Un'altra Resistenza Stampa E-mail

Eugenio Di Rienzo

Un'altra Resistenza
La diplomazia italiana dopo l'8 settembre 1943


Rubbettino Editore, pagg.264, € 20,00

 

dirienzo resistenza  Il volume di Eugenio Di Rienzo, "Un'altra Resistenza. La diplomazia italiana dopo l'8 settembre 1943", rappresenta un contributo di straordinaria rilevanza per la storiografia del Secondo conflitto mondiale, affrontando con rigore metodologico e profondità analitica un aspetto pressoché dimenticato del crollo dello Stato monarchico-liberale: il destino dei diplomatici italiani all'indomani dell'armistizio di Cassibile. Attraverso un'imponente ricerca archivistica, condotta su fonti italiane e straniere, Di Rienzo ricostruisce le vicende umane e professionali di coloro che, in servizio presso ambasciate, consolati e legazioni nei territori dominati o alleati dell'Asse, si trovarono improvvisamente isolati, privi di ordini e tagliati fuori da ogni forma di coordinamento centrale.

  L'Autore ha la capacità di mettere in luce un segmento della pubblica amministrazione la cui memoria è stata a lungo oscurata dalla narrazione dominante sulla Resistenza armata. Il titolo stesso, "Un'altra Resistenza", non è casuale, ma mira a restituire dignità storica a una forma di opposizione al nazifascismo che si esercitò non con le armi ma attraverso la fedeltà alle istituzioni legittime del Regno del Sud e il rifiuto di collaborare con la Repubblica Sociale Italiana. La cifra etica di tale scelta, compiuta nella quasi totalità dei casi in condizioni di estrema incertezza e di grave pericolo personale, è resa con efficacia dalla narrazione di episodi specifici che emergono dalle carte d'archivio e dai diari dei protagonisti.

  Di Rienzo descrive un universo diplomatico attraversato da dilemmi morali e pressioni politiche, spesso tragicamente risolti con la prigionia, la deportazione o la morte. Nei territori dell'Europa occupata dai nazisti, ma anche in scenari apparentemente più remoti come il Giappone o la Manciuria, i rappresentanti dello Stato italiano si trovarono dinanzi a scelte che mettevano a repentaglio non solo la propria incolumità, ma anche quella delle loro famiglie. Le condizioni di detenzione in campi di internamento o di lavoro forzato vengono descritte con puntualità documentaria, senza indulgere a toni patetici ma restituendo la gravità delle sofferenze patite. Ne emerge una rappresentazione corale, dove il coraggio individuale si intreccia con un senso profondo del dovere istituzionale.

  L'opera ha anche il merito di restituire il contesto geopolitico entro cui si svolsero tali vicende, illuminando il comportamento delle potenze dell'Asse nei confronti della diplomazia italiana dopo l'8 settembre. L'autore evidenzia come l'atteggiamento di Berlino e Tokyo, spesso determinato da logiche opportunistiche, abbia oscillato tra l'utilizzo strumentale degli apparati diplomatici rimasti sul campo e la repressione nei confronti di chi si rifiutava di aderire alla RSI. In tal senso, il libro si inserisce nel più ampio percorso di ricerca di Di Rienzo, già autore di studi fondamentali sulla politica estera italiana e sui rapporti tra le potenze durante il XX secolo. Si coglie, in particolare, una continuità tematica con lavori precedenti quali "Le Potenze dell'Asse e l'Unione Sovietica, 1939-1945" e "Afghanistan. Il "Grande Gioco"", nei quali l'autore ha indagato con metodo comparativo le dinamiche di lungo periodo dei sistemi internazionali.

  Di Rienzo evita ogni tentazione celebrativa, costruendo invece una narrazione fondata su un impianto documentario solido, che consente di superare stereotipi consolidati sul ruolo degli apparati dello Stato monarchico nella crisi del 1943-45. Lungi dal proporre una visione manichea degli eventi, il volume analizza anche le motivazioni, talvolta ambigue, di quei pochi diplomatici che optarono per l'adesione alla Repubblica di Salò, restituendo una visione complessa e articolata delle scelte compiute in un contesto estremo. In questa prospettiva, l'opera contribuisce a un ripensamento critico del concetto stesso di Resistenza, includendovi esperienze finora escluse dal canone storiografico e dall'immaginario pubblico.

  Particolare attenzione merita la capacità dell'autore di intrecciare vicende personali e grandi dinamiche internazionali, mostrando come le microstorie individuali dei diplomatici italiani si inseriscano in un quadro più ampio, che coinvolge l'assetto del sistema di alleanze, il crollo dell'impero fascista e la ridefinizione del ruolo dell'Italia nello scenario postbellico. La qualità della scrittura, densa ma accessibile, consente al lettore di apprezzare appieno la complessità del periodo trattato, senza rinunciare alla precisione terminologica e alla contestualizzazione dei concetti.

  "Un'altra Resistenza" si impone, dunque, come un'opera innovativa e necessaria, che colma una lacuna nella conoscenza della storia dell'Italia durante la Seconda Guerra mondiale. La profondità dell'indagine archivistica, unita alla capacità interpretativa e alla sensibilità nel trattamento delle fonti, ne fanno un modello di ricerca storiografica. È auspicabile che questo studio stimoli ulteriori approfondimenti sul ruolo delle élite istituzionali nel periodo della crisi dello Stato fascista e nella transizione alla democrazia repubblicana.

 

La Redazione

8 luglio 2025