Curzio Malaparte la letteratura crudele Stampa E-mail

Franco Baldasso

Curzio Malaparte la letteratura crudele
Kaputt, La pelle e la caduta della civiltà europea


Carocci Editore, pagg.119, € 13,00

 

 baldasso malaparte IL LIBRO – Curzio Malaparte è oggi al centro di un dibattito internazionale che lo riscopre come figura fondamentale del Novecento europeo. Tuttavia, in Italia manca ancora una discussione critica sulla sua opera intellettuale che, partendo dalla problematica adesione al fascismo, non si soffermi solo sugli scandali della sua biografia. Il volume colma tale lacuna, concentrandosi sulla stagione dei suoi fondamentali romanzi Kaputt e La pelle. Dal conflitto mondiale alla transizione verso il postfascismo, viene interpretata la sua idea di "crudeltà" come risposta al collasso della civiltà europea e al fallimento degli ideali rivoluzionari confluiti nei totalitarismi. Quello di Malaparte è infatti un tentativo di rispondere alla sacralizzazione della politica e alla disillusione delle utopie del moderno, dal sogno di palingenesi sociale al ritorno del sacro nella società secolarizzata del dopoguerra. Il libro esamina inoltre come la sua intelligenza di scrittore si accompagni al suo populismo di public intellectual. Testimone controverso delle guerre mondiali e dei genocidi europei, Malaparte offre un'interpretazione radicale e tragica dello scontro biopolitico tra il potere distruttivo della tecnologia moderna e la nuda vita. Ed è in questa luce che, insieme ai grandi romanzi, sono recuperate opere meno note come il dramma teatrale Das Kapital o l'unico suo film Il Cristo proibito.
  Il volume si articola in quattro capitoli, stazioni necessarie per avvicinare il lettore a Malaparte nel decennio dei suoi libri più importanti. Nel primo capitolo, si ripercorrono i termini e lo sviluppo delle sue idee e pratiche letterarie, dal concetto di "crudeltà" della (sua) letteratura fino all'elaborazione di una scrittura della realtà traumatica della guerra totale come "testimonianza" - una resa letteraria personalissima in grado di accogliere tutte le istanze del proprio tempo, conscia prima di tutto dell'intrinseca performatività della scrittura testimoniale. Nel secondo capitolo, si entra più in profondità nel laboratorio ideologico di Malaparte, esaminando come ha interpretato la questione, centrale nella letteratura del Novecento, dello scrivere sotto un regime totalitario, della ricerca di una propria personalità espressiva nonostante censura e autocensura - dalla proclamata "autonomia" della propria arte dalla politica fino all'abiura del proprio passato di teorico della rivoluzione. Il terzo capitolo affronta il nodo cruciale dell'esperienza intellettuale dello scrittore pratese: il recupero del registro tragico come messa in scena dei contrasti insolubili della modernità, riassunti nel conflitto tra tecnologia e vita creaturale. Il quarto capitolo si concentra invece su un altro tema della massima attualità che trova in Malaparte un trattamento paradossale e allo stesso tempo rivelatore: il significato del sacrificio in una prospettiva immanente, ovvero la nuova attenzione al ruolo delle vittime nella società fortemente secolarizzata del dopoguerra.

  DAL TESTO – "[...] La pelle rappresenta fin dal titolo un viaggio al termine della notte, al fondo dell'abiezione umana rivelatasi durante la guerra mondiale in cerca della più pura essenza della vita creaturale. La ricerca visiva del Cristo proibito porta questa inchiesta alla sua essenzialità estrema, in cui la tragedia della modernità viene riproposta attraverso i riti, le feste, i sacrifici, le maschere della tragedia antica. Ed è proprio nel conflitto tra le maschere e i travestimenti moderni, di chiara valenza ideologica, con l'arcana essenzialità e il senso del sacro del rito antico che si conclude la critica dello scrittore, che appunto da discorso storico-politico si è fatto antropologico.
  "La scrittura di Malaparte mira così al recupero di un senso tragico della storia ponendo al centro della scena proprio le inconciliabili aporie alla radice dell'Europa moderna che la stessa guerra ha riportato in auge, come l'impossibilità di una soluzione al conflitto tra ideologia e senso creaturale dell'esistenza. È proprio con la loro persistenza che le figure cristologiche dimostrano la fondamentale inconsistenza e le relative conseguenze tragiche della secolarizzazione di concetti religiosi da parte dei regimi totalitari."

  L'AUTORE – Franco Baldasso è direttore del programma di Italian Studies al Bard College di New York. Scrive su varie riviste ed è membro del comitato scientifico dell'Archivio della Memoria sulla Grande Guerra del Centro Studi "Piero Pieri" di Vittorio Veneto. È autore di "Il cerchio di gesso. Primo Levi narratore e testimone" (Bologna, 2007).

  INDICE DELL'OPERA - Introduzione. Malaparte, un incontro a lungo evitato - 1. «Un personnage qui s'appelle "je"» (L'immagine segreta della prigione - Sincerità e crudeltà - Testimonianza come performance) - 2. Spettri di un passato rivoluzionario (Capovolgere gli eroi - Scrivere con l'inchiostro bianco - Marx a Parigi) - 3. Una comprensione tragica della storia moderna (Memoria e tragedia - Guerra tecnologica e vita creaturale: Kaputt - Figure cristologiche del sacrificio: La pelle) - 4. Maschere. Riflessioni sul capro espiatorio (Cristo come vittima – Travestimenti - Bruno e Karin - Significato del sacrificio) - Conclusione. Le facciate delle chiese - Bibliografia - Indice dei nomi