Il secolo fragile Stampa E-mail

Robert D. Kaplan

Il secolo fragile
Caos e potere nel mondo in crisi permanente

Marsilio Editori, pagg.208, € 19,00

 

kaplan fragile  Nel quadro di una riflessione scientifica sempre più attenta alla crisi delle architetture politiche e alla trasformazione dell'ordine internazionale, "Il secolo fragile" di Robert D. Kaplan si propone come un esercizio interpretativo di ampio respiro volto a interrogare il presente attraverso la comparazione storica, evitando tanto il determinismo quanto l'uso improprio dell'analogia. Il volume affronta il tema della fragilità sistemica del mondo contemporaneo a partire da una constatazione empiricamente fondata e ampiamente condivisa nella letteratura sulle relazioni internazionali: l'erosione dell'ordine emerso dopo il 1945 e il progressivo indebolimento della capacità delle grandi potenze di esercitare una funzione stabilizzatrice su scala globale.

  Su questo sfondo analitico si colloca la chiave interpretativo dell'opera, che introduce la Repubblica di Weimar come categoria euristica piuttosto che come modello predittivo. Kaplan chiarisce che il riferimento al periodo interbellico non mira a suggerire una ripetizione storica, ma a evidenziare le dinamiche di una modernità accelerata incapace di governare le proprie contraddizioni interne. La Weimar storica viene ricostruita come un contesto segnato dalla convergenza di crisi economica, polarizzazione sociale, delegittimazione istituzionale e smarrimento culturale, elementi che, pur in forme diverse, trovano riscontro nel presente globalizzato.

  L'autore sviluppa quindi un'analisi comparativa che si distingue per cautela metodologica. Le analogie con l'attualità sono costantemente bilanciate dall'enfasi sulle discontinuità strutturali, a partire dalla deterrenza nucleare, dalla natura reticolare del potere contemporaneo e dalla moltiplicazione degli attori statali e non statali. I conflitti recenti e in corso, dall'Europa orientale al Medio Oriente, sono interpretati come manifestazioni di un sistema complesso, nel quale eventi apparentemente circoscritti producono effetti a catena su scala globale, senza essere ridotti a spiegazioni monocausali o a letture ideologicamente orientate.

  Un asse portante del volume è rappresentato dalla riflessione sul declino delle grandi potenze, inteso non come collasso improvviso ma come perdita progressiva di capacità ordinatrice. Kaplan colloca tale processo all'interno di una traiettoria storica che va dalla dissoluzione degli imperi europei alla crisi dell'ordine liberale postbellico, sottolineando come l'attuale instabilità derivi anche dall'assenza di un'autorità egemonica in grado di contenere e mediare i conflitti. Questa analisi si fonda su dati storici consolidati e su una conoscenza diretta di contesti geopolitici maturata dall'autore nel corso di decenni di osservazione sul campo.

  A questa dimensione strutturale si affianca una riflessione di carattere culturale e antropologico, che attinge alla tradizione intellettuale del Novecento. I riferimenti a Isherwood, Solženicyn, Eliot, Spengler e Canetti non svolgono una funzione ornamentale, ma contribuiscono a illuminare le componenti psicologiche della crisi politica, il rapporto tra masse e potere e il ruolo della paura come fattore permanente della storia. Ne emerge una concezione tragica della politica, nella quale l'azione pubblica è inevitabilmente esposta all'incertezza e al limite.

  Dal punto di vista critico, si può osservare che l'ampiezza geografica e temporale dell'analisi comporta talvolta una sintesi rapida di contesti complessi, sacrificando l'approfondimento di singoli casi. Tuttavia, questa scelta risulta coerente con l'obiettivo dichiarato dell'opera, che mira a offrire una lettura sistemica piuttosto che studi di caso esaustivi. La proposta conclusiva di un "pessimismo prudente" si colloca in continuità con il realismo classico e invita a un uso consapevole delle paure collettive come strumento cognitivo, non come fattore paralizzante.

  Nel complesso, "Il secolo fragile" offre un contributo solido e rigoroso al dibattito sulla crisi dell'ordine globale, distinguendosi per equilibrio interpretativo, densità concettuale e attenzione alle lezioni della storia. Il volume si presta a una lettura proficua per comprendere le forme contemporanee della fragilità sistemica senza ricorrere a semplificazioni o a visioni teleologiche.

La Redazione

16 dicembre 2025