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Fulvio Conti
Massoneria e fascismo Dalla Grande Guerra alla messa al bando delle logge
Carocci Editore, pagg.320, € 29,00
"Massoneria e fascismo" di Fulvio Conti si colloca con pieno merito all'interno di una rinnovata stagione storiografica che, a partire dagli anni Duemila, ha mirato a ricostruire con maggiore aderenza alle fonti primarie la complessa relazione tra associazionismo massonico e dinamiche del potere politico nell'Italia del primo Novecento.
L'arco cronologico preso in esame – dal 1914 al 1925 – è affrontato non come una sequenza lineare di eventi, ma come una fase di transizione caratterizzata da fratture interne, ambiguità ideologiche e tentativi, spesso contraddittori, di adattamento da parte della massoneria italiana alle mutate condizioni del sistema politico. Il punto di partenza è l'episodio emblematico del Congresso del Partito Socialista Italiano di Ancona del 1914, dove Benito Mussolini, allora figura emergente dell'ala massimalista, riuscì a far approvare una mozione che escludeva i massoni dal partito in nome di una presunta purezza classista dell'ideologia socialista. Tale scelta – ben documentata da Conti attraverso i resoconti congressuali e la stampa coeva – segnala l'inizio di un dissidio strutturale tra una parte della sinistra rivoluzionaria e una massoneria che, nonostante le sue articolazioni interne, restava fortemente ancorata ai valori del liberalismo laico e risorgimentale.
Il secondo snodo analizzato riguarda il difficile posizionamento della massoneria italiana nel primo dopoguerra. Conti restituisce con notevole efficacia la dimensione di smarrimento e di incertezza politica vissuta dalle logge di fronte alle trasformazioni in atto: l'irruzione del Partito Popolare sulla scena politica, il moltiplicarsi delle agitazioni sociali del biennio rosso, la crescente polarizzazione tra forze rivoluzionarie e controrivoluzionarie. In tale contesto, numerosi esponenti del Grande Oriente d'Italia, sotto la guida del gran maestro Domizio Torrigiani, finirono per considerare il fascismo nascente come un argine alla radicalizzazione del conflitto sociale e alla minaccia cattolica alla laicità dello Stato. Conti non si limita a rilevare questa dinamica: la interroga criticamente, mostrando come il sostegno iniziale di una parte della massoneria al fascismo non fosse tanto espressione di un'adesione ideologica quanto piuttosto frutto di una strategia conservativa, rivelatasi però miope.
L'aspetto più innovativo del volume risiede nella puntuale ricostruzione del processo che condusse alla rottura definitiva tra fascismo e massoneria, culminata nella legge del 19 maggio 1925 contro le associazioni segrete e, di lì a pochi mesi, nel bando delle logge decretato dal regime. L'autore documenta con precisione il progressivo irrigidimento del governo Mussolini, l'intensificarsi delle pressioni da parte dei settori clericali e l'escalation della violenza squadrista contro le sedi massoniche, episodi che testimoniano l'incompatibilità crescente tra un'organizzazione fondata sulla libertà di coscienza e di riunione e un potere politico sempre più orientato alla soppressione del pluralismo. Di rilievo è anche la lettura che Conti offre della parabola di Torrigiani, figura centrale nella vicenda: dal tentativo di dialogo con il fascismo alla scelta, sul finire del 1925, di collocarsi su posizioni di aperta opposizione, fino alla reclusione e al confino sotto il regime.
Conti si avvale di un'ampia base archivistica, comprendente documenti interni del Grande Oriente, atti parlamentari, carte personali e fonti giornalistiche, rielaborate con coerenza e senso critico. L'analisi si mantiene costantemente ancorata alla verifica empirica e rifugge tanto dalla tentazione agiografica quanto da semplificazioni manichee. La scelta di inserire inserti prosopografici e riferimenti al ruolo di singoli massoni nella vita politica e amministrativa nazionale rafforza l'efficacia esplicativa del testo, rendendo visibile l'interazione tra rete associativa e strutture statali.
Non meno significativa è la riflessione finale del volume, che invita a superare le letture dicotomiche del rapporto tra massoneria e fascismo: non vi fu né complicità organica né opposizione unitaria, bensì un campo di tensioni, incertezze e disillusioni, in cui si consumò il fallimento di un progetto culturale e istituzionale incapace di fronteggiare l'autoritarismo montante. In questo senso, la vicenda delle logge negli anni Venti, lungi dall'essere marginale, si rivela paradigmatica del destino dello Stato liberale italiano.
"Massoneria e fascismo" rappresenta, in definitiva, un punto di riferimento importante per lo studio della crisi del liberalismo italiano, dei processi di fascistizzazione e delle forme associative laiche nella prima metà del Novecento.
La Redazione
30 luglio 2025 |