Iran, stato del terrore. Come l'Occidente può vincere la guerra

Michael A. Ledeen
Boroli editore, pagg.158, Euro 14,00
 
IL LIBRO – Nel 1996 John Deutch, da poco nominato da Bill Clinton direttore della Cia, affermava che con la caduta dell’Unione Sovietica il pericolo di un’aggressione armata diveniva molto remoto per gli Stati Uniti: non esistevano più nemici in grado di minacciare il Paese.
Come spiega il politologo americano Michael A. Ledeen, perfino Bush senior aveva sostenuto che “finita la Guerra fredda, gli Stati uniti avrebbero dovuto guardarsi soltanto da minacce economiche, e non militari. Si trattava di un’opinione molto diffusa in ambito governativo e nella comunità intellettuale, in particolare tra quei profeti della globalizzazione convinti che presto l’idea stessa di Stato-nazione sarebbe diventata obsoleta, relegando il concetto di sicurezza nazionale fra le curiosità della Storia”.
“Così – prosegue Ledeen – quando ci chiediamo dove abbiamo sbagliato, per quale motivo non ci siamo accorti che i nostri nemici si preparavano ad attaccarci l’11 settembre 2001, e per quale motivo non eravamo preparati a difenderci, dobbiamo iniziare col riconoscere che il fallimento è grande e ha radici profonde e che i nostri governanti semplicemente si rifiutavano di prendere atto di ciò che stava succedendo. […] Abbiamo dato ai terroristi la possibilità, ogni possibilità, di portare a termine con successo la propria missione di morte”.
In assenza di una missione politica precisa erano dunque fallite le azioni di intelligence, “né il Pentagono aveva motivo per difendere una strategia volta a distruggere i signori del terrore che governano i Paesi del Medio Oriente”.
In questo libro Ledeen ricostruisce la storia della rete del terrorismo mondiale – dall’Olp fino alla rivoluzione di Khomeini in Iran, da Al Qaeda alle minacce di oggi – mettendo in luce la rilevanza del fondamentalismo islamico al suo interno. Getta poi uno sguardo approfondito alla politica antiterrorismo degli Stati Uniti e alla condotta delle agenzie di intelligence responsabili della sicurezza nazionale per capire le ragioni dell’atteggiamento americano fino alla svolta di Bush junior, secondo cui la guerra deve essere condotta sia contro i terroristi sia contro i Paesi che li aiutano o che li ospitano.
L’attenzione di Ledeen si concentra infine sui quattro Paesi cruciali – Iran, Iraq, Siria e Arabia Saudita – e sui mezzi a disposizione del mondo occidentale per affrontare e vincere la guerra contro i “signori del terrore”, abbattendo le dittature iraniana e siriana e fronteggiando le attività dei sauditi. Ciò che probabilmente richiederà altri mezzi da quelli militari impiegati contro i talebani e Saddam Hussein.

DAL TESTO – “Un’altra ragione per cui non siamo mai pronti alla guerra è il nostro fondamentale egualitarismo e la convinzione, così profondamente radicata in noi, che ogni uomo può essere reso migliore. Siamo convinti che tutti gli essere umani siano fondamentalmente uguali e, avendo convertito lo studio della storia nell’edulcorato elogio delle meraviglie del multiculturalismo, siamo riluttanti ad accettare la verità del detto di Machiavelli. Al contrario, l’idea stessa del politically correct ha reso di cattivo gusto suggerire che vi siano persone intrinsecamente malvagie, o addirittura regimi malvagi, la cui paura e odio nei nostro confronti sono così pervicaci che il nostro consueto “vivi e lascia vivere” non può funzionare. A meno che non si trasformi in “colpisci o sarai colpito””.

L’AUTORE – Michael A. Ledeen è uno storico e analista politico dell’American Enterprise Institute, uno dei più rilevanti centri del pensiero politico neoconservatore. Ha lavorato per il Dipartimento di Stato, il Pentagono e il Consiglio per la sicurezza nazionale sui temi del terrorismo internazionale.

INDICE DELL’OPERA – Introduzione – Il carattere degli americani – La natura della guerra – L’ascesa della rete mondiale del terrore – Il modello iraniano – La crisi dell’Islam – Osama – La natura della rete internazionale del terrore – Come siamo arrivati fin qui? A che punto siamo adesso? – Gli errori di Clinton – Le cose che non sappiamo, e perché – L’Olp, o come ridefinire il terrorismo – Fuga dalla verità – L’ultima goccia – Autodistruzione – L’errore più grave del presidente Clinton – Saddam – Le conseguenze dei nostri errori – Come vincere la guerra – Iran: la rivoluzione dall’interno – Iraq: guerra rivoluzionaria dentro e fuori – Armi di distruzione di massa – La Siria – I sauditi – E adesso? – L’Iran, Al Qaeda e Hezbollah – L’Iran e l’atomica