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a cura di Stefania Pietroforte
Due filosofi nella storia Corrispondenza tra Bruno Nardi e Giovanni Gentile (1910-1944)
Sismel – Edizioni del Galluzzo, pagg.XCVIII-265, € 54,00
Il volume a cura di Stefania Pietroforte, "Due filosofi nella storia. Corrispondenza tra Bruno Nardi e Giovanni Gentile (1910-1944)", raccoglie e analizza una selezione delle lettere intercorse tra due tra i più importanti esponenti del pensiero filosofico italiano del XX secolo. Il carteggio documenta un rapporto che, dal 1910 al 1944, si sviluppò non solo in un dialogo intellettuale di grande rilievo, ma anche come uno specchio delle turbolente vicende politiche e culturali del tempo. La curatrice, attraverso un'attenta e meticolosa raccolta epistolare, restituisce una visione complessiva del confronto tra due pensatori, i cui percorsi, pur caratterizzati da divergenze, si intrecciarono in una continua interazione sia filosofica che personale.
La figura di Giovanni Gentile emerge dal carteggio come quella di un filosofo di vasta portata, capace di influenzare profondamente la scena intellettuale dell'epoca. Fondatore del "sistema attualista", Gentile fu un intellettuale che, negli anni del fascismo, riuscì a mantenere un ruolo centrale nel panorama filosofico, come testimoniano anche la creazione dell'Enciclopedia Italiana e la direzione del «Giornale critico della filosofia italiana». La sua figura di intellettuale e organizzatore culturale è ben documentata nelle lettere, dove emerge un uomo impegnato nella realizzazione di progetti culturali che, pur tra le difficoltà del contesto storico, tentava di sostenere l'autonomia del pensiero filosofico in Italia. La curatrice evidenzia anche i tratti più umani del pensatore, le sue fragilità, le sue ambizioni, la sua costante ricerca di legittimazione in un contesto politico e sociale spesso ostile.
Dall'altra parte, Bruno Nardi, pur avendo un ruolo meno rilevante rispetto a Gentile, si rivela una figura altrettanto importante, impegnato in un'acuta riflessione sulla filosofia medievale e sulla sua interpretazione. La corrispondenza tra i due filosofi evidenzia non solo il confronto sul pensiero medievale, ma anche una discussione serrata sull'evoluzione della filosofia moderna e sull'attualità della tradizione scolastica. In particolare, il carteggio mette in luce l'intensa rivalità tra i filosofi italiani di orientamento idealista e la neoscolastica che, in quegli anni, iniziava a prendere piede. Il confronto tra Nardi e Gentile in merito alla filosofia medievale risulta particolarmente significativo, perché riflette un dibattito che si colloca al crocevia tra la filosofia idealista e una forma di conservatorismo teologico, che entrambi i filosofi cercavano di definire e di contestualizzare.
Le lettere, tuttavia, non si limitano a questioni filosofiche astratte. Esse rappresentano anche un vivace resoconto delle vicende politiche e storiche che segnarono il periodo, dalla Prima guerra mondiale al crollo del fascismo e agli orrori della Seconda guerra mondiale. Il carteggio, in questo senso, diventa un osservatorio privilegiato sulla reazione dei due pensatori ai grandi eventi del loro tempo. Le lettere trasmettono l'incertezza, la delusione, la speranza e la disperazione che segnarono il loro percorso intellettuale e umano, ponendo l'accento su una tensione continua tra il desiderio di un rinnovamento della cultura e la consapevolezza della tragica evoluzione politica in corso. La visione di Gentile, con la sua fede nell'unità tra Stato e Chiesa, si scontra con la crescente crisi del fascismo e con il fallimento della sua utopia politica. La riflessione sulla storia, sulla filosofia e sulla politica diventa per i due pensatori un esercizio di consapevolezza, ma anche di resa.
Un altro aspetto che emerge con forza nel carteggio riguarda il rapporto tra lo Stato e la Chiesa, tema cruciale soprattutto nella riflessione di Gentile, ma anche nel pensiero di Nardi, che, pur mantenendo una posizione meno ideologicamente schierata, non esita a confrontarsi con la posizione ufficiale del Regime. Le lettere testimoniano il loro tentativo di definire un percorso che potesse coniugare la sfera religiosa con quella filosofica, con un occhio rivolto alle implicazioni politiche di tale congiunzione. Questo aspetto risulta di particolare interesse, in quanto il dialogo tra i due filosofi rispecchia le complesse dinamiche tra la Chiesa, lo Stato e la cultura in un periodo di forte tensione ideologica.
Sebbene il volume non si concentri esclusivamente sulla filosofia politica o sull'analisi delle opere, il carteggio tra Nardi e Gentile offre un quadro molto più ampio di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Le lettere non sono soltanto uno strumento di analisi filosofica, ma anche un canale attraverso il quale possiamo comprendere le vicende di due uomini che, pur distanti nelle loro inclinazioni politiche, si trovano costantemente a confronto con il contesto storico che li circonda. La forza del libro risiede anche nella capacità della curatrice di equilibrare l'aspetto strettamente intellettuale con quello più umano, mettendo in luce non solo il pensiero dei due filosofi, ma anche le loro emozioni, le preoccupazioni e le speranze.
La Redazione
17 novembre 2025 |