Il diritto costituzionale fascista Stampa E-mail

Gerhard Leibholz

Il diritto costituzionale fascista

Guida, pagg. , Euro 9,80

 

  IL LIBRO - Per molti giuristi tedeschi - fra i quali Schmitt, Heller e Smend - il Fascismo italiano costituì negli anni di Weimar un importante termine di confronto per analizzare la crisi politica in cui versava la Germania post-bellica e per individuare possibili soluzioni. Quello di Gerhard Leibholz costituisce probabilmente per dimensione, completezza di analisi, conoscenza diretta delle fonti normative e della letteratura secondaria il contributo più significativo sull'argomento apparso in quel periodo in Germania. In esso emergono tutti i temi salienti della riflessione leibholziana fra le due guerre, dal concetto di rappresentanza alle tendenze plebiscitarie della forma-Stato contemporanea, dalla crisi del parlamentatismo liberale al ruolo crescente delle masse sulla scena politica. Il problema del diritto costituzionale fascista si presenta pertanto come una chiave d'accesso privilegiata al pensiero del giurista berlinese e, per questo tramite, ai più importanti nodi problematici della Staatslehre novecentesca.

 

  DAL TESTO - "Al centro della teoria fascista dello Stato vi è anche la nozione continuamente modificata secondo cui lo Stato, identico alla nazione, in quanto tutto non è la somma degli individui pensati come atomisticamente isolati, ma una «realtà storica definitiva», una totalità che comprende le generazioni e che così unifica passato e futuro nel presente e realizza la propria legge di valore in azioni sempre rinnovate nelle condizioni storiche concrete che si danno di volta in volta. Quest'idea viene declinata dal nazionalismo in senso più naturalistico-biologico e dal fascismo in senso più etico-spirituale. Lì lo Stato indipendente dall'individuo appare come un determinato prodotto della natura, qui come una creazione puramente spirituale, che in riferimento alla nazione viene rivestita esteriormente di un fondamentale sentimento religioso insieme ad un mitico splendore simbolico. Ambedue, nazionalismo e fascismo, sono però uniti in questo, che l'individuo detiene un diritto proprio solo in quanto partecipa alla vita della comunità nazionale ed è un fattore produttivo per questa comunità (intesa nel senso più vasto). Anche la Carta del Lavoro, all'inizio della prima parte, direttamente derivante da Mussolini, si richiama a questa metafisica dello Stato con la frase: «La nazione italiana è un organismo avente fini, vita, mezzi di azione superiori per potenza e durata a quelli degli individui o raggruppati che la compongono. È una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello Stato fascista»."

 

  L'AUTORE - Gerhard Leibholz (1901-1982) è stato uno dei più importanti giuristi tedeschi del secolo XX. Allievo di Richard Thoma e Heinrich Triepel, a partire dal 1931 insegna nell'Università di Göttingen. Costretto a dimettersi per le sue origini ebraiche, nel 1938 emigra in Inghilterra. Nel 1947 ritorna a Göttingen ove insegna fino al 1969. Nel 1951 diventa giudice costituzionale. Fra le sue opere più importanti: Fichte und der demokratische Gedanke (1921); Die Gleichheit vor dem Gesetz (1925); Das Wesen der Repräsentation (1929; trad. it Milano 1989); Die Auflösung der liberalen Demokratie in Deutschlandund das autoritäre Staatsbild (1933; trad. it Milano 1996).

 

  INDICE DELL'OPERA - Il diritto costituzionale fascista - Appendici - Il secolo XIX e lo Stato totalitario del presente - Sulla teoria del fascismo - Postfazione, di Antonio Scalone