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L'ultima di Gelli: «Il Vaticano diventi Stato off-shore»
Il «Venerabile» della P2 parla prima di una intervista tv:
«Prestai soldi ad Almirante, Fini aspettava nella hall...»
di Marco Dolcetta
NON È ANCORA placato l'ardore sovversivo di Licio Gelli. A ottantotto anni, durante la preparazione di una intervista televisiva sulla guerra di Spagna, il capo della P2 annuncia il piano aggiornato di «Rinascita», anticipandone la parte monarchico-finanziaria.
Consiste nel trasformare il Vaticano e la repubblica di San Marino in Stati, per così dire, off-shore. Ma non solo visto che sta brigando anche con aristocratici di varia caratura. L'ultima illusione di un ex burattinaio attempato? Forse. Anche se considerati i precedenti e la tempra del personaggio (oltre alla considerevole rete di conoscenze) con Gelli non si può mai dire. «San Marino e Vaticano», annuncia, «devono diventare i nuovi snodi extraterritoriali ma limitrofi all'Italia che permettano il trading internazionale del petrolio e delle altre fonti di energia. Notoriamente le teste regnanti e gli emiri gradiscono trattare, almeno formalmente, con dei loro pari grado. In Italia abbiamo un erede, Vittorio Emanuele, con suo figlio Emanuele Filiberto, oppure, anche eventualmente un altro ramo, gli Aosta con Amedeo e il figlio Aimone. Sarebbe un bene per tutti un loro interessamento, lasciando a Roma quella vera e propria corte dei miracoli con principi viziosi del bon ton e ladies dell'impero degli amari. Se il progetto avesse seguito ne risulterebbe un grande indotto economico finanziario di enorme portata per l'Italia intera; ma da risolvere è ancora la spinosa questione dell'eredità e della successione. C'è una lettera di Umberto che toglie ogni prerogativa a Vittorio, che si è sposato con Marina, non nobile».
Sul Vaticano e Gelli ci sarebbe molto da raccontare. Pierre de Villemarest già agente del II Bureau ovvero il Servizio Segreto francese racconta nel libro Le KGB au coeur du Vatican che secondo documenti in suo possesso Gelli avrebbe svolto un'attività di agente del KGB all'interno del Vaticano, agevolando ogni genere di azione destabilizzante ai danni dei Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I e anche Giovanni Paolo II. Informo di questo Gelli il quale ribadisce di essere nato fascista, di essere stato educato come un fascista, di aver combattuto da fascista e che vorrà morire da fascista e mi invita anche, quando incontrerò Villemarest a guardarlo negli occhi.
Naturalmente molto Gelli parla di soldi e di politica. A parte i casi più conosciuti dello IOR, di Marcinkus, di Calvi e della Rizzoli, le transazioni attuate dal Venerabile sono di ogni genere e riguardano personaggi per così dire, insospettabili. «Per esempio, in più riprese Giorgio Almirante, mio vecchio amico dai tempi di guerra, mi chiese un aiuto negli anni Sessanta. Non le saprei dire se quei milioni che gli prestai servivano a lui o al suo partito, quello che so di certo è che me li ha resi tutti nel tempo e nei modi concordati. Tanto che nel 1973 venne nella mia suite all'Hotel Excelsior di Roma, in compagnia del giovane Gianfranco Fini, che rimase ad aspettarci nella hall, e mi richiese un prestito di diversi milioni. Visto che si era comportato in maniera onesta e onorevole con me gli prestai quei soldi».
Capitolo Martelli. «Anni dopo, invece, a Villa Wanda sono stato al corrente del versamento da parte del Banco Ambrosiano sul Conto Protezione il cui numero era stato appuntato da Claudio Martelli. Era una busta intestata della Camera dei Deputati. Martelli che è stato anche Guardasigilli dello Stato italiano me l'aveva data perché la passassi a Calvi. Sopra, infatti, insieme al nome Conto Protezione, c'era scritto il riferimento della banca UBS di Lugano e il numero del conto: 633369..., Calvi doveva provvedere ai due versamenti di 3,5 milioni di dollari in due riprese come aveva concordato con il mio amico Martelli. Martelli l'avevo conosciuto nel 1976 presentatomi dal professor Fabrizio Trecca e Mazzanti che era presidente dell'Eni e con Di Donna che era l'amministratore delegato, io ho fatto solo da tramite. A volte ci vedevamo all'Excelsior dove pranzavamo insieme oppure andavo a trovarlo nella sua casa romana di via Giulia. Con Martelli parlavamo di tante cose, anche di massoneria. Diceva che il Psi era in gravi difficoltà economiche e avevano uno scoperto di 19 miliardi con il Banco Ambrosiano di Calvi e di 3 miliardi con il Monte dei Paschi di Siena. Si decise così di far circolare dall'Eni il denaro direttamente alla Banca di Calvi che l'avrebbe versato ai socialisti come soldi senza ritorno, ovvero i cosiddetti contributi, cioè quattrini dati a fondo perduto. Fu così che l'Eni - che verrà beneficiata dal referendum antinucleare voluto da Martelli - versò 50 milioni di dollari sul conto dell'Ambrosiano. Calvi accordò di defalcare il debito accumulato ormai a 19 miliardi di lire dagli interessi dell'Eni al Conto Protezione di Martelli e Craxi. La faccenda si trascinò negli anni con Martelli sempre a chiedere soldi in tranches di 3 milioni e mezzo di dollari». Gelli sostiene di non essere più interessato agli intrighi economici e politici. «Anche come poeta e scrittore oggi posso dirle che l'inchiostro è finito. Questo è il titolo del mio ultimo libro di poesie, anche se ci sto già ripensando e ne preparo uno nuovo. Inoltre ho fatto realizzare un'opera sinfonica con libretto da me scritto, musica composta», assicura, «da grandi professionisti».
l’Unità, 12 febbraio 2007, pag.10 |
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Vittorio Messori "Dai gay al Pse, all'Oms
ecco i nemici della Chiesa"
GIACOMO GALEAZZI
CITTA'DELVATICANO
«L'Organizzazione mondiale della sanità, certi settori della massoneria, le associazioni gay soprattutto americane, le multinazionali farmaceutiche, le potenti organizzazioni ecologiste internazionali che odiano il cristianesimo per nostalgia di paganesimo, i circoli liberal-radicali del "politicamente corretto"». A spiegare quali sono le lobbies anti-famiglia («capaci di incidere sui processi legislativi») denunciate sabato da Benedetto XVI è lo scrittore cattolico Vittorio Messori.
Chi lavora per contrastare la famiglia e, in genere, la prospettiva etica cattolica?
«E' evidente l'esistenza delle lobbies di cui parla il Pontefice. L'azione di questi influenti gruppi di pressione non è diretta solo contro la coppia nella prospettiva di fede, ma contro l'intero complesso etico e morale della Chiesa. L'Oms, in tema di contraccezione, aborto, diagnosi prenatale per la soppressione degli handicappati; certe importanti sigle dell'ambientalismo che vorrebbero liberarsi dal Vangelo per nostalgie pagane; alcuni settori della massoneria ostili alla morale cattolica. Ma le lobbies alle quali si riferisce il Papa sono anche altre».
Quali?
«Le grandi organizzazioni di omosessuali. I gay, come ogni minoranza, sono spesso litigiosi nelle loro comunità, ma specialmente negli Stati Uniti superano i loro contrasti nell'avversione praticamente unanime per l'etica "papista". C'è poi la colossale industria farmaceutica, il business più redditizio dell'economia globale, che ottiene guadagni formidabili dalla produzione di pillole anticoncezionali, preservativi e altri farmaci e strumenti che contrastano nei fatti le indicazioni ecclesiali».
Operano anche lobby politiche contro la famiglia?
«Soprattutto non pochi, influenti settori del Partito Socialista Europeo, che all'Europarlamento non ha accettato il cattolico Rocco Buttigliene da commissario e che non ha voluto menzionare le radici cristiane nella Costituzione. Il premier spagnolo Zapatero è un capofila quasi caricaturale dell’"eticamente corretto" imperante a Bruxelles, un radicalismo di massa che vede nella Chiesa la propria nemica giurata. I partiti di vecchia ispirazione marxista si sono trasformati in aggregazioni "liberal" nella quali la prospettiva morale è quella che fu della minoranza radicale di Pannella e che è ora l'ispiratrice della vulgata egemone».
La Chiesa sotto attacco?
«Sì, come sempre, del resto. E, in una prospettiva provvidenziale, per fortuna, visto che il Vangelo, se è davvero tale, divide. Ma una Chiesa messa in difficoltà non solo dall'esterno, anche da dentro. Talvolta si ha l'impressione che il Papa sia un capo quasi senza truppe. Dopo il Concilio, i catto-progressisti contestavano in piazza le istituzioni ecclesiastiche. Oggi, è in atto una sorta di scisma sommerso dei credenti che, senza manifestarlo pubblicamente, non obbediscono in privato alle norme morali della Chiesa. Se interpellati si dicono "cattolici", vanno pure a messa ma non seguono affatto le direttive sull'etica sessuale e familiare: dall'uso dei metodi contraccettivi all'accettazione del divorzio, della convivenza, dell'omosessualità, persino dell'aborto. E spesso,chi fa la predica e si candida a difese ad oltranza parla da pulpiti che lasciano almeno perplessi».
Cioè?
«E' ben noto che i leader della Cdl che si schierano contro i Dico sono tutti, ma proprio tutti, in una posizione familiare che per la Chiesa è irregolare. Tra quanti si dichiarano difensori della famiglia, l'unico "a posto", il solo che potrebbe ricevere senza problemi i sacramenti, essendo provvisto di una sola moglie che non ha mai abbandonato, è Clemente Mastella. Cioè, ironicamente, un esponente di quell'Unione che ha regolarizzato le coppie di fatto che gli "irregolari" del Polo annunciano di volere contrastare ad oltranza. Dio solo, naturalmente, può giudicare. Ma, a viste umane, anche i politici che si schierano a difesa della famiglia partecipano della incoerenza tra dottrina e prassi che contrassegna oggi tanto cattolicesimo».
La stampa, 19 febbraio 2007, pag.7 |
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Molti i reati contestati contro la pubblica amministrazione
«Commistione massoneria, affari e politica»
Le parole del pm Woodcock sulle indagini delle presunte attività illecite delle logge
POTENZA - «Una inquietante commistione tra massoneria, affari, politica e apparati pubblici di ogni genere e specie». La frase eloquente è quella usata dal pm di Potenza, Henry John Woodcock, per descrivere le indagini sulle presunte attività illecite delle logge massoniche sulle quali indaga dal 2005. Anche in questo caso il magistrato potentino ha sviluppato il lavoro investigativo partendo da un filone principale: quello che circa due anni fa portò in carcere, tra gli altri, il faccendiere Massimo Pizza per una truffa ai danni di alcuni imprenditori.
Contro i 24 indagati il magistrato ipotizza i reati di associazione a delinquere finalizzata a un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione. Per raggiungere questo scopo gli indagati avrebbero promosso e partecipato associazioni segrete vietate dall'art. 18 della Costituzione, in particolare costituendo strutture associative di tipo massonico la cui esistenza è stata occultata. «Ovvero - aggiunge il Pm - venivano tenute segrete congiuntamente finalità e attività sociali, rimanendo sconosciuti, in tutto o in parte, e anche reciprocamente i rispettivi soci».
Dalle intercettazioni e dalle indagini effettuate, gli indagati non apparterrebbero a famiglie massoniche conosciute, quali il Grande Oriente d'Italia (GOI) o la Grande Loggia d'Italia degli antichi liberi accettati muratori (GLDI). Infatti le due organizzazioni create dai personaggi finiti nell'inchiesta, ovvero la Gran Loggia Unita Tradizionale (GLUT) e il Grande Oriente Universale (GOU), non hanno ottenuto il riconoscimento di quelle che sono le organizzazioni massoniche più autorevoli in Italia.
Secondo gli inquirenti, le indagini hanno messo in luce un quadro «piuttosto allarmante» riferito all'attività criminosa perseguita da un gruppo di persone «legate ed espressione di ambienti massonici deviati», riconducibili a logge 'coperte' e cioè a strutture carenti di quelle caratteristiche di pubblicità interna ed esterna e di reciproca conoscenza tra i componenti. Secondo quanto accertato, inoltre, le logge che hanno le connotazioni di un gruppo 'ben organizzatò avrebbero una capacità operativa su tutto il territorio nazionale e anche all'estero.
Corriere della sera, 05 giugno 2007
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