internazionali e ha iniziato precocemente a pubblicare i suoi studi in riviste specialistiche.