Roberto Farinacci ovvero della rivoluzione fascista Stampa E-mail

Giuseppe Pardini

Roberto Farinacci ovvero della rivoluzione fascista

Le Lettere, pagg.468, Euro 28,50

 

farinacci.jpg  IL LIBRO – «Farinacci è un uomo verso il quale oggi, 11 ottobre 1930, converge il pensiero devoto e riconoscente di tutti i fascisti, meglio dire di tutti gli italiani. Chi lo ha veduto ieri sera fatto segno dell’incontenibile entusiasmo della folla, ha identificato nell’uomo il fascismo vero, quello degli umili e degli onesti. Non era Cremona sola attorno a lui, ma era l’Italia fascista tutta». Niente, più di questa riservata relazione di un confidente della polizia politica, vale a meglio riassumere, in una sola frase, il mito rappresentato da Farinacci negli ambienti del fascismo radicale e intransigente durante tutti gli anni del regime.

  Fuori dalle comuni e semplicistiche analisi, spesso frutto di valutazioni precostituite e distorte, questo volume non è soltanto la biografia del fascista più ortodosso del regime, ma vuole soprattutto ricostruire, scevro da preconcetti storiografici e ideologici, proprio i contorni di quel particolare modello di fascismo radicale, tanto validamente sostenuto dal capo dello squadrismo, quanto invece apertamente osteggiato e represso da Mussolini. Senza alcuna carica di partito o istituzionale dal 1925, bandito dalla vita politica ufficiale, confinato nel suo feudo di provincia, e costantemente sotto la minaccia dell’aperta sconfessione del Duce, Farinacci seppe comunque sempre incarnare e rappresentare sino all’ultimo il vero modello e le più profonde esigenze della Rivoluzione delle Camicie nere.

 

  DAL TESTO – “Farinacci – naufragata l’ipotesi di un aggancio con Casa Savoia dopo la guerra d’Etiopia – ebbe tuttavia l’intenzione di guardare con crescente interesse alla Germania nazionalsocialista, sebbene in maniera strumentale e in previsione di possibili scenari futuri. In effetti, nella politica estera, sino agli anni della riappacificazione con Mussolini, Farinacci aveva seguito, senza originali prese di posizione, la linea ufficiale, convinto (almeno fino al 1935) che il fascismo fosse un prodotto tipicamente italiano e non un fenomeno politico valido universalmente, e che una «politica di potenza aveva bisogno di basi molto solide all’interno». Nel solco dell’ortodossia e della politica ufficiale, infatti, si muovevano le pagine del «Regime» e gli scrittori di politica internazionale: Sommi Picenardi, Canevari e, soprattutto, Costantino Camoglio. Soltanto nei confronti del nazionalsocialismo Farinacci sembrò mostrare particolare interesse, tale da spingerlo a iniziare uno studio dei fenomeni politici europei nonché a proporre un suo intervento pubblicistico”.

 

  L’AUTORE – Giuseppe Pardini, professore associato di Storia contemporanea alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi del Molise, dove insegna anche Storia dei movimenti e dei partiti politici e Storia dei sistemi politici europei, ha curato per i tipi di Le lettere la pubblicazione di Sicanus, La verità sull’Ovra. Ha pubblicato inoltre Curzio Malaparte. Biografia politica (Milano, 1998), La Repubblica sociale italiana e la guerra in provincia di Lucca (Lucca, 2001) e Sotto l’inchiostro nero (Firenze, 2002). Collabora alla rivista «Nuova Storia Contemporanea».

 

  INDICE DELL’OPERA – I. Socialista riformista – II. Fascista intransigente – III. Il «grande segretario» - IV. Il «ribelle» - V. L’antiduce – VI. L’apostolo del fascismo – VII. «La fedeltà all’ultima stazione…» - Indice dei nomi