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Bruno Manfellotto
Voglio uccidere Mussolini Vita e trame degli attentatori del Duce
Laterza, pagg.216, € 18,00
Lo studio degli attentati contro Benito Mussolini costituisce da tempo un terreno complesso e ambiguo della storiografia sul fascismo, oscillante tra la tentazione della curiosità narrativa e il rischio opposto di una marginalizzazione interpretativa, come se tali episodi fossero meri incidenti di percorso nella marcia verso la dittatura. Il volume di Bruno Manfellotto, "Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce", propone una rilettura sistematica e documentata dei tentativi di uccisione del capo del governo fascista e, più in generale, del ruolo che essi ebbero nella costruzione del regime e nella sua autorappresentazione. L'opera non si limita a ricostruire una sequenza di eventi violenti, ma interroga il nesso tra opposizione individuale, repressione statale e produzione del consenso, collocando le vicende degli attentatori all'interno di un più ampio processo di dissoluzione dello Stato liberale.
Il nucleo centrale del libro è costituito dall'analisi dei quattro attentati realmente avvenuti tra il 1925 e il 1926 e dei successivi progetti abortiti o presunti, fino ai casi apertamente costruiti dalla polizia politica negli anni Trenta. Manfellotto adotta una prospettiva dichiaratamente biografica, seguendo le traiettorie individuali di Tito Zaniboni, Violet Gibson, Gino Lucetti e Anteo Zamboni, senza tuttavia cadere nella personalizzazione psicologica o nella patologizzazione degli atti. Al contrario, le singole biografie diventano strumenti interpretativi per comprendere la frammentazione dell'antifascismo, l'assenza di un coordinamento efficace, la debolezza delle reti clandestine e la solitudine che caratterizzò molte forme di opposizione al regime nei suoi anni di consolidamento.
Particolarmente rilevante è la ricostruzione del tentativo di Zaniboni, che l'autore restituisce nella sua complessità politica e simbolica. Deputato socialista, ex ufficiale decorato, Zaniboni incarna una figura di oppositore che appartiene ancora pienamente alla cultura dello Stato liberale e che agisce nella convinzione, rivelatasi illusoria, che l'eliminazione fisica del capo del governo possa innescare una reazione istituzionale. L'arresto preventivo e il successivo utilizzo propagandistico dell'episodio segnano invece una svolta decisiva, dimostrando come il regime fosse già in grado di trasformare una minaccia in un'occasione di rafforzamento autoritario.
Il caso di Violet Gibson, aristocratica irlandese dichiarata incapace di intendere e di volere, è affrontato con particolare cautela interpretativa. Manfellotto evita sia la lettura complottista sia quella riduttiva fondata esclusivamente sulla malattia mentale, mostrando come la rapida rimozione giudiziaria e diplomatica della vicenda rispondesse a precise esigenze politiche. L'attentato, pur fallito, contribuì a consolidare l'immagine di un Mussolini protetto dal destino e a legittimare ulteriori restrizioni delle libertà civili, mentre la figura dell'attentatrice veniva neutralizzata attraverso l'internamento manicomiale e la sua espulsione dalla scena pubblica.
Analoga attenzione è riservata a Gino Lucetti, la cui azione viene collocata nel contesto dell'anarchismo transnazionale e delle sue persistenti, ma isolate, pratiche insurrezionali. L'autore sottolinea come l'assenza di un'organizzazione strutturata e il venir meno di un orizzonte rivoluzionario condiviso rendessero tali gesti politicamente inefficaci, pur nella loro carica simbolica. Il lancio della bomba contro l'automobile di Mussolini diventa così un evento emblematico: tecnicamente fallimentare, ma politicamente utilizzabile dal regime per rafforzare la retorica dell'assedio e della necessità di una repressione senza compromessi.
Il capitolo dedicato alla morte di Anteo Zamboni rappresenta uno dei passaggi più significativi del volume. Manfellotto affronta il linciaggio del quindicenne a Bologna come un momento di violenza collettiva che travalica il singolo episodio, rivelando il grado di radicalizzazione raggiunto dal consenso fascista e la disponibilità diffusa all'eliminazione fisica del presunto nemico. La questione dell'effettiva responsabilità del ragazzo resta sullo sfondo, coerentemente con lo stato delle fonti, mentre l'attenzione si concentra sulla dinamica dell'uccisione e sulla sua immediata strumentalizzazione politica.
La seconda parte del libro, dedicata agli attentati progettati e non realizzati tra il 1931 e il 1932 e ai complotti successivamente montati dall'Ovra, amplia l'orizzonte interpretativo. Qui l'autore mostra come la minaccia al Duce diventi progressivamente una costruzione artificiale, funzionale sia al rafforzamento dell'immagine carismatica del capo sia alla gestione dei conflitti interni al regime. L'ipotesi di attentati attribuiti a figure di primo piano del fascismo, come Galeazzo Ciano, viene trattata con prudenza e rigore, attenendosi alle risultanze documentarie disponibili.
Il volume mostra un uso sobrio e consapevole delle fonti, prevalentemente giudiziarie, poliziesche e memorialistiche, lette criticamente alla luce del loro contesto di produzione. La scrittura, pur derivando da una solida esperienza giornalistica, mantiene un registro controllato e adatto alla riflessione storica, capace di coniugare chiarezza espositiva e densità interpretativa. Se talvolta l'attenzione al dettaglio narrativo prevale su un confronto più esplicito con la storiografia comparata sul tirannicidio e sulla violenza politica, ciò non compromette l'impianto complessivo dell'opera, che rimane coerente e ben argomentato.
Attraverso la ricostruzione delle vite, delle motivazioni e delle sconfitte degli attentatori, Manfellotto illumina un aspetto cruciale della storia del regime: la capacità di trasformare la violenza subita, reale o presunta, in uno strumento di legittimazione e di controllo. Il libro restituisce complessità a figure spesso ridotte a note a margine e invita a riflettere sul rapporto tra opposizione individuale, repressione statale e costruzione del potere autoritario, offrendo una lettura rigorosa, equilibrata e di indubbio interesse scientifico.
La Redazione
27 gennaio 2026 |