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René Girard
Il miracolo del ridere Prefazione di Benoît Chantre
Raffaello Cortina Editore, pagg.208, € 15,00
Il riso, fenomeno enigmatico e universale, è da sempre oggetto di riflessione in numerosi ambiti della filosofia, della psicologia, della sociologia e della letteratura. René Girard, uno degli intellettuali più rilevanti del nostro tempo, si addentra in questo campo con la sua opera "Il miracolo del ridere", dove esplora la natura del riso e le sue implicazioni sociali e filosofiche. In questo testo, Girard non si limita a proporre una riflessione astratta sul riso, ma lo esamina in relazione alla nostra epoca, a un'epoca in cui il riso sembra aver perso quella spontaneità che un tempo lo caratterizzava, acquisendo, al contrario, una dimensione più complessa e potenzialmente rischiosa.
Il libro si apre con una riflessione provocatoria: sebbene oggi sia più facile far ridere rispetto al passato, i rischi associati a questo atto sono così ingenti che non possiamo più godere del riso con la stessa disinvoltura di un tempo. Girard suggerisce che la risata, nell'epoca moderna, ha acquisito una nuova dimensione: quella di un gesto potenzialmente divisivo, capace di svelare vulnerabilità e, al contempo, di mettere in gioco una serie di relazioni complesse. Questa osservazione, seppur di per sé semplice, fa emergere una riflessione profonda sul cambiamento sociale e culturale che ha trasformato il riso da un atto di liberazione a un gesto che può, paradossalmente, produrre alienazione e disgregazione.
Il cuore dell'opera di Girard consiste nella decodifica del riso, che l'autore descrive come un vero e proprio enigma e, al contempo, un miracolo. Il riso, per Girard, non è mai un atto neutro o scontato. Esso nasce da una relazione complessa tra il soggetto che ride e l'oggetto del suo ridere, e implica una consapevolezza di sé e dell'altro che lo rende ambivalente e, in alcuni casi, addirittura minaccioso. Girard non si limita a teorizzare la natura del riso in modo astratto, ma analizza anche il suo potenziale effetto di contagio sociale. La risata, infatti, può essere sia un gesto di inclusione, capace di favorire l'unione tra gli individui, sia un atto che rinforza le dinamiche di esclusione e di scissione.
La riflessione di Girard si distacca dalle tradizionali teorie filosofiche sul riso, in particolare da quelle di filosofi come Bergson, che tendevano a considerare la risata come una reazione automatica e disinteressata a una distorsione della realtà. Girard, al contrario, ci invita a vedere il riso come un fenomeno che coinvolge non solo la sfera della sensazione, ma anche quella della coscienza, della cultura e della società. La risata è un atto che può significare più di un semplice svago: è, per così dire, un atto che può "spiegare" una società, un atto che può rivelare i suoi conflitti, le sue paure e i suoi desideri repressi.
Girard offre un'analisi del solletico, utilizzato quale esempio di come il riso possa nascere da una sorpresa fisica e psicologica che colpisce i punti vulnerabili del corpo. In queste pagine, Girard sembra voler sfidare lo spirito "serioso" della filosofia tradizionale, proponendo un punto di vista che è più giocoso, ma non meno profondo. Il solletico, con la sua capacità di suscitare il riso in modo imprevisto, diventa il simbolo di una riflessione che non si prende troppo sul serio, ma che, paradossalmente, porta a una comprensione più autentica e immediata della natura umana.
La "gaia scienza" di Girard si fa così beffa di una filosofia che troppo spesso si prende troppo sul serio, che rischia di cadere nella trappola dell'autoreferenzialità e dell'intellettualismo sterile. Il riso, nella sua forma più innocente, diventa un antidoto alla seriosità eccessiva, una forma di conoscenza che non teme la fragilità e l'imperfezione umana. È attraverso il riso che Girard suggerisce che possiamo sfidare le convenzioni e riscoprire una dimensione più autentica dell'esperienza umana.
Un altro tema fondamentale che emerge dal testo è l'idea che il sorriso autentico, a differenza di quello cinico o forzato, ha la capacità di escludere la scissione e di favorire la creazione di legami tra gli individui. In un'epoca segnata dalla divisione e dalla polarizzazione, la risata sincera diventa un invito a ridere insieme, a condividere un'esperienza che può rafforzare la coesione sociale e, al contempo, a superare le barriere che ci separano. Il sorriso, quindi, non è solo un gesto individuale, ma un atto che ha un valore collettivo: ridere insieme può diventare un modo per rivelare la nostra vulnerabilità comune, per riconoscere nell'altro una parte di noi stessi.
Girard, con la sua scrittura acuta e provocatoria, ci invita a riflettere sul significato del riso nell'epoca contemporanea, dove esso non è più solo una reazione spensierata a un evento divertente, ma un gesto complesso che implica una costante negoziazione tra individuo e società. Il riso, nella visione di Girard, non è mai solo una manifestazione di gioia o di piacere: esso è, piuttosto, un modo per esplorare le dinamiche sociali, per mettere in luce i meccanismi di potere e di esclusione, per affrontare le contraddizioni di un mondo che troppo spesso ci chiede di nascondere la nostra fragilità.
La lettura del libro di Girard è stimolante e provocatoria, capace di offrire nuove prospettive su un tema che, pur essendo apparentemente leggero, si rivela in tutta la sua complessità e profondità.
La Redazione
16 dicembre 2025 |