Giuseppe Bottai e la Carta della Scuola Stampa E-mail

Daniela Pasqualini

Giuseppe Bottai e la Carta della Scuola
Una riforma mai realizzata

Edizioni Solfanelli, pagg.144, € 12,00

 

pasqualini_bottai  IL LIBRO – Nel 1939 il Gran Consiglio del fascismo approva la Carta della Scuola dell’allora Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai: il tentativo più avanzato di modernizzare l’istruzione pubblica che il regime fascista abbia elaborato dopo la riforma Gentile. Destinata a restare inattuata per gli eventi bellici, la Carta presenta un impianto legislativo sintetico, strutturato in ventinove dichiarazioni concise. La scelta della formula segue l’emanazione della Carta del Lavoro e della Carta della Razza, a completare un trittico che intende porsi come unico documento fondamentale e coerente del modello sociale fascista.
  A Bottai si deve l’introduzione del calendario scolastico, primo atto di inizio d’anno, inteso a organizzare la scansione dei periodi tra uno scrutinio e l’altro, la durata delle vacanze, le date degli esami.
   Particolare attenzione è posta alla preparazione tecnica e professionale delle classi popolari: l’aumento delle specializzazioni in settori fino ad ora rimasti fuori dal circuito formativo, come le arti grafiche, la pratica commerciale, la lavorazione del vetro. Mestieri che si potevano imparare a bottega, diventano corsi di apprendistato nelle scuole e di perfezionamento per adulti lavoratori.
   Ma la riforma che prevede una scuola media unica ha, nella Carta della Scuola, il segno innovativo più evidente e slegato dalle esigenze di regime, tanto che sarà l’unico punto realmente realizzato nel dopoguerra e valido ancora oggi.

  DAL TESTO – “La pedagogia del fascismo è totalitaria, come totalitario è lo Stato fascista: la scuola non può limitarsi a fare da portavoce di nozioni, ma deve intervenire sulla formazione dell'individuo nella sua totalità, trasmettendo valori, radicando il senso di appartenenza allo Stato. In quest'ottica non c'è campo d'intervento del regime che non diventi un modello per l'educazione, perché è sempre allo Stato che il cittadimo nuovo deve guardare con ammirazione. È compito della scuola esaltare le peculiarità del popolo italiano, chiarendo bene sul piano scientifico le differenze rispetto alle popolazioni di altre razze, e costruire un modello educativo uniforme a livello nazionale, basato sull’esaltazione di valori condivisi come quello della vita contadina, della famiglia, della difesa della patria.
  “Mentre Mussolini veicola attraverso le tecnologie del momento il suo messaggio, incantando le folle con un’oratoria sicura e un'immagine retta, la scuola impara dalle sue stesse parole quale tono adoperare nelle lezioni, nel seminari, nei libri di testo. La pedagogia fascista si basa molto sul fare e sull'incanto delle parole, ottenendo lo stesso consenso che ha il suo leader. Infatti il nuovo cittadino deve essere il frutto della tradizione, della conoscenza, del lavoro. La scuola non passa più solo informazioni, ma si occupa di formazione nel complesso. Lo stesso motto "libro moschetto, fascista perfetto”, rimanda all'idea, al pensiero colto e intellettuale unito all’azione di guerra, di coraggio. All'idea di attività e di interventismo, intesa anche come prontezza di risposta alla chiameta alle  armi, a battersi, a sacrificarsi per la patria, è congeniale unire l’attivismo di Dewey. Ma in realtà questo riferimento non è affatto valido per il primo riformatore della scuola fascista, Giovanni Gentile, che riprende dalla filosofia le basi per una nuova educazione: conoscenza come identificazione, cioè comprensione della realtà attraverso il pensiero. Proprio l'atto del pensare rende l'uomo consapevole di essere un tutt'uno di realtà e pensiero e nell’insegnamento l'unione è tra la mente del docente e quella del discente, che si uniscono in una mente oggettiva che costruisce la realtà, cioè la rende conoscibile. Il pensiero è un atto libero e liberatorio, perché permette all'uomo di autoformarsi.”

  L’AUTRICE – Daniela Pasqualini, laureata in Scienze Pedagogiche all’Università di Firenze, insegna nella Scuola secondaria superiore. Si occupa di didattica dell’arte, di pedagogia speciale e di formazione multimediale, nel cui ambito ha svolto attività di docenza presso l’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. Ha pubblicato E-ducare on line. Guida alla formazione multimediale attraverso Internet, Pisa, 2002.

   INDICE DELL’OPERA – Introduzione - Capitolo primo. Bottai, i giovani e la riforma fascista della scuola - Capitolo secondo. La Carta della Scuola: pedagogia e ideologia - Capitolo terzo. La Chiesa e la scuola fascista - Capitolo quarto. Dal Sindacato all'Associazione fascista per la scuola - Capitolo quinto. L'esclusione della donna dal mondo della scuola - Capitolo sesto. Introduzione del libro di testo unico - Capitolo settimo. La riforma della scuola media unica - Capitolo ottavo. Sapere umanistico e sapere scientifico: un tentativo di equiparazione - Capitolo nono. L'esame di Stato - Capitolo decimo. Lavoro e scuola professionale - La Carta della Scuola - Bibliografia - L'Autore