Dobbiamo parlare di Xi Stampa E-mail

Michael Dillon

Dobbiamo parlare di Xi
La storia segreta del più potente leader del mondo


Chiarelettere, pagg.180, € 16,00

 

dillon xi  Con "Dobbiamo parlare di Xi" (Chiarelettere, 2025), traduzione dell'originale inglese "We Need to Talk About Xi" (Penguin Books, 2024), Michael Dillon offre una sintesi efficace e documentata della traiettoria personale e politica di Xi Jinping, inquadrandone il ruolo nella configurazione odierna della Repubblica Popolare Cinese. Storico britannico di lungo corso, con oltre cinquant'anni di esperienza diretta sul campo e una produzione consolidata in ambito sinologico ("China in the Age of Xi Jinping", Routledge, 2021), Dillon propone un'esposizione compatta, ma densamente articolata, che si distingue per equilibrio analitico e sobrietà interpretativa. Il volume, nella sua versione italiana di 180 pagine, funge da strumento introduttivo e insieme critico per l'analisi della Cina contemporanea.

  L'impianto del testo si sviluppa lungo un asse biografico-politico che rifugge sia dall'agiografia sia dalla demonizzazione. L'autore parte dalla formazione di Xi nel contesto traumatico della Rivoluzione Culturale — marcata dalla caduta in disgrazia del padre, Xi Zhongxun, figura di primo piano dell'apparato maoista successivamente epurata — per mostrare come quell'esperienza abbia influito sulla visione del potere del futuro Segretario Generale. La narrazione prosegue con l'ascesa graduale attraverso i livelli intermedi del Partito Comunista Cinese (PCC), culminata nel 2012 con l'assunzione della massima carica partitica, poi consolidata dalla rimozione dei limiti costituzionali ai mandati presidenziali nel 2018.

  Dillon colloca la leadership di Xi nel solco di una tradizione autoritaria rinnovata, che accanto al rafforzamento ideologico interno ha fatto della stabilizzazione economico-sociale e della proiezione geopolitica le sue direttrici principali. Particolarmente rilevante è l'attenzione riservata alla politica di "rinascita nazionale" (中华民族伟大复兴), concetto centrale nel discorso ufficiale di Xi, in cui confluiscono elementi di orgoglio nazionale, continuità imperiale e rivendicazione postcoloniale. Il testo evidenzia come tale progetto sia stato accompagnato da un'intensificazione dei meccanismi di sorveglianza e controllo sociale (incluso il sistema di "credito sociale"), da un consolidamento del ruolo delle SOE (State-Owned Enterprises) nell'economia e da una ri-centralizzazione delle leve decisionali all'interno del Comitato Centrale e del Politburo.

  Non manca una trattazione accurata delle politiche interne più controverse: la campagna anti-corruzione, in cui Dillon riconosce una duplice funzione — moralizzatrice e di epurazione selettiva degli avversari politici; la gestione securitaria di Hong Kong, culminata nella legge sulla sicurezza nazionale del 2020; e soprattutto la questione uigura, affrontata con approccio documentale, sulla base dei dati emersi dai China Cables e dai Xinjiang Police Files, che testimoniano la portata sistematica delle detenzioni extragiudiziali nella regione autonoma.

  Sul piano economico, l'autore ripercorre le ambivalenze dell'era Xi: da un lato, l'impegno dichiarato per l'eliminazione della povertà estrema (dichiarata "eradicata" nel 2020, secondo dati ufficiali del governo cinese); dall'altro, la crescente incertezza generata da politiche imprevedibili verso il settore privato — si pensi alla repressione normativa contro le big tech, all'affaire Ant Group (2020) e alla crisi del colosso immobiliare Evergrande. Dillon non indulge in determinismi né in allarmismi, ma mette in luce le tensioni strutturali di un modello di sviluppo in fase di transizione, stretto tra esigenze di stabilità e dinamiche di modernizzazione tecnologica.

  Una sezione finale è dedicata alle relazioni internazionali, dove la Cina viene analizzata come attore globale dalla postura sempre più assertiva, in particolare nell'Asia orientale e nel continente africano, con riferimento alla Belt and Road Initiative. L'autore evidenzia come la retorica della "win-win cooperation" conviva con pratiche di diplomazia coercitiva e con un aumento della pressione militare intorno allo Stretto di Taiwan. La riflessione si estende agli scenari futuri, formulando interrogativi prudenti ma fondati: quale direzione prenderà la Cina post-Xi? Quale spazio resterà a forme di dissenso interno in un sistema sempre più impermeabile alla critica? E quale tipo di ordine internazionale emergerà dal progressivo declino della cooperazione multilaterale?

  Il pregio principale del volume risiede nella sua capacità di coniugare rigore empirico e chiarezza espositiva. Dillon propone una cornice interpretativa aperta, che invita alla riflessione piuttosto che all'adesione. L'assenza di enfasi retorica e la sobrietà lessicale contribuiscono a restituire la complessità della materia senza deformazioni ideologiche. Il testo si avvale inoltre di apparati utili alla contestualizzazione — glossario, cronologia, schede biografiche — che ne accrescono l'utilità per fini didattici e divulgativi avanzati.

  Pur non approfondendo aspetti tecnico-specialistici (quali la politica monetaria, la governance ambientale o l'intelligenza artificiale), "Dobbiamo parlare di Xi" rappresenta un'introduzione solida, informata e metodologicamente fondata alla leadership cinese attuale, oggi quanto mai necessario per comprendere i meccanismi profondi della seconda economia del mondo.

La Redazione

30 luglio 2025