" I continenti hanno un significato simbolico che e' legato tanto a stereotipi culturali che a esperienze vissute: l'Europa non ha lo stesso significato per un Europeo che vi vive, per un Americano che la visita, per un Africano che se ne emancipa, per un Australiano ecc. Tuttavia gli stereotipi continentali non sono rimasti puri e semplici prodotti culturali, scaturiti da una conoscenza piu' o meno vera, da un'emotivita' piu' o meno viva, da una conoscenza piu' o meno netta: essi sono penetrati fino nell'inconscio con un'enorme carica di affettivita' e ne riemergono tramite i sogni o le reazioni spontanee, spesso appartenenti a un razzismo che resterebbe altrimenti ignoto. Allora il continente non rappresenta piu', in realta', una delle cinque parti del globo, ma un mondo di rappresentazioni, di passioni e di desideri; per esempio, il dottor Verne ha ben mostrato, analizzando il sogno di una sua paziente, che l'Asia non era per lei un ricordo, il fine o il desiderio di un viaggio intercontinentale, ma che quel continente 'rappresentava il ritorno al sacro, il mondo dell'assoluto, il mistero del trapasso, la via dell'unicita' portatrice del messaggio del vero e del reale'. L'Asia diventa un continente interiore, come l'Africa, l'Oceania, l'Europa, la cui interpretazione simbolica varia da soggetto a soggetto. Questa dimensione interiore puo' collegarsi a qualunque luogo, citta', paese, ec.; l'importante e' sapere cio' che significano per ciascuno le immagini, le sensazioni, i sentimenti, i pregiudizi di cui e' portatore e che costituiscono tutta la verita' soggettiva del simbolo. La geografia integra nella sua totalita' la geosociologia, la geocultura, e anche la geopolitica."

Dughin (…) dirige la rivista "Elementy": rassegna euroasiatica che si occupa soprattutto di geopolitica e predica la "rivoluzione conservatrice"; per primo ha tradotto in russo i testi di Evola e di Guénon, e già li diffondeva anni fa in samizdat (…) era dissidente con i comunisti, lo è adesso con quelli che chiama liberisti. In Italia (…) è stato pubblicato il suo Continente Russia. (Natalia Aspesi, "La Repubblica", 26 giugno 1994)

In Continente Russia, dopo l'articolo omonimo e quello su L'inconscio dell'Eurasia, Dughin passa a trattare del Nemico, dell'unico, vero "impero del Male": l'America. (…) Il pensatore russo conclude Continente Russia con una panoramica su Le radici metafisiche delle ideologie politiche. (…) Padroneggiando da maestro una tematica filosofico-religiosa quanto mai complessa, con conoscenze culturali più uniche che rare, il nostro conduce una disamina su alcune "visioni del mondo" riscontrabili nella storia delle società tradizionali, fino alle loro forme degenerative moderne. (Carlo Terracciano, "Origini", 7, agosto 1992)