Pantano libanese (Imperi n.9/2006)

Imperi n.9/2006
Nuove Idee, pagg.235, Euro 22,90
 
L’ultimo numero di “Imperi” – la rivista di Geopolitica e globalizzazione diretta da Aldo Di Lello – è dedicato al Vicino Oriente e al conflitto libanese-sionista dell’estate 2006.
Non mancano articoli riguardanti la Turchia, tra i quali si segnala quello di Gabriele Adinolfi dal titolo “Perché gli Usa sono filoturchi”. “Nessuna delle tesi addotte a pretesto per l’ammissione della Turchia in Europa – osserva l’Autore – ha senso. Né lo ha la prospettiva di creare uno scontro etnico e religioso all’interno dell’Europa di domani, a meno che non sia proprio questo uno degli obiettivi ricercati da chi spinge per l’apertura ad Ankara”.
Secondo Adinolfi, “tra le ragioni per le quali ci si vuole imporre l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea” ce n’è una antirussa: “Creare un’alternativa ai gasdotti e agli oleodotti russi vorrebbe dire ridurre l’unica potenza in grado di dar fastidio alla Superpotenza e, soprattutto, di fornire all’Europa tutti gli elementi per la sua emancipazione”.
Nel saggio di Enrico Galoppini, invece, si legge come l’idea del cosiddetto “scontro di civiltà” sia un’immagine mediatica più che un processo reale. Funzionale a globalismo e unipolarismo, essa trova tra i propri sostenitori un fronte ampio che va dai “teocon” ai “new global” e ai “Saraceni dello zio Sam”. “Gli europei – scrive Galoppini – devono essere distratti dal loro vero problema: il perseguimento della loro libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità, politica, economica, culturale e militare. Non devono capire chi sono. Per questo devono imbarcarsi in guerre altrui, svolgendo il ruolo di ‘crociati per conto terzi’ (i “Crociati dello Zio Sam”). Questa realtà da incubo può avverarsi anche e soprattutto perché i popoli europei, indottrinati da una propaganda pluridecennale che ne ha infiacchito il carattere e la volontà (il “passato che non passa”, ad es.), non esprimono più una classe politica che agisce nel loro interesse, degli statisti degni di tale qualifica: non è un caso che l’attuale sperticata dimostrazione di “amicizia” per “Israele” coincida col punto più basso registrato nelle relazioni, ad ogni livello, tra l’Europa (e l’Italia, nello specifico) e il mondo arabo e islamico, a riprova del ruolo svolto dalla base territoriale del Sionismo quale elemento di destabilizzazione di un’area strategicamente ed economicamente fondamentale (e non il contrario, come alcuni “controinformatori” sogliono vedere: ovvero che “Israele” sarebbe il grande manipolatore di tutto e di tutti…)”.
Cristiano Tinazzi firma un “Reportage da una terra senza pace”, racconto in presa diretta della situazione libanese all’indomani del ritiro delle truppe israeliane. Vi si leggono le testimonianze dei miliziani di Hezbollah e della gente del posto. Sullo sfondo la desolazione di un Paese completamente da ricostruire e in cerca di futuro.