Ipotesi di Geopolitica Stampa E-mail

Giuseppe Cincotti

Ipotesi di Geopolitica

Nuove Idee, pagg.153, Euro 10,00

 

  Sono raccolte in questo volume quattordici monografie di Geopolitica scritte da Giuseppe Cincotti (docente di scienze economiche e giuridiche). Le analisi ivi contenute prendono spunto dal processo di fondazione dell'Unione Europea, visto talvolta in chiave decisamente critica, ed esaminano in logica filiera tutte le novità geopolitiche indotte dall'implosione dell'Unione Sovietica. L'Autore scrive che, nell'UE, il "mercantilismo ha pervaso la polis e una tecnocrazia rimediata detiene il potere facendo le veci della democrazia; governi e commissione sono a maggioranza social riformista; nel Parlamento europeo (rappresentatività molta, decisionalità poca) sono invece i popolari a detenere la maggioranza. Con i conseguenti contrasti, mediazioni, compromessi. In effetti ne deriva che l'Unione, mentre non può o non sa gestire politica estera e di difesa in modo continuativo e coerente (trattasi delle materie che appartengono per definizione agli organi federali), si intromette pletoricamente con direttive e regolamenti multipli anche in quelle materie che di norma sono di competenza dei paesi membri. Prevale, come detto, la logica del mercato e con esso delle lobby finanziarie e industriali". Riguardo alla Turchia, Cincotti osserva che "una repubblica anatolica prospera e stabile è in grado di essere elemento determinante per la stabilità e l'ordine nel vicino e Medio Oriente, nella regione del M. Caspio, nella regione del M. Nero, nei turbolenti Balcani, nonché di bilanciare adeguatamente, con il suo laicismo musulmano, il fondamentalismo islamico ove si trasformi in integralismo intollerante. (E la sottile e "diplomatica" diplomazia della Santa Sede ne tiene conto). La politica estera italiana [...] potrebbe, con opportuna e pragmatica azione trainante Roma-Ankara, affrettare l'ingresso della Turchia in Europa [rectius: nell'Unione Europea], coinvolgendo nell'operazione gli indiscutibili interessi di Atene". In definitiva, secondo l'Autore, "l'Europa è necessaria alla Turchia, ma è altrettanto vero che una Turchia stabile è necessaria all'Europa".