Chiuso per noia Stampa E-mail

Ennio Flaiano

Chiuso per noia

Adelphi Edizioni, pagg.326, € 16,00

 

flaiano chiuso  In "Chiuso per noia" è raccolta una parte significativa dell'attività di Ennio Flaiano come critico cinematografico, offrendo al lettore e allo studioso un osservatorio privilegiato su una pratica intellettuale che, nel panorama culturale italiano del Novecento, ha saputo coniugare rigore valutativo, finezza stilistica e indipendenza di giudizio. Il libro si inserisce nel più ampio corpus degli scritti giornalistici flaianei e consente di cogliere, con particolare nitidezza, la specificità del suo sguardo sul cinema, inteso non come semplice intrattenimento né come fenomeno esclusivamente tecnico-industriale, ma come forma d'arte capace di incidere sull'immaginario e sulla coscienza morale di una comunità.

  La raccolta documenta un arco temporale che coincide con la maturazione di Flaiano come osservatore critico e come operatore del cinema, mostrando come l'esperienza diretta del lavoro di soggettista e sceneggiatore abbia influito profondamente sulla qualità delle sue recensioni. Lungi dall'assumere un tono compiacente o corporativo, i suoi interventi si distinguono per una severità argomentata, mai gratuita, che nasce dalla conoscenza concreta dei meccanismi narrativi, produttivi e ideologici del mezzo cinematografico. In questo senso, "Chiuso per noia" restituisce un esempio raro di critica che unisce competenza tecnica e visione culturale, senza mai ridursi a esercizio specialistico autoreferenziale.

  Dalle pagine del volume emerge la costante attenzione di Flaiano al rapporto tra film e pubblico. La sua polemica contro le opere che presuppongono uno spettatore passivo o intellettualmente semplificato non si traduce in un atteggiamento elitario, bensì in una difesa esigente dell'intelligenza collettiva. La critica alla funzione meramente consolatoria di certo cinema, assimilato a un comfort materiale che attenua il disagio senza interrogare la realtà, va letta come parte di una riflessione più ampia sul ruolo etico dell'arte. Flaiano non chiede al cinema di fornire soluzioni o messaggi edificanti, ma di esercitare una pressione sull'immaginazione e sulla capacità di giudizio, stimolando una visione meno accomodante del mondo.

  In questa prospettiva si comprendono le sue dichiarate preferenze per autori come Renoir, Ford e Chaplin, non presentati come modelli astratti, ma come esempi concreti di un cinema in cui la semplicità apparente è il risultato di una complessità risolta con naturalezza. Il riferimento al "marchio del genio" non va interpretato in chiave mitizzante, bensì come riconoscimento di una coerenza interna tra forma, racconto e visione umana. Flaiano individua in queste opere una qualità che trascende le contingenze storiche e produttive, senza per questo sottrarle a un'analisi puntuale e disincantata.

  Di particolare interesse, dal punto di vista storico-culturale, è l'atteggiamento di Flaiano nei confronti dell'anticonformismo. In un contesto nazionale segnato da convenzioni ideologiche e da un consenso spesso ritualizzato, la sua scrittura critica mantiene una posizione di costante scarto rispetto alle aspettative dominanti. Il giudizio su Orson Welles, citato nella quarta di copertina, esemplifica una capacità di cogliere l'eccesso creativo come categoria estetica e antropologica, sottraendolo tanto alla celebrazione acritica quanto alla diffidenza moralistica. L'ironia, in Flaiano, non è mai evasione: funziona come strumento conoscitivo, capace di smascherare posture intellettuali e di restituire complessità a figure spesso appiattite dalla ricezione corrente.

  Dal punto di vista stilistico, "Chiuso per noia" conferma la straordinaria precisione della prosa flaianea, caratterizzata da una leggerezza solo apparente. La nonchalance di cui egli stesso si è detto maestro nasconde una disciplina formale rigorosa, in cui ogni osservazione è calibrata e ogni battuta risponde a una funzione argomentativa. L'assenza di enfasi e la diffidenza verso i grandi sistemi teorici rendono queste recensioni particolarmente attuali, soprattutto se confrontate con una critica contemporanea talvolta incline all'iperinterpretazione o al tecnicismo fine a se stesso.

  Nel suo insieme, il libro si configura come un laboratorio di pensiero in cui il cinema diventa occasione per interrogare il gusto, la responsabilità culturale e il rapporto tra arte e società. La sua rilevanza risiede proprio in questa capacità di superare il dato contingente, offrendo al lettore strumenti critici che mantengono intatta la loro efficacia analitica e la loro sobria autorevolezza.

La Redazione

28 gennaio 2026