La vocazione sospesa Stampa E-mail

Giuseppe Panella

La vocazione sospesa
Curzio Malaparte autore teatrale e regista cinematografico

Fermenti Editrice, pagg.106, € 13,90

 

panella_vocazione  IL LIBRO – Il teatro riveste per Malaparte una funzione di rinnovamento culturale e solleva questioni che altrimenti resterebbero di nicchia, impedendo che un pubblico più vasto ne abbia conoscenza e consapevolezza. Anche il cinema, per lo scrittore di Prato, ha un'analoga funzione educativa ma con ambizioni e prospettive diverse rispetto a un tipo di spettacolo che, pur essendo ancora "popolare", lo è ormai assai di meno rispetto alle enormi platee che allora si concentravano di fronte al grande schermo.
  Grande merito di Malaparte è stato quello di provarsi ad analizzare (e poi a usare) anche la pellicola per la diffusione dei propri temi e delle proprie ambizioni ideologiche e poetiche.
  Lo scrittore pratese è stato anche il primo intellettuale italiano a pubblicare un numero intero della propria rivista appena fondata ("Prospettive" nasce nel 1937), il n.2, interamente dedicato al problema del cinema e del suo futuro, soprattutto rispetto alla sua funzione educativa e costruttiva.

  DAL TESTO – Curzio Malaparte considerava fondamentale l'attività teatrale dal punto di vista artistico. Lo scrisse a chiare lettere in un articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" nel dicembre 1954: «Il teatro è il modo d'espressione artistica più nudo, più scoperto, più puro. Il teatro, quando è teatro, è verità e libertà. Un popolo che non abbia tradizioni teatrali non possiede senso di libertà e di verità. Voglio dire che il teatro non solo non si concilia con la schiavitù politica e l'ipocrisia sociale, ma è lo strumento con cui si possono più fedelmente specchiare e denunciare le condizioni politiche, sociali, morali, economiche di un popolo. Noi siamo il popolo occidentale venuto ultimo all'unità, alla libertà, alla verità. La storia del nostro teatro ce lo dimostra. Se è così, attraverso il teatro, il popolo italiano potrà esprimere la sua esigenza ad una vita civile più giusta, più chiara, più libera. Vorrei che la pensassero così anche altri scrittori italiani, così inspiegabilmente lontani dal tentare la difficile, pericolosa, dolorosa esperienza del teatro». Per Malaparte, dunque, il teatro è una missione civile. Scrivere testi destinati alla rappresentazione scenica veniva considerato qualcosa di totalmente diverso dal pubblicare opere poetiche, romanzi o saggi storico-critici (come egli aveva finora prevalentemente fatto) perché coinvolgeva il destino del proprio Paese di appartenenza e serviva a coadiuvare la sua crescita sociale ed etica in vista del raggiungimento dei suoi obiettivi generali di sviluppo intellettuale e morale.

  L’AUTORE – Giuseppe Panella (Benevento, 1955) si è laureato in Storia della Filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa dove attualmente insegna (è stato ospite nel 2008 della New York University di Stony Brook per una serie di lezioni sulla poesia contemporanea e sulla letteratura italiana del Novecento). Si è occupato di filosofia politica e storia del pensiero politico (su questi temi ha pubblicato un 'edizione degli scritti di Robert Michels, Socialismo e fascismo (1925-1934), Giuffré, 1991), di teoria e storia dell'estetica (ha curato la Lettera sugli spettacoli di Jean Jacques Rousseau per Aesthetica Edizioni di Palermo e Il paradosso sull'attore di Denis Diderot per La Vita Felice di Milano). Di particolare importanza il suo "Elogio della lentezza. Etica ed estetica in Paul Valéry", in Aa. Vv., Paul Valéry e l'estetica della poiesis, a cura di M. T. Giaveri, Aesthetica Preprints 23, 1989. I suoi interessi teorici si sono successivamente spostati sullo studio della nozione di Sublime dal legato longiniano classico ai suoi sviluppi otto-novecenteschi. Più recentemente è passato a occuparsi di teoria della letteratura (con tre saggi su letteratura e psicanalisi sulla rivista "Il Notes Magico '') e di filosofia del romanzo moderno.

   INDICE DELL’OPERA – Una breve premessa di estetica - L'opera teatrale e le polemiche ideologiche (1. Du côté de chez Proust - 2. Das Kapital - 3. Anche le donne hanno perso la guerra) - Il cinema come vocazione mancata (1. Il "Cristo proibito" e la sua genesi - 2. Certamente un'occasione mancata... - 3. Lotta con il cinema) - Nota sull'autore