L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra Stampa E-mail

Benedetto Croce

L'Italia dal 1914 al 1918
Pagine sulla guerra


Bibliopolis, pagg.500, € 35,00

 

croce italia1914  Nel 1919, Benedetto Croce riunì e pubblicò una selezione di scritti sulla Grande Guerra in un volume intitolato "L'Italia dal 1914 al 1918. Pagine sulla guerra". L'opera si compone di sessanta contributi, per lo più apparsi su riviste e quotidiani tra il 1914 e il 1918, con un'appendice di nove scritti redatti nel decennio successivo. Questi testi, pur non essendo il frutto di una riflessione organica e sistematica, offrono una panoramica ricca e articolata del pensiero crociano durante il conflitto, riflettendo la sua visione dell'Italia, della guerra e delle sue implicazioni politiche, sociali e culturali.

  Croce mostra, in queste pagine, un approccio sobrio e lucido alla tragedia bellica, tentando di analizzare non solo l'evento in sé, ma anche il modo in cui la guerra influenzò il pensiero, la cultura e la società italiane. La sua posizione non è quella di un apocalittico, né di un mero ottimista, ma di un intellettuale impegnato a misurarsi con la realtà storica, a cercare di comprenderla nella sua complessità, senza rinunciare alla critica sociale e politica. Il volume, pur trattando temi spesso dolorosi e angoscianti, risulta un esempio di riflessione intellettuale che non sfocia mai nell'ideologia, ma resta ancorato a una dimensione etico-politica di impegno civile e culturale.

  Il volume è suddiviso in tre parti che seguono l'evoluzione cronologica degli eventi e degli scritti. L'ordine dei contributi permette di cogliere le dinamiche del pensiero crociano durante i momenti più critici della guerra e ne esemplifica l'adeguamento alle mutazioni del contesto storico. La varietà dei temi trattati, dalle riflessioni sulla partecipazione dell'Italia al conflitto alla critica alle contraddizioni sociali e politiche che ne derivavano, è accompagnata dalla pluralità di registri espressivi, che vanno dall'analisi filosofica alla critica politica, dalla riflessione storica alla disamina del sentimento nazionale. In quest'opera, dunque, Croce non si limita ad analizzare il conflitto dal punto di vista militare o geopolitico, ma cerca di coglierne la portata culturale, etica e sociale, facendo emergere le tensioni che la guerra ha generato non solo sul piano politico, ma anche sul piano dell'identità collettiva.

  Fin dal primo scritto, Croce si interroga sul senso della guerra, non solo come fatto storico contingente, ma come fenomeno che si inserisce in una tradizione più ampia. La sua riflessione oltrepassa la condanna morale del conflitto, cercando di coglierne le cause profonde. In tal senso, la guerra diventa per Croce un riflesso delle contraddizioni che attraversano l'intera civiltà umana. La sofferenza dei popoli, i sacrifici dei soldati, le tragedie che accompagnano ogni guerra, sono in parte il risultato di un'inesorabile dinamica storica che Croce cerca di spiegare attraverso la sua concezione della storia come processo continuo e dialettico.

  Croce, tuttavia, insiste sulla necessità di affrontare le problematiche concrete che il conflitto solleva. La sua critica alla guerra è, quindi, anche una critica alla gestione politica e sociale del conflitto, e un invito a riflettere sulle sue ripercussioni sulla società civile. Non è un caso che uno dei temi ricorrenti nelle sue riflessioni sia quello della "responsabilità storica", che implica non solo l'individuazione dei colpevoli della guerra, ma anche la necessità di comprendere come la storia possa, in alcuni casi, ripetersi con tragiche conseguenze.

  L'aspetto più interessante del testo la sua analisi della partecipazione dell'Italia alla Prima Guerra Mondiale. Croce si sofferma sulle motivazioni politiche, ideologiche e culturali che hanno spinto l'Italia a entrare nel conflitto. La sua posizione, in questo senso, è decisamente critica nei confronti di quelle forze che avevano spinto per un intervento bellico senza una riflessione adeguata sulle sue reali implicazioni per la nazione.

  Il filosofo aveva già espresso nel periodo precedente un atteggiamento pacifista, ma non privo di pragmatismo: la guerra, pur essendo una tragedia per la civiltà, era anche un fenomeno storico che doveva essere compreso nelle sue dinamiche interne. Pur riconoscendo che la guerra rappresentava un punto di svolta nella storia europea, Croce si mostrava diffidente nei confronti dell'interventismo italiano, giudicandolo non tanto come una necessità storica, ma come una scelta politica guidata da interessi economici e imperialistici che non tenevano conto delle reali condizioni sociali e culturali del paese.

  La sua riflessione sulla guerra non si limitava a un'opposizione generica al conflitto, ma a una critica al modo in cui l'Italia, attraverso la sua partecipazione, si stava piegando a logiche imperialiste e nazionaliste che mettevano in secondo piano il benessere e la libertà del popolo. Sebbene non giunga a una condanna assoluta dell'intervento italiano, Croce ne critica gli aspetti ideologici, ritenendo che l'Italia avrebbe dovuto puntare maggiormente sulla propria autonomia culturale e politica, evitando di farsi trascinare in una guerra che avrebbe avuto un prezzo altissimo sia in termini di vite umane che di costi sociali.

  Un altro tema centrale nell'opera crociana è quello delle contraddizioni sociali che la guerra ha amplificato. Croce osserva come la guerra non solo evidenzi le divisioni politiche ed economiche tra le classi, ma come essa abbia fatto emergere la difficoltà di un paese come l'Italia nel confrontarsi con la propria modernità. Le difficoltà dell'Italia nel campo sociale ed economico, la povertà diffusa, la disoccupazione, l'instabilità politica, emergono con chiarezza in molte delle pagine crociane. Croce non esita a denunciare l'incapacità delle classi dirigenti italiane di affrontare questi problemi in modo adeguato, accusando le élite politiche e culturali di aver trattato la guerra come una sorta di panacea, un modo per "risolvere" la crisi attraverso il conflitto, senza però risolvere le problematiche di fondo della società italiana.

  Il suo giudizio è dunque critico non solo verso le politiche di guerra, ma anche nei confronti di un certo spirito nazionale che si fondava su un'idea di grandezza militare più che su una solida riflessione politica e civile. Croce, in questo senso, si preoccupava che la guerra finisse per consolidare l'ideologia nazionalista e militarista, minando così la possibilità di un'Italia più libera e democratica.

  Questa raccolta di scritti crociani, in definitiva, ha uno straordinario valore storico e filosofico, capace di restituire, da una prospettiva culturale e intellettuale, le riflessioni di uno dei maggiori pensatori italiani del Novecento sul Primo conflitto mondiale. La pluralità di temi trattati, l'intensità della riflessione morale e politica e la qualità del linguaggio rendono il volume un testo fondamentale per comprendere non solo la posizione di Croce riguardo alla guerra, ma anche il suo impegno civile e culturale in un momento cruciale della storia italiana.

La Redazione

5 febbraio 2026