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Polemiche dopo il bando del «peggior insulto della storia»
La scelta di New York Vietato dire «negro»
Ma per i giovani afroamericani è un simbolo d’appartenenza
NEW YORK — La parola in questione, l’impronunciabile N-word è citata per esteso dal Dizionario Webster sotto la voce «nigger»: «Un termine che all’origine era una semplice variante di negro ma adesso è accettabile solo nel black-English. È generalmente tabù a causa del suo retaggio di odio razziale. Viene usata da una minoranza bianca come epiteto malvagiamente ostile». Ma da oggi la città di New York ha risolto il problema, mettendo al bando quella che per molti resta «l’insulto più infame nella storia degli Usa». La commissione per i diritti civili del Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità una moratoria, simbolica, diretta soprattutto ai giovani che hanno ripreso a usare l’epiteto, tornato di moda grazie a Hollywood e alla musica rap e hip-hop. Il bando non ha valore di legge: per evitare querele, che in nome del primo emendamento della Costituzione Usa risulterebbero tutte vincenti, il Consiglio Comunale si è ben guardato di parlare di proibizione legale. «Volevamo mandare un forte messaggio alle nuove generazioni », spiega Leroy Comrie, il consigliere comunale promotore dell’iniziativa. «Nigger divenne popolare all’inizio dell’800, quando mercanti e padroni di schiavi la usavano per privare dell’umanità la loro merce», gli fa eco Marsha Harris, dell'organizzazione Abolish the N-Word. I primi a lanciare l’idea furono la deputata afro-americana Maxine Waters e il Reverendo Jesse Jackson, fari spirituali dell’America nera. «Invitiamo studi cinematografici, network tv e industria discografica a mettere per sempre al bando la parola che inizia per N, laido residuo di un'altra era», dissero in coro a novembre.
Anche se il bersaglio della loro crociata erano soprattutto i giovanissimi afro-americani — gli unici, ormai, ad abusare di un termine inflazionato nella cultura nera rap e hip-hop — era stato un attore bianco a scatenare il loro sdegno. Durante uno show, il comico Michael Richards aveva inveito contro due giovani afro-americani, rei di aver interrotto il suo numero, esortando la maschera a buttarli fuori «perché sono dei sfottuti nigger, che solo 50 anni fa avremmo appeso a testa in giù ad un albero con un forcone nel sedere». L’incidente aveva traumatizzato soprattutto i neri più anziani, memori di scene strazianti di linciaggi, roghi alle chiese, scuole segregate e cavalieri bianchi incappucciati. Ma per i loro nipotini quella parola significa qualcosa di completamente diverso. «Il termine viene usato dai giovani neri come simbolo di solidarietà, appartenenza e potere, non di insulto », si ribella il professore Randall Kennedy, docente ad Harvard e nero, nonché autore del libro «Nigger: The Strange Career of a Troublesome word». Il sito Web niggaspace.com, spiega invece la differenza tra le due versioni della stessa parola. «Nigger, con il suffisso "er" denota razzismo e odio. E nigga, nella versione rap legittimata da Tupac Shakur nella canzone "N.I.G.G.A." (Never Ignorant Getting Goals Accomplished), che incarna fratellanza e appartenenza».
A. Far.
Corriere della sera, 28 febbraio 2007, pag.15 |
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