Ordine nero, guerriglia rossa Stampa E-mail

Guido Panvini

Ordine nero, guerriglia rossa

Einaudi, pagg.XIV-302, Euro 30,00

 

panvini_ordine.jpg  IL LIBRO - Guido Panvini ricostruisce il processo di militarizzazione della lotta politica in Italia innescato dalla violenza diffusa tra l'estrema destra e l'estrema sinistra. Lo studio sistematico delle fonti d'archivio da un lato ci riporta al clima nel quale maturò il terrorismo, ma, soprattutto, ne individua una delle piú importanti condizioni genetiche nei discorsi e nelle pratiche della violenza dei neofascisti e della sinistra extraparlamentare volti all'eliminazione dell'avversario.

  Stragi contro civili, tentativi di colpo di Stato, progetti insurrezionali, scontri di piazza e di strada, aggressioni organizzate, pianificazione di agguati si intrecciano e si susseguono tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Per la prima volta queste forme di violenza sono raccontate e restituite attraverso le voci dei protagonisti, le loro scelte e le loro culture. La logica della violenza è ripercorsa nelle reciproche dinamiche di scontro, che fanno emergere la diversità di repertori d'azione e le differenti strategie della violenza. Ma questa è anche una storia di contaminazioni e di rispettive influenze politiche, ideologiche e culturali. Una pagina chiusa del nostro recente passato che ci invita a riflettere sull'Italia di oggi.

  «È importante individuare il nemico, dargli nome e cognome», era scritto su un numero di «Avanguardia operaia» nel maggio del 1969.

  Qualche mese dopo, sul «Candido», un settimanale di estrema destra, i lettori venivano invitati a fotografare i manifestanti di sinistra. Gli «scatti» sarebbero stati trasformati in «manifesti per divulgare tra "la maggioranza silenziosa" le simpatiche fisionomie, i nomi, i cognomi e gli indirizzi dei piú esagitati tra i capi sovversivi».

  Lo scontro tra neofascismo e sinistra extraparlamentare - delineatosi a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta - fu una delle piú importanti cause di diffusione della violenzapolitica. Guido Panvini ne ricostruisce le ragioni, le dinamiche e le forme organizzative, portandoci agli albori del terrorismo italiano.

 

  DAL TESTO - "L'idea di uno scontro aperto contro lo Stato sedusse molti militanti nei settori giovanili dei partiti di destra. A Bologna, ad esempio, una sezione del Fronte monarchico giovanile passò, quasi tutta intera, nel Movimento politco Ordine nuovo. A Milano, si fecero sentire nuovamente le Squadre d'azione Mussolini, il cui nome riecheggiava le formazioni clandestine fasciste del secondo dopoguerra, e che vide tra le sue file parecchi giovani del neofascismo milanese. Dopo una serie di attentati contro alcune sezioni del Partito comunista di Milano, le SAM alzarono il tiro piazzando, nel febbraio del 1972, un ordigno nel cortile dell'abitazione del giudice Emilio Alessandrini, responsabile di un'inchiesta sul neofascismo, che sarebbe poi caduto vittima, il 29 gennaio 1979, di un agguato condotto dal gruppo terroristico Prima Linea".

 

  L'AUTORE - Guido Panvini (Roma 1979) è dottore di ricerca presso l'Università della Tuscia (VT) e svolge attività di ricerca all'Università degli Studi di Macerata. Studioso della violenza politica e del terrorismo dell'Italia degli anni Settanta, è autore di articoli e saggi pubblicati in libri e riviste scientifiche. Per Einaudi ha pubblicato Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell'Italia degli anni Sessanta e Settanta (1966-1975) («Einaudi Storia», 2009).

 

  INDICE DELL'OPERA - Ringraziamenti - Elenco delle abbreviazioni - Introduzione - I. Estremismo e violenza politica - II. Fasi, modalità e protagonisti dello scontro - III. 12 dicembre 1969 - IV. Le politiche della violenza - V. La militarizzazione della lotta politica - VI. La preparazione alla guerra civile - VII. Geopolitica dello scontro - VIII. Primavere di sangue - Indice dei nomi