Il fascismo non è mai morto Stampa E-mail

Luciano Canfora

Il fascismo non è mai morto

Edizioni Dedalo, pagg.96, € 13,00

 

canfora fascismo  Nel saggio "Il fascismo non è mai morto", Luciano Canfora propone un'analisi storica e politica che si inserisce con disinvoltura nelle questioni più attuali del panorama italiano e internazionale. Il libro contiene una riflessione critica sulla persistenza, in forme mutanti, di ideologie che fanno riferimento al fascismo, mettendo in discussione il comune senso del "fascismo come fenomeno estinto" che permea la memoria storica collettiva. Il titolo stesso, provocatorio e sfidante, lancia un monito: il fascismo non solo non sarebbe mai morto, ma sarebbe anche costantemente riemerso, in diverse vesti, lungo il corso del Novecento e nel presente.

  L'autore smonta la teoria della "fine del fascismo" con un approccio che fonde la ricostruzione storica con l'analisi sociopolitica. Secondo Canfora, la lettura di una data precisa, quella della caduta del fascismo nel 1945, come conclusione definitiva di un fenomeno ideologico e politico che ha segnato la storia italiana e mondiale, risulta riduttiva e illusoria. In realtà, come dimostra nel suo libro, il fascismo non è mai stato un fenomeno monolitico, né confinato unicamente al periodo storico in cui si è affermato. La sua matrice ideologica e le sue implicazioni politiche hanno continuato a riemergere, sotto forme diverse, nel corso dei decenni, non solo in Italia, ma anche in altre nazioni, trasformandosi e adattandosi ai contesti storici e politici di volta in volta.

  L'analisi di Canfora si allontana da una lettura puramente accademica, rendendo la sua scrittura accessibile a un pubblico più ampio senza sacrificare la precisione storica. Attraverso una narrazione che incrocia eventi, politiche e personaggi del secondo dopoguerra, l'autore dimostra come il fascismo, lungi dall'essere una parentesi storica chiusa con la fine della Seconda guerra mondiale, abbia continuato a nutrire diverse correnti politiche. Il fascismo, infatti, si è riflesso in tendenze politiche che si sono sviluppate nel periodo della Guerra Fredda, nella contestazione del sistema democratico e nel rifiuto delle sue istituzioni da parte di forze reazionarie, fasciste e neofasciste, che pur non avendo il nome, hanno trasportato in sé molte delle caratteristiche originarie del fascismo: il culto della personalità, l'anti-comunismo radicale, il nazionalismo esasperato, il disprezzo per la democrazia rappresentativa.

  Canfora pone particolare attenzione all'analisi dei gruppi politici, movimenti e forze sociali che, anche negli ultimi decenni, hanno manifestato una connessione con l'ideologia fascista o comunque con pratiche politiche autoritarie. L'autore dimostra come, spesso, il ritorno del fascismo non sia avvenuto sotto la stessa etichetta, ma con modalità mascherate o distorte, pur mantenendo intatte le stesse istanze che ne avevano segnato la nascita nel contesto italiano e internazionale degli anni '20 e '30. Tale interpretazione trova un fondamento nei dati storici, che Canfora analizza con minuzia, come nel caso dell'atteggiamento dei neofascisti italiani nel dopoguerra o nelle più recenti vicende politiche che, anche nel contesto europeo, mostrano una preoccupante riemersione di elementi fascisti.

  Il volume offre anche una disamina critica dell'uso della memoria storica. Canfora contesta le letture autoconsolatorie che riducono il fascismo a un fenomeno terminato nel 1945, sostenendo che tale visione distorta serve solo a eludere le sfide politiche ed etiche contemporanee. L'autore invita a un confronto serio con il passato, che non deve essere messo a tacere per semplificare il dibattito politico odierno. In questo, il testo si inserisce in un dibattito più ampio sulla memoria e sulla storia contemporanea, criticando la tendenza a fare tabula rasa del passato per creare una narrazione lineare e rassicurante, che spesso ha come effetto il negazionismo o la rimozione degli aspetti più problematici della storia.

  Uno degli aspetti più stimolanti del libro è proprio la sua attualizzazione del fascismo, che Canfora non riduce a un dato del passato, ma lo vede come un fenomeno che si riaffaccia ciclicamente nella storia, mutando forma ma non sostanza. L'autore, pur non adottando una visione deterministica, suggerisce che la continua riaffermazione di idee fasciste dipenda anche dalla persistente inadeguatezza delle risposte politiche alle contraddizioni sociali e politiche del presente. La crisi economica, la disuguaglianza crescente, la paura del diverso, la sfiducia nelle istituzioni sono tutti fattori che, secondo Canfora, alimentano il fertile terreno sul quale si nutrono le derive autoritarie e fasciste.

  Il fascismo, in questo senso, non è solo un fenomeno che riguarda l'Italia o l'Europa: è una struttura ideologica che si alimenta in ogni epoca di crisi, e che, in momenti di disorientamento collettivo, può trovare nuovi seguaci. A tal proposito, il libro di Canfora è un invito a non sottovalutare i segnali di ritorno dell'autoritarismo e della xenofobia, che rischiano di minare le fondamenta della democrazia contemporanea.

  La critica che Canfora muove nei confronti della lettura comunemente accettata della fine del fascismo è radicale ma ben motivata. Egli non si limita a confutare tesi storiche, ma si lancia anche in una riflessione più ampia sullo stato della politica e delle istituzioni democratiche. La sua è una vera e propria denuncia della superficialità con cui viene trattato un tema di tale importanza, così come una sollecitazione a interrogarsi seriamente sul presente e sul futuro del nostro sistema politico.

La Redazione

15 novembre 2025