Commentario de le cose de' Turchi

Paolo Giovio (a cura di Lara Michelacci)
CLUEB, pagg.190, Euro 18,00
 
IL LIBRO – Stampato a Roma per Antonio Baldo nel 1532, il Commentario de le cose de' Turchi ha un insolito destino: non è il testo di un viaggiatore, eppure la sua fama è quella di un vero e proprio best seller. E' l'opera di chi sa costruire sapientemente un percorso conoscitivo nell'incontro tra oralità e scrittura, resoconti di viaggio e cultura umanistica, attraverso informazioni che derivano da interviste dirette in un vero e proprio reportage moderno. Così l'Altro appare come un nemico lucidamente inteso, lontano dai fantasmi dell'immaginazione popolare, restituito alla dimensione dell'ottimo guerriero, del feroce sultano o del protagonista colto. Nel Commentario l’immagine dell’Impero ottomano si dispiega sotto forma di una galleria in cui i capitoli si susseguono come autentici ritratti per verbadei Sultani secondo la linea definita nella collezione di ritratti custodita all’interno del notissimo Museo gioviano. Per Paolo Giovio, infatti, la Storia è narrazione figurata e il confronto doloroso con la minaccia turca si trasforma in desiderio di rappresentare concretamente la realtà, di rendere vivo lo spazio d’azione e di restituire al nemico la dignità di uno sguardo libero. Ed è uno sguardo di confidenza, di «nostalgia immaginata», per scrutare i protagonisti della Storia con la mente del medico che sa valutare i sintomi e le incrinature del corpo, con l’astuzia dell’uomo di corte pronto ad intuire gli inganni delle passioni umane e con il pathos del collezionista che nell’ansia repertoriale sistema e cataloga i segni dell’esistente.

DAL TESTO – “Parlare di Turchi significa evocare un vasto repertorio di scene e d’immagini: alcune squisitamente storiche, la lotta delle crociate nella terra santa, la conquista di Costantinopoli, l’alleanza di Solimano il Magnifico con Francesco I; altre legate ad un paradigma letterario forte che si modifica nel tempo e acquista, a secondo dei casi, una valenza ambigua. Saranno forse le presenze sotterranee della letteratura di viaggio e soprattutto delle opere storiche a disegnare un “côté” letterario costituito da riusi e modelli per una narrazione che tiene insieme “fictio” e resoconto fattuale. È il caso della decima novella di Matteo Bandello che annovera tra le sue fonti forse, come vedremo, il “Commentario de le cose de’ Turchi” del Giovio, oppure l’avvenimento XXIX della quinta delle “Sei giornate” di Sebastiano Erizzo che avrebbe come modello il volgarizzamento di Lodovico Dolce dei “Rerum Venetarum libri” del Babelico”.

LA CURATRICE – Lara Michelacci è dottore di ricerca presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna, dove è titolare di assegno, e fa parte dell’équipe dell’ARUB (Archivio Umanistico Rinascimentale Bolognese). Si è occupata di collezionismo tra Otto e Novecento e ha curato, in collaborazione, gli atti del Convegno "La cultura umanistica a Forlì fra Biondo e Melozzo" (Bologna, 1997). Ha pubblicato saggi su epica e raffigurazione a Bologna, su Giovio e le "cose turchesche", sull'identità dell'"altro" nel Rinascimento.

INDICE DELL’OPERA – Introduzione. La nostalgia dell’altro – Nota al testo – Tavola dei Sultani ottomani – Commentario de le cose de’ Turchi – Bibliografia – Bibliografia generale