L'impero in quota. I romani e le Alpi Stampa E-mail

Silvia Giorcelli

L'impero in quota
I romani e le Alpi


Einaudi, pagg.288, € 28,00

 

giorcelli quota  IL LIBRO – Le Alpi sono state un territorio, per molti aspetti esemplare, di radicali trasformazioni politiche, sociali e culturali nei secoli in cui si è dispiegata la civiltà romana. Prioritario a qualunque discorso storico è comprendere la visione che gli antichi Romani avevano delle Alpi e dei popoli che le abitavano: luoghi marginali, difficili e inospitali; barriere a difesa di Roma e della penisola; cerniere di comunicazione con la realtà transalpina; spazi estremi ove il sacro e il sacrilego si incontravano; attraversamenti imperiali carichi di implicazioni geopolitiche; vettori di comunicazioni, di commerci, di idee; luoghi di resistenza a difesa del territorio. Questo affascinante volume non ha una sequenza cronologica. Esso segue l'indispensabile snodarsi storico degli eventi importanti con approfondimenti sulla vita materiale, sulle mentalità, sulle strutture sociali, economiche e religiose entro cui si sono formati e hanno operato uomini e donne vissuti nel territorio alpino.
  I Romani hanno scritto un capitolo importante nella storia delle Alpi. Anche se a loro non piacevano affatto: troppo alte, troppo fredde, troppo lontane dal mare Mediterraneo e da Roma. Per ragioni politiche e strategiche essi decisero di occuparle, abbastanza tardi nella loro storia, per riuscire a valicarle in sicurezza e completare la costruzione del loro grande impero. Il baluardo inaccessibile che, in origine, costituiva il confine netto e la presunta naturale protezione dell'Italia diventò progressivamente un luogo di passaggio frequentato. La conquista non si tradusse nella mera occupazione militare di un territorio sottratto con le armi ai popoli che lo abitavano. Ben presto i Romani compresero che le Terre Alte, in apparenza «naturalmente» svantaggiate, potevano essere utili non solo dal punto di vista del controllo territoriale ma anche come serbatoio di materie prime e come potenziali incubatori di sviluppo economico. In tale prospettiva, la montagna, all'inizio soltanto episodicamente attraversata, diventò piú appetibile e i rari spazi di abitabilità furono progressivamente sottoposti a un'opera capillare e sistematica di addomesticamento. Nei secoli della conquista le Alpi diventarono il teatro di avventure umane quasi in stile Far West rappresentando un'opportunità concreta per uomini spregiudicati alla ricerca di fortuna, per coloni italici trapiantati nelle città alpine, per imprenditori che fondarono le loro attività nelle valli e nelle aree collinari prealpine.
  Il volume si sviluppa per temi (l'ambiente, la storia, le città, l'economia, la religione) senza una rigida scansione cronologica: l'orizzonte di riferimento è, indicativamente, quello compreso tra il III secolo a.C. e il III secolo d.C., con alcune incursioni nella protostoria e nell'età tardoantica. Per Alpi si intende naturalmente l'intero arco alpino che oggi interessa Italia, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Slovenia: in età imperiale (dopo la conquista e fino a Diocleziano), questo territorio fu organizzato in sei province, le Alpes Maritimae, le Alpes Cottiae, le Alpes Graiae / Alpes Atrectianae, le Alpes Poeninae, la Raetia et Vindelicia, il Noricum, che ebbero storie diverse e soluzioni amministrative complesse. Nel volume vengono considerati anche i territori montuosi della Transpadana (regione XI augustea), della Liguria (regione IX), della Venetia (regione X) per le evidenti affinità geografiche e perché la storia del territorio alpino non si comprende se non in relazione con le Prealpi e con la pianura.

  DAL TESTO – "La rilevanza strategica delle Alpi dal medioevo all'età contemporanea è ben nota e riconosciuta: ma un capitolo non meno importante di storia è stato scritto dai Romani, in relazione ai quali, nell'opinione comune, difficilmente viene da pensare alle Alpi come ambiente privilegiato o di riferimento. E, in realtà, ai Romani le Alpi non piacevano affatto: troppo alte, troppo fredde, troppo lontane dal mare Mediterraneo e da Roma, il centro mitico e storico della loro cultura. Per ragioni puramente politiche e strategiche essi decisero di occuparle, abbastanza tardi nella loro storia, per riuscire a valicarle in tutta sicurezza e per completare la costruzione del loro grande impero. Il baluardo inaccessibile che, in origine, costituiva il confine netto e la presunta naturale protezione dell'Italia diventò progressivamente un luogo di passaggio frequentato e sfruttato.
  "La conquista non si tradusse nella mera occupazione militare di un territorio sottratto con la forza delle armi alle tribù che lo abitavano. Ben presto i Romani compresero che le Terre Alte, in apparenza "naturalmente" svantaggiate, potevano essere utili non soltanto dal punto di vista del controllo territoriale ma anche come serbatoio di materie prime e come potenziali incubatori di sviluppo economico."

  L'AUTRICE – Silvia Giorcelli Bersani insegna Storia romana ed Epigrafia latina presso l'Università di Torino. Temi dominanti della sua attività scientifica sono i processi di romanizzazione nell'età dell'imperialismo e le strutture politiche e sociali delle comunità in area alpina e cisalpina. Si interessa inoltre di eredità culturale del passato tra XVI e XX secolo, con particolare attenzione alla storiografia e alle antichità sabaude. Da alcuni anni indirizza le sue ricerche anche alla storia delle donne in età romana. Nella sua bibliografia si segnalano le edizioni critiche di testi epigrafici (Alba, Vercelli, Aosta) e i volumi monografici: "Il laboratorio dell'integrazione. Bilinguismo e confronto multiculturale nell'Italia della prima romanità" (2002), "Epigrafia e storia di Roma" (2004), "L'Auctoritas degli antichi. Hannah Arendt tra Grecia e Roma" (2010), "Torino «capitale degli studi seri». Carteggio Theodor Mommsen-Carlo Promis" (2014), "«Monsieur le Professeur...». Correspondances italiennes 1853-1888 Theodhor Mommsen - Carlo, Domenico, Vincenzo Promis" (con F. Carlà-Uhink, 2018). Per Einaudi ha pubblicato "L'impero in quota" (2019). Ha presieduto il Comitato Unico di Garanzia dell'Ateneo torinese.

  INDICE DELL'OPERA – Introduzione - Note al testo – Avvertenze - L'impero in quota – I. Le Terre Alte in età romana (1. Le tremendae Alpes nella percezione dei Romani - 2. Arie, acque e luoghi - 3. I montanari, tutti briganti - 4. La montagna violata - 5. Paesaggio naturale e paesaggio politico) - II. Mito e realtà sulle Alpi (1. Le virtù di Eracle - 2. Il nemico di Roma - 3. Annibale alle porte - 4. Un dopoguerra difficile - 5. Migranti o invasori? - 6. Cesare patrono dei Transpadani) - III. L'impero in quota (1. Augusto apre le Alpi - 2. Resistere! – 3. L'imperatore Claudio e la politica alpina - 4. Claudio in Val di Non - 5. Le Alpi nel tardoantico - 6. La celeritas principis - 7. Barbari e montagne profanate) - IV. Vivere come i Romani (1. Romanizzare una regione alpina - 2. Un complesso quadro normativo - 3. Città alpine tra realtà e simbolo - 4. Cincibilus, Cottius e gli altri: i signori delle Alpi - 5. Più realisti del re - 6. Essere montanari e scrivere come i Romani) - V. Le Alpi, incubatore di sviluppo economico (1. L'economia alpina: categorie di lettura - 2. De re rustica alpina - 3. Spazi e confini in montagna - 4. Le risorse del sottosuolo - 5. Affari di famiglia - 6. Splendidi commercianti cisalpini e transalpini - 7. I privilegi dell'altura) - VI. Il dio delle montagne (1. La religione alpina: categorie di lettura - 2. Dèi di pietra - 3. Il linguaggio della dea: una digressione - 4. Sacro al femminile? - 5. Gli irriducibili dèi celtici - 6. Pro itu et reditu (per l'andata e per il ritorno) - 7. Sacra peregrina: le religioni orientali - 8. Le Alpi e le piramidi - 9. La caduta degli dèi) - VII. Identità e resilienza sulle Alpi, ieri e oggi (1. Riflessioni conclusive - 2. Identità inventate) – Note - Edizioni di riferimento delle fonti classiche – Indici (Indice delle fonti - Indice dei nomi - Indice degli autori moderni)