Il grande fiasco

Thomas E. Ricks
Longanesi, pagg.560, Euro 19,60
 
IL LIBRO – La pianificazione, l’invasione e l’occupazione dell’Iraq da parte delle forze armate americane vengono raccontate in queste pagine come mai era stato fatto prima d’ora, ripercorrendone tutte le tappe per comprendere dall'interno una guerra che è stata ed è, nel contempo, un supremo esempio di successo tattico e di cecità strategica. E che è già entrata nella storia come un grande fiasco.
Attraverso decine di testimonianze, l’autore descrive i retroscena del conflitto: le miserie della politica e di un’arroganza ostinata, gli oscuri intrecci del potere, capaci di ignorare la diffidenza dei più alti esponenti dell’esercito americano verso questa guerra. Poi, l’inferno di Najaf e Fallujah, due città anch’esse già entrate nella storia militare degli Stati Uniti. E, ancora, eroismi, atrocità, distruzioni, negligenze, frustrazioni, lacrime: storie di uomini, donne e cose accomunati in quella che, ogni giorno di più, è diventata non solo una sanguinosa palude, ma soprattutto un tragico monumento all’incapacità di saper vedere la realtà da parte di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe più di altri saperla interpretare.

DAL TESTO – “La decisione del presidente George W. Bush di invadere l’Iraq nel 2003 in definitiva può essere ritenuta una delle azioni più sconsiderate nella storia della politica estera americana. Non si avrà un quadro chiaro delle conseguenze della sua scelta se non fra qualche decennio, ma già a metà del 2006 non vi è dubbio che il governo statunitense è entrato in guerra con l’Iraq contando su uno scarso appoggio internazionale e sulla base di informazioni inesatte – circa armi di distruzione di massa e un ipotetico legame tra Saddam Hussein e il territorio di al Qaeda – per occupare irresponsabile il paese. Migliaia di soldati statunitensi e un numero imprecisato di iracheni sono morti. Sono state spese centinaia di miliardi di dollari, in gran parte inutilmente sperperati. La democrazia potrebbe ancora instaurarsi in Iraq e nella regione, ma potrebbe ugualmente divampare una guerra civile o una conflagrazione regionale, che provocherebbero l’aumento del prezzo del petrolio innescando uno shock economico globale. Il sottotitolo di questo libro definisce “avventura” l’impegno statunitense in Iraq in considerazione del fatto che l’invasione è stata condotta avventatamente, con un piano bellico carente e un approccio, se possibile, ancora peggiore all’occupazione. Spaventata dalle sue stesse false conclusioni circa la minaccia, l’amministrazione di Bush ha fatto fretta alla propria diplomazia, ha cortocircuitato la pianificazione bellica e attuato un’occupazione con angosciante incapacità. Nulla di tutto questo era inevitabile ed è stato reso possibile solo attraverso acrobazie intellettuali che accentuavano la minaccia costituita dall’Iraq sottovalutando al contempo il costo e la difficoltà di occupare la nazione. Come il governo statunitense abbia potuto iniziare una guerra preventiva sulla base di false premesse è il soggetto della prima, relativamente breve parte di questo libro. La responsabilità va attribuita principalmente allo stesso presidente Bush, ma la sua incompetenza e la sua arroganza sono solo un tassello di questa storia. Non sarebbe bastata una sola persona per creare un caos grande quando l’Iraq. In altre parole, Bush poteva decidere un’azione così avventata perché una serie di fallimenti nel sistema americano l’ha messo in grado di farlo. Colossali errori si sono verificati all’interno della burocrazia della sicurezza nazionale, dalla sua debole National Security Council a un arrogante Pentagono e a un confuso apparato d’intelligence. Sviste ancora peggiori si sono registrati nel sistema politico, e soprattutto nel Congresso, e nell’incapacità dei media di trovare e presentare fonti d’informazione alternative sull’Iraq e sulla presunta minaccia che costituiva per gli Stati Uniti”.

L’AUTORE – Thomas E. Ricks, due volte vincitore del premio Pulitzer, è dal 2000 il corrispondente di punta del Washington Post al Pentagono. In precedenza, per diciassette anni, aveva svolto lo stesso incarico per il Wall Street Journal. Come inviato ha seguito le attività militari americane in Somalia, Haiti, Corea, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Kuwait, Turchia, Afghanistan e Iraq, diventando uno dei giornalisti più esperti in questo campo. Nato nel 1955 e laureato a Yale nel 1977, è vissuto in Afghanistan e a Hong Kong.

INDICE DELL’OPERA – Parte Prima. Contenimento – 1. Una brutta fine – 2. Il contenimento e i motivi di malcontento – 3. Questo cambia tutto: le conseguenze dell’11 settembre – 4. La guerra della parola – 5. La rincorsa – 6. Il silenzio degli innocenti – Parte Seconda In IRAQ – 7. Vincere una battaglia – 8. Come creare un’insurrezione (I) – 9. Come creare un’insurrezione (II) – 10. “Non può portare a niente” – 11. Diventare più severi – 12. La discesa nell’abuso – Parte Terza. A lungo termine – 13. “L’esercito dell’Eufrate” fa il punto della situazione – 14. Il corpo dei marines raccoglie dissenso – 15. La sorpresa – 16. Il prezzo pagato – 17. Le rettifiche – 18. Giro di vite – 19. Troppo poco, troppo tardi? – Epilogo. Una scommessa contro la storia – Fonti e documenti – Ringraziamenti – Indice analitico