Giovanni Gentile. Una filosofia per il fascismo Stampa E-mail

a cura di Marcello Pera

Giovanni Gentile
Una filosofia per il fascismo


Rubbettino, pagg.144, € 16,00

 

aavv gentile  In "Giovanni Gentile. Una filosofia per il fascismo", volume curato da Marcello Pera, si offre una riflessione approfondita e ben documentata sulla figura di Giovanni Gentile, indagando il suo ruolo cruciale come pensatore e interprete ideologico del fascismo.

  Il volume si fonda su un solido quadro storiografico, in cui le posizioni di autori come Augusto del Noce e A. James Gregor sono integrate in modo equilibrato, ponendo in evidenza la complessità dei rapporti tra Gentile e il fascismo. A partire dalla famosa citazione di Gregor, che sottolinea come Gentile fosse il "filosofo del fascismo" ben prima che il movimento fascista assumesse il suo ruolo storico definitivo, il libro affronta le due direttrici principali che hanno guidato il pensiero di Gentile verso il fascismo: da un lato, la sua riflessione filosofico-speculativa, radicata nell'idealismo hegeliano, e dall'altro, la sua interpretazione storica e politica dell'Italia post-risorgimentale.

  Un aspetto centrale di questo studio è la valorizzazione della visione filosofica di Gentile, che risulta essere un tassello fondamentale per comprendere non solo le sue convinzioni ideologiche, ma anche la sua prassi politica. Il suo idealismo, che correggeva e reinterpretava l'idealismo hegeliano in chiave ontologica e attualistica, si coniuga con una visione della politica come strumento di realizzazione della totalità. In questo quadro, il fascismo non appare come una mera adesione a un movimento politico, ma come il compimento di un ideale di riscatto e di rinascita nazionale, che si radica nella visione dell'uomo come soggetto assoluto in grado di autodeterminarsi attraverso la volontà storica e collettiva.

  Gli autori, con un approccio ponderato e rigoroso, non evitano le contraddizioni e le ambiguità che caratterizzano la figura di Gentile. Se da un lato egli concepiva la politica come una forma di realizzazione dell'ethos nazionale, in cui lo Stato avrebbe dovuto avere un ruolo predominante nella formazione della coscienza individuale e collettiva, dall'altro non mancano le problematiche derivanti dall'assolutizzazione dello Stato e dalla subordinazione dell'individuo a una visione collettivista che non lasciava spazio a una vera autonomia del pensiero e della libertà individuale. Queste tensioni, che emergono nel confronto tra la sua filosofia e la realtà politica del fascismo, sono analizzate con grande acume, senza tuttavia ridursi a una semplice condanna o giustificazione del pensiero gentiliano.

  Un elemento di grande interesse del volume è la capacità di Pera di non cadere nella trappola di una lettura univoca del rapporto tra Gentile e il fascismo. La sua interpretazione si fonda su un'approfondita conoscenza del contesto storico e filosofico in cui Gentile operava, mettendo in evidenza come il suo pensiero non si riducesse alla mera legittimazione del regime, ma piuttosto si sviluppasse come una sintesi tra elementi provenienti dall'idealismo tedesco e una riflessione sulla crisi del liberalismo e del Risorgimento. La filosofia gentiliana, pur nel suo carattere totalizzante, è indagata nelle sue sfumature e nelle sue potenzialità critiche, offrendo così una visione più articolata e complessa della sua adesione al fascismo.

  L'analisi proposta restituisce la portata storica del pensiero gentiliano, che si situa all'incrocio tra la fine del liberalismo italiano e l'ascesa di una nuova visione dello Stato. Gentile, infatti, non fu solo un filosofo del fascismo, ma anche un protagonista dell'evoluzione politica italiana, contribuendo a plasmare la cultura politica del regime attraverso la sua dottrina dell'«attualismo» e della «scuola fascista» che avrebbe avuto un ruolo centrale nel sistema educativo fascista. Il suo ruolo di ministro dell'Istruzione dal 1922 al 1924, e la sua adesione formale al Partito Nazionale Fascista, vengono esaminati con attenzione, ponendo l'accento non solo sulla sua azione politica, ma anche sulle sue convinzioni educative e pedagogiche, che miravano a costruire una nuova coscienza collettiva in sintonia con gli ideali fascisti.

  Il volume, in definitiva, riesce a sintetizzare con equilibrio e rigore le diverse dimensioni del pensiero di Giovanni Gentile, senza cedere alla tentazione di semplificare o polarizzare la sua figura. L'opera è un contributo prezioso per comprendere la complessità della relazione tra filosofia e politica nell'Italia fascista, mettendo in luce la centralità di Gentile non solo come teorico del fascismo, ma anche come pensatore critico della modernità, che affronta le sfide della sua epoca con un pensiero originale e incisivo.

La Redazione

19 novembre 2025