|
Aa. Vv.
Italia contemporanea Fascicolo 308/2025
Franco Angeli, pagg.237, € 48,00
Il fascicolo n. 308/2025 della rivista "Italia Contemporanea" si apre con un'ampia e articolata riflessione sulle "Culture e pratiche della pace in Italia, dal 1945 ad oggi", tema che non perde mai di attualità. Gli studi e le ricerche proposti affrontano il complesso rapporto tra Italia e pace, esplorando le diverse sfaccettature storiche, politiche e sociali che hanno plasmato la memoria e la prassi pacifista nel contesto italiano, evidenziando al contempo le contraddizioni e le tensioni che hanno accompagnato tale percorso.
L'introduzione, curata da Tommaso Baris e Alessandro Santagata, traccia un quadro sintetico e dinamico degli scenari di guerra e delle culture di pace che si sono alternate in Italia, dal dopoguerra a oggi. Gli autori propongono una riflessione che, oltre a ripercorrere eventi storici e ad analizzare la retorica della pace, si impegna a comprendere le radici profonde del pacifismo italiano e le sue evoluzioni nel contesto geopolitico mondiale.
Il contributo di Marco Labbate, "Obiezione di coscienza e rappresentazioni di genere nell'Italia repubblicana", arricchisce il dibattito introducendo una lettura originale dell'obiezione di coscienza, inquadrandola non solo come una questione etica e politica, ma anche come un fenomeno legato alla costruzione dell'identità di genere nell'Italia del secondo dopoguerra. Labbate sottolinea come l'obiezione non sia stata solo una battaglia individuale contro il servizio militare obbligatorio, ma anche un elemento di discontinuità rispetto alle pratiche patriarcali e militariste radicate nella cultura italiana.
Il saggio di Fabio Montella, "Sindaci di pace in tribunale", offre un'analisi approfondita del contrasto tra amministrazioni locali e autorità centrali sul tema della pace, utilizzando le carte del Ministero dell'Interno. Montella indaga le tensioni emerse tra le amministrazioni comunali che, specialmente a partire dagli anni Sessanta, si impegnarono nella difesa di politiche pacifiste e i tentativi di marginalizzare tali pratiche da parte dello Stato centrale. La sua ricerca getta luce su una dimensione spesso trascurata della storia italiana, evidenziando come la lotta per la pace abbia avuto una rilevanza concreta nelle politiche locali e nella gestione del conflitto.
Un altro contributo significativo è quello di Jacopo Lorenzini, "La pace come strumento di guerra. La delegittimazione del pacifismo negli anni della guerra rivoluzionaria (1956-1969)", che analizza come il pacifismo italiano sia stato progressivamente delegittimato in un periodo di intensificazione della Guerra fredda e dei conflitti rivoluzionari, in particolare attraverso la manipolazione delle sue istanze pacifiste da parte di chi sosteneva l'uso della violenza come strumento di cambiamento sociale. Lorenzini esplora la contraddizione di un movimento che, pur essendo nato per promuovere la pace, si è trovato sempre più emarginato da un contesto politico e sociale che giustificava l'uso della forza.
Il contributo di Maria Chiara Rioli e Lorenzo Bertucelli, "Alexander Langer e il conflitto israelo-palestinese", è focalizzato sul ruolo di Langer e sulle sue pratiche di intermediazione tra la Palestina e Israele, tra la Prima Intifada e il processo di pace di Oslo. La ricerca sottolinea come Langer abbia cercato di coniugare un attivismo radicale con un pragmatico tentativo di mediazione in un conflitto che sembrava inestricabile, dimostrando l'importanza di una visione complessa e non dogmatica della pace.
"In cammino per un mondo nuovo" di Laura Ciglioni è un intervento incentrato sulla marcia Perugia-Assisi degli anni Novanta, che offre una lettura dei cambiamenti nel concetto di pace, inserendo l'evento all'interno di un ordine mondiale post-Guerra Fredda, in cui la pace non è solo un valore etico, ma anche una necessità geopolitica, in un contesto di crescente globalizzazione e crisi dei conflitti regionali.
Achille Conti, con il suo saggio "Tra pacifismo e post-comunismo: la sinistra italiana e la guerra (1991-1999)", analizza il dibattito interno alla sinistra italiana riguardo alla guerra, in particolare a partire dalla fine della Guerra Fredda. Conti esplora come le posizioni pacifiste si siano evolute in relazione ai nuovi conflitti internazionali e alla crisi ideologica della sinistra italiana, specialmente riguardo agli interventi in Jugoslavia e alla Guerra del Golfo.
Accanto agli studi sulle culture della pace, il fascicolo include anche un approfondimento sul fascismo, come dimostra il saggio di Kate Ferris, Cibo e/è potere. Ferris esplora le nuove tendenze storiografiche sulla storia dell'alimentazione durante il fascismo, mettendo in relazione la politica alimentare con la costruzione del consenso e l'esercizio del potere. In modo simile, il contributo di Martina Salvante, "Che genere di fascismo?", si inserisce in una riflessione critica sul fascismo, proponendo una rassegna storiografica che supera le interpretazioni tradizionali, sottolineando la pluralità e la complessità del fenomeno fascista, soprattutto a distanza di oltre un secolo dalla Marcia su Roma.
Infine, le "Note e discussioni" offrono altri spunti di riflessione, tra cui il contributo di Massimo Baioni, "Romanità e dintorni", che analizza il riuso pubblico dell'antico nell'Italia fascista, e l'approfondimento di Annalisa Capristo sulla mancata nomina di Giovanni Mercati all'Accademia d'Italia nel 1937, un episodio che evidenzia le tensioni politiche e culturali interne al Regime fascista.
La sezione Open Access, con contributi come "La guerra di Israele a Gaza e la questione del genocidio" di Omer Bartov, e altre riflessioni sulla romanità e le sue implicazioni politiche, completa questo fascicolo ricco e multidimensionale, che offre spunti di riflessione storica, ma invita anche alla riflessione sul presente, in un periodo in cui la guerra e la pace continuano a essere temi centrali nelle dinamiche globali.
La Redazione
20 novembre 2025 |